Cirio, imperatore "d'accidente": contestato sul piano personale
Oscar Serra 16:52 Lunedì 11 Novembre 2024L'opposizione attacca la riorganizzazione della dirigenza regionale partorita dall'assessore Vignale. E il malcontento della maggioranza si manifesta nella mancanza del numero legale. Il M5s sbeffeggia il governatore: "Manca solo l'incoronazione"
Incarichi e poltrone alla corte dell’“imperatore” Alberto Cirio. È il Movimento 5 stelle a clonare il nuovo titolo per il presidente della Regione Piemonte – secondo mandato ottenuto a furor di popolo e lista personale seconda forza della coalizione – il quale “dopo gli otto consiglieri supplenti e i due sottosegretari, istituiti al termine della scorsa legislatura” ora “tenta di decidere vita, morte e miracoli del Piemonte mettendo mano anche alla struttura regionale”.
Sul disegno di legge 51, che si occupa della riorganizzazione della burocrazia regionale, i pentastellati hanno deciso di alzare le barricate e, dopo aver presentato 107 emendamenti ostruzionistici – sottoscritti da tutte le minoranze – hanno esultato di fronte alla caduta del numero legale in commissione Bilancio. Un provvedimento che ha fatto arricciare il naso anche a qualcuno dentro la corte dell’imperatore, a partire dalla sua vice Elena Chiorino. Il titolare della riforma è l’assessore Gian Luca Vignale, gran visir del governatore nei cinque anni passati, quando era a capo del suo gabinetto, e poi stratega della lista civica in campagna elettorale. La norma più controversa è quella che cancella il requisito dei cinque anni di responsabilità dirigenziale per ottenere la promozione a direttore. Una scelta ad carrieram? Qualche nuovo direttore da far entrare a corte? In molti lo sospettano. Inoltre non è passato inosservato il tentativo di approvare il ddl alla chetichella, quasi con un blitz, mentre ancora una volta salta la commissione Sanità e l’aula attende di discutere la variazione di bilancio.
Vignale ha detto che sebbene l’esperienza sia importante e non vi sia una contrarietà su una tempistica minima nel ruolo dirigenziale, il limite di cinque anni appare eccessivo. E poi l’assessore ha precisato, rispetto ai rilievi delle minoranze, che questo limite è presente solo per le professioni sanitarie. Al momento della votazione degli emendamenti, però, la maggioranza non aveva i numeri, in particolare per l’assenza degli esponenti leghisti. Tutto rimandato. Con buona pace dell’imperatore.


