Medici in sciopero, l'autunno caldo della sanità
Stefano Rizzi 16:39 Venerdì 15 Novembre 2024Confermata l'astensione dal lavoro di camici bianchi e infermieri per mercoledì 20. Previste pesanti ripercussioni (e altri ritardi) per i pazienti. Garantite solo le urgenze. Anaao ha già preparato il kit per lo scioperante
I disagi ci saranno, quanto pesanti per i pazienti lo si scoprirà soltanto mercoledì prossimo giorno in cui medici e infermieri incroceranno le braccia. “Lo sciopero è la forma più estrema di protesta che un sindacato ha a disposizione. E quando parliamo di uno sciopero che riguarda la sanità e che ha quindi inevitabilmente un impatto sui malati, astenersi per un giorno dal lavoro è a maggior ragione una decisione che non si prende a cuor leggero”, sostiene Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao-Assomed, il sindacato che insieme a Cimo-Fesmed e Nursing Up ha confermato nello scorse ore la protesta, annunciata da settimane. Pur avendo dichiarato lo stato di agitazione, per ora analoga conferma non è, al momento, arrivata dai sindacati dei medici di famiglia, Fimmg, Smi e Snami seppure segnali di una probabile astensione ci sono stati. Così come resta da scoprire l’atteggiamento delle altre sigle sindacali degli infermieri, oltre a Nursing Up.
Ma già le organizzazioni promotrici dell’astensione di 24 ore dal lavoro rappresentano un notevole numero di medici e infermieri, tanto da fa prevedere pesanti conseguenze a danno dei malati o di chi comunque ha bisogno di una visita, un accertamento, ma anche un intervento chirurgico pur non considerato urgente. Infatti solo le urgenze saranno garantite laddove la partecipazione allo sciopero dovesse presentarsi massiccia e impattante sulle prestazioni programmate. Come sempre in questi casi le Asl e le aziende ospedaliere sulla base dell’annunciata adesione o meno allo sciopero devono prevedere coperture adeguate dei servizi irrinunciabili. Questo vale per gli ospedali così come per i servizi ambulatoriali e, nel caso partecipino, anche per i medici di famiglia.
“Dinanzi allo stato in cui oggi versa non solo il servizio sanitario nazionale ma anche la professione e lo status di medici, dirigenti sanitari, specializzandi, infermieri e altri professionisti sanitari, è inevitabile dover alzare la voce e pretendere di essere ascoltati, perché è da noi che dipende la tutela della salute dei cittadini, e senza di noi è la salute dei cittadini ad essere a rischio”, aggiunge Di Silverio, in una nota congiunta con Guido Quici, presidente di Cimo-Fesmed, e Antonio De Palma che guida a livello nazionale Nursing Up.
Per i sindacati, “se i giovani professionisti scappano in massa all’estero, e si è costretti ad andare in capo al mondo per cercare colleghi disposti a prendere il loro posto nei nostri ospedali, è perché non sono più disposti ad accettare di lavorare in queste condizioni”. Una manifestazione quella in programma a Roma lo stesso giorno, preparata nei minimi dettagli. Basti ricordare che sul suo sito, Anaao-Assomed ha già inserito i manifesti e le locandine da scarica e stampare, ma anche i moduli con l’adesione allo sciopero da presentare alle Asl, fino al talloncino da spillare al bavero per i medici precettati.
Difficile, ad oggi, prevedere in maniere piuttosto precisa quale sarà l’adesione a livello nazionale e nelle singole regioni. In Piemonte oltre ai camici bianchi iscritti all’Anaao-Assomed e agli infermieri di Nursing Up guidato a livello regionale da Claudio Delli Carri, ad annunciare una massiccia partecipazione, anche con una nutrita rappresentanza al corteo romano è la Cimo-Fesmed.
“Siamo seriamente preoccupati sul futuro del nostro sistema sanitario nazionale – sostiene Sebastiano Cavalli, segretario regionale del sindacato – i tagli alla sanità previsti dal Governo mostrano una incoerenza enorme tra ciò che si dichiara e ciò che poi puntualmente, conti alla mano, si disattende. Il Piemonte ha gravi problemi di edilizia sanitaria, la coperta dei medici negli ospedali è ormai cortissima, questo comporta turni massacranti e lunghe liste d’attesa per gli utenti. In tutto questo i medici del nostro territorio che lasciano il servizio pubblico per andare nel privato crescono, così come aumentano i gettonisti. Non siamo più in grado di sopportare questa situazione”.



