Manfredi conquista il vertice Anci.
Lo Russo alla guida dei sindaci Pd
Oscar Serra 17:57 Domenica 17 Novembre 2024
Trovato l'accordo in vista dell'assemblea di mercoledì a Torino. Schlein impone il primo cittadino di Napoli e garantisce al collega un premio di consolazione: una delle vicepresidenze dell'associazione e un ruolo al Nazareno
L’accordo è stato trovato nelle ultime frenetiche call tra ieri sera e questa mattina. Sarà il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi il prossimo presidente dell’Anci; Stefano Lo Russo ha gettato la spugna ma non prima di aver opposto resistenza e non senza avere ottenuto in cambio un premio di consolazione. Al primo cittadino di Torino, che in questi giorni aveva chiamato a raccolta i colleghi del Nord, grazie all’asse con il milanese Giuseppe Sala, andrà una delle vicepresidenze dell’associazione dei Comuni e un ruolo nella segreteria di Elly Schlein, come coordinatore dei sindaci del Pd. Scongiurato il rischio di una conta fratricida nell'assemblea in programma proprio al Lingotto di Torino mercoledì 20 novembre.
Non è bastato a Lo Russo il sostegno di una parte dei municipi al di qua della linea gotica e neanche l’ultimo goffo endorsement del capo di Forza Italia Antonio Tajani per modificare una decisione che al Nazareno non è mai stata messa in discussione. Schlein voleva Manfredi perché molto più di altri può incarnare il nuovo corso dem e soprattutto uno dei pochi tentativi riusciti di un campo largo coeso e vincente. Senza tessera di partito, ma con le radici ben piantate nel campo progressista, l’ex rettore della Federico II è stato sin dall’inizio l’unico candidato della segretaria multigender e l’unico nome messo sul tavolo (nazionale) dal Pd.
Anche a costo di far saltare quella consuetudine che negli anni passati aveva imposto un’alternanza tra Nord e Sud. Dopo otto anni del sindaco di Bari Antonio Decaro, tra i sindaci di Lombardia, Veneto e Piemonte è iniziato a montare un certo malumore per l’indicazione data dal Nazareno nelle trattative con gli altri partiti e così una candidatura partita in sordina, come quella di Lo Russo, ha iniziato a prendere vigore. Anche grazie alle intemerate del collega Sala, il quale senza troppi giri di parole ha sollevato una sorta di “questione settentrionale”, peraltro puntando il dito contro l’eminenza grigia del Pd capitolino, Goffredo Bettini.
A portare avanti le trattative per conto di Schlein, in attesa del responso delle urne in Emilia-Romagna e Umbria, sono stati Igor Taruffi e Davide Baruffi, responsabile (dis)Organizzazione del Pd il primo ed Enti locali il secondo. Soci della premiata ditta Taruffi & Baruffi, specialista in sfracelli elettorali dopo i continui capitomboli alle regionali. Così Schlein, oltre a imporre il suo candidato, offre all’esterno l’immagine di un partito coeso che non si sfalda in abborracciate primarie tra delegati, ma anzi si presenta con una proposta unitaria. Quella della segretaria appunto, nella quale sempre di più convivono movimentismo e centralismo democratico.
Lo Russo, per contro, entrando nelle stanze del Nazareno ottiene un incarico nazionale e prova a blindare il suo secondo mandato, insidiato dall’ostilità di quella parte del partito più vicina a Schlein. Un compromesso molto simile a quello trovato otto anni fa tra Decaro e l’allora sindaco di Pesaro Matteo Ricci: anche in quel caso erano due sindaci dem a contendersi la leadership. La spuntò il primo cittadino di Bari, l’altro entrò nella segreteria di Matteo Renzi come coordinatore dei sindaci dem. Lo schema è più o meno lo stesso.


