POLITICA & SANITÀ

FdI tra calcolatrici e pallottolieri.
"Stanno a fa' casino" sui fondi Inail 

In Piemonte l'assessore alla Sanità, il meloniano Riboldi, emula la sua leader. Un accavallarsi di spiegazioni diverse sulle somme per pagare i progetti dei nuovi ospedali. Il dilemma sulla presenza o meno nel bilancio. Oggi l'audizione in commissione

Dalla calcolatrice al pallottoliere il passo è breve, ma pur sempre all’indietro. E l’inciampo in cui è incorsa Giorgia Meloni nel salotto di Bruno Vespa sulle cifre dei fondi per la sanità è mediaticamente senza pari rispetto al garbuglio in cui pare continuare a dibattersi Federico Riboldi, esponente di rango del suo partito proprio nel ruolo di assessore alla Sanità del Piemonte. 

“Ho fatto un casino”. La premier se l’era cavata, piuttosto bene, con un sorriso e quell’eloquente ammissione che oggi, anzi da un po’ di giorni, rimbalza nel clone piemontese del litigio con i numeri, senza tuttavia che il casino sia ammesso, lasciando che per ora venga contestato da altri, nella fattispecie l’opposizione.

La questione è quella, di cui abbiamo già dato riferito mercoledì scorso, che riguarda le somme necessarie per pagare i progetti dei futuri ospedali da realizzarsi da parte dell’Inail. La procedura per la realizzazione delle strutture ospedaliere da parte dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni su lavoro che poi li fornisce, mantenendone la proprietà salvo possibile riscatto, al servizio sanitario regionale ricevendo in corrispettivo un canone, prevede infatti che i progetti vengano affidati e pagati dall’azienda sanitaria o ospedaliera competente per il nuovo ospedale. Solo dopo la validazione, ovvero l’accettazione da parte dell’Inail, del progetto il costo di questo viene rimborsato dall’istituto alla Regione. 

Si tratta di cifre più che considerevoli che si aggirano attorno al 10 per cento del costo complessivo dell’opera. Somme che, una volta espletata la gara bandita dall’azienda sanitaria, devono uscire dalle casse dell’azienda stessa dove arrivano da quelle della Regione, più esattamente dal suo fondo sanitario. Evidente come questi soldi, pure tanti, debbano stare in un bilancio dal quale escono per pagare i progetti e nel quale rientreranno poi quando l’Inail li rimborserà.

Tutto chiaro, si direbbe. Macché. “Dove sono quei milioni se l’assessore sostiene che non debbano essere posti a bilancio, poiché vengono anticipati dall’Inail?” chiede la scorsa settimana il vicepresidente del consiglio regionale Domenico Ravetti del Pd, bloccando i lavori sulla variazione del bilancio regionale che riprenderanno solo dopo la risposta alla richiesta della presenza dell’assessore dinanzi alla commissione congiunte Sanità e Bilancio, prevista per stamane.

A quanto risulta i soldi per pagare i progetti a bilancio ci sono e stanno proprio nel bilancio della sanità piemontese. E sono pure specificate in atti. Un esempio? 10.594.443 euro all’Aso Santa Croce e Carle di Cuneo, stessa cifra per l’azienda ospedaliera di Alessandria. A conferma del sistema basato sull’anticipo dei fondi da parte della Regione e successivo rimborso dell’Inail, negli atti della stessa Regione si precisa che “le aziende sanitarie beneficiarie dei contributi finalizzati alla progettazione di nuove strutture ospedaliere, a seguito del rimborso delle spese tecniche sostenute per la predisposizione della progettazione da parte dell’ente che da corso alla realizzazione dell’investimento sono tenute a versare alla Regione una somma pari all’importo ricevuto”. 

Quindi dov’è l’assenza di quelle cifre dal bilancio? Dov’è l’anticipo dell’Inail che renderebbe inutile l’iscrizione delle poste? Il pallottoliere sobbalza, a rimettere in fila le palle, pardon le palline, qualche giorno dopo ci pensa il presidente della Regione che in alcune dichiarazioni alla stampa spiega che le risorse trovan copertura nei fondi già stanziati per l’edilizia sanitaria e nel fondo regionale a disposizione delle Asl per anticipare ciò che poi sarà loro rimborsato dall’Inail. “Senza arrivare a dire che il presidente smentisce il suo assessore – osserva Ravetti – siamo di fronte a due spiegazioni diverse, direi opposte”.

Ma non è finita qui. Alla vigilia dell’attesa audizione dinanzi alle commissioni congiunte, Riboldi confermando le “ampie rassicurazioni del ministro su un sistema virtuoso per la costruzione di nuovi ospedali che consente di limitare l’indebitamento delle Regioni” e sottolineando le modifiche del regolamento Inail “per favorire la realizzazione degli investimenti con canoni calmierati”, torna a ribadire che grazie alle risorse aggiuntive decise dall’istituto le risorse che transiteranno direttamente negli fatti investimenti sulle gare dalle aziende sanitarie, queste non dovranno essere messe a bilancio. Dunque, secondo questa ulteriore versione, i soldi della progettazione proverrebbero dall’aumento del fondo disposto dall’Inail. 

Fondo che, come noto, non significano soldi che l’Istituto eroga alla Regione, bensì destina alla realizzazione di nuovi ospedali per la cui costruzione sarà Inail stesso a bandire e affidare i lavori, “affittando” poi le strutture alle aziende sanitarie o ospedalieri, insomma alla Regione, in cambio di un canone i cui tassi di interesse non potranno superare una soglia definita e contenuta. Un sistema che, salvo alcune modifiche, è noto da tempo, compreso l’aspetto che riguarda i progetti e il loro pagamento che, invece, pare diventato più complicato del cubo di Rubik. Anche se a “far casino”, come dice la premier calcolatrice in mano, basta addirittura un pallottoliere.  

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