PASSATO & PRESENTE

Rinasce la Temperino, prima utilitaria del Novecento che fece rosicare Agnelli

Un marchio che appartiene a pieno titolo alla storia dell'auto torinese, quando la Fiat muoveva i suoi primi passi. A rilanciare la "vetturetta" è Garella (l'imprenditore che salvò la Lenci): in versione eco e totalmente elettrica

C’era una volta la Temperino, i pionieri dell’auto, una storia agli albori che come spesso accade suscitava entusiasmo e scetticismo. Molti scommettevano sul fallimento, “vuoi mica davvero sostituire le carrozze?”. E intanto, però, i motori a scoppio iniziavano a rombare per le strade sconnesse e si preparavano a trasformare proprio le carrozze in reperti da museo. Ed è a quella storia, in parte gloriosa, che si rifà quel brand scomparso cento anni fa e che oggi ritorna, clamorosamente, nella città che lo ha visto nascere e poi morire. La Temperino, appunto.

Un'officina nata nel 1907 dall'intuizione di quattro fratelli - Maurizio, Giacomo, Carlo e Secondo - diventata fabbrica e poi fallita prima ancora di diventare maggiorenne nel 1924, quando chiuse definitivamente i battenti lo stabilimento di corso Principe Oddone, nei pressi del Rondò della forca, laddove i criminali venivano ancora impiccati. Anni in cui le auto si costruivano per le corse e solo dopo sarebbero diventate quel bene di consumo che caratterizzò il miracolo economico. Alla Temperino si deve la nascita della prima utilitaria italiana, la 8/10 HP, presentata subito dopo la Prima guerra mondiale. Fu una vera rivoluzione: leggera, economica e versatile, con un motore bicilindrico a V da 20 cavalli e un peso di soli 300 chili. Una intuizione che, raccontano le cronache dell'epoca, fece salire fumi d'invidia a Giovanni Agnelli, il patriarca della celebre schiatta, allora ancora giovane intraprendente ma già determinato a fare le scarpe a chiunque si fosse messo di mezzo ai suoi piani.

Cento anni dopo, oggi, il celebre marchio torinese torna a nuova vita con la Eco-Vetturetta-Temperino, un quadriciclo elettrico pesante di categoria internazionale L7e, che unisce design, innovazione tecnologica e sostenibilità. Un nuovo progetto, guidato da Lazzaro Garella, amministratore unico e titolare del marchio, un tempo a capo della Lenci, la fabbrica delle bambole, ceduta all’inizio del nuovo millennio, rappresenta un omaggio a quegli anni lontani, a cavallo tra Ottocento e Novecento, in cui Torino viveva un grande fermento preindustriale che diede l’innesco a quello che passerà alla storia come il secolo ferrigno. Il nonno, Pilade Garella, durante la Seconda Guerra Mondiale sviluppò i celebri gassogeni Simplex, dispositivi che permettevano ai veicoli di utilizzare il gas di legna come carburante, senza modificare la struttura originaria. E Lenci è anche il nome di un allestimento del nuovo veicolo targato Temperino.

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