Profumo dà forfait, spunta Dardanello
11:49 Giovedì 10 Gennaio 2013 0Dopo il quasi certo rifiuto del ministro, gli uomini di Monti sono alla ricerca di esponenti di richiamo del mondo produttivo da inserire in lista. Spuntano i nomi del presidente di Unioncamere e Re dell'Aci. Entrano anche Monchiero e Baradello
Il pronunciamento definitivo avverrà solo nelle prossime ore, ma tutto lascia presagire un no di Francesco Profumo alla candidatura nella lista Monti, a meno che un intervento del premier in persona riesca a fargli cambiare idea. Al suo posto i centristi potrebbero puntare su Ferruccio Dardanello, classe 1944, un esponente non certo di primo pelo del mondo produttivo regionale ma che ancora detiene incarichi di prestigio (e potere) come la presidenza di Unioncamere nazionale e della Camera di commercio di Cuneo. Un nome che si affianca a quello di Giovanni Monchiero, ex direttore delle Molinette, tra i montezemoliani della prima ora, al quale sarebbe stata promessa la casella numero due alla Camera sul Piemonte 1, seguito dal dirigente del Comune di Torino (vicino alla Comunità di Sant'Egidio) Maurizio Baradello. Manca solo - si fa per dire - il capolista e i proconsoli piemontesi del premier stanno battendo a ogni porta alla ricerca di un imprenditore o esponente del mondo produttivo regionale: l'ultimo nome che è spuntato in queste ore è quello di Piergiorgio Re, liberale d'antan e storico presidente dell'Aci. Tessere di un mosaico che deve essere ancora composto.
Sono ore convulse con contatti frenetici ai massimi livelli e tutto può ancora essere stravolto. L’ex rettore del Politecnico è oggetto in questi frangenti di forti pressioni e si è chiuso nel più totale riserbo. Ieri, ha accolto a Roma una processione di emissari del Pd che con la scusa di sondare le sue intenzioni, in realtà sono stati latori di un messaggio volto a dissuadere il ministro dal prendere parte alla competizione elettorale. In verità, il rapporto con il partito democratico è ormai del tutto sfilacciato e l’improvviso voltafaccia di Pier Luigi Bersani - dopo che aveva assicurato un posto in lista ai due esponenti del Governo vicini al Pd, e cioè il titolare della sanità Renato Balduzzi e Profumo - ha fatto riaffiorare nei suoi pensieri l’amarezza provata un paio di anni fa al momento della scelta del candidato sindaco di Torino, quando venne bruciato sul fil di lana (e in malo modo) da Piero Fassino. Due episodi che hanno innalzato una cortina nei rapporti. Di converso, anche l’epilogo non troppo esaltante del governo e, soprattutto la composizione del cartello elettorale centrista, hanno provocato in Profumo molte perplessità. Soprattutto sulle prospettive che un suo approdo in Parlamento potrebbe avere. Per un uomo abituato all'adrenalina delle decisioni, di estrazione manageriale, avvezzo all'operatività, e che ha caratterizzato gli anni alla guida del Politecnico proprio per l’estremo attivismo e dinamismo, un posto a Palazzo Madama avrebbe il sapore di un buen retiro anticipato, un pensionamento dorato che lui, al momento, per anagrafe e temperamento, è intenzionato a rifiutare.


