Fratelli d'Egitto. Anzi, d'Egizio.
A Torino è scoppiato un idillio
16:25 Venerdì 22 Novembre 2024
Gli scontri tra Meloni e il vertice del Museo sono un lontano ricordo. Così i tentativi di cacciare Christillin ma soprattutto il direttore Greco sono andati a vuoto. Da Giuli a Mollicone è tutto un elogio. Con gran scorno dei capataz locali
Fratelli d’Egizio. Prima gli encomi del ministro del Minculpop Alessandro Giuli – modello di “gestione virtuosa imperniata sul felice partenariato tra pubblico e privato” – oggi gli elogi del presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone che ha definito la direzione un “esempio virtuoso di quanto sia vitale per il nostro sistema museale innovarsi, aggiornarsi e sfruttare le nuove tecnologie”. Insomma, non è scoppiata solo la pace tra Fratelli d’Italia e il vertice dell’Egizio, si tratta di un vero e proprio idillio.
Sembra trascorso un secolo, da quel venerdì 9 febbraio del 2018 quando una Giorgia Meloni “semplice” leader dell’allora piccolo partitino erede di An, a Torino per fare campagna elettorale protestava all’esterno del museo contro una iniziativa di marketing rivolta “a chi parla arabo”. Alla testa di un drappello di dirigenti – nelle foto compaiono gran parte dei captaz da Agostino Ghiglia a Roberto Ravello, da Paola Ambrogio ad Augusta Montaruli, sovrastati dalla mole di Guido Crosetto – la futura premier denunciava quello che ai suoi occhi era una forma di “razzismo al contrario” perché a svantaggio degli italiani. Meloni battibeccò anche con il direttore Christian Greco, scapicollato dai suoi uffici per spiegarle le ragioni dell’iniziativa.
La piazzata ebbe talmente successo che il video divenne presto virale, alimentando il clima ostile di FdI nei confronti dell’Egizio. Pochi giorni dopo, infatti, domenica 11 febbraio il partito diffuse un comunicato dal sapore intimidatorio: «Una volta al governo Fratelli d’Italia attuerà uno spoil system automatico per tutti i ruoli di nomina». Nel comunicato si faceva anche riferimento al direttore Greco con uno “stia tranquillo” che a molti sembrò minaccioso per il suo futuro all’interno dell’istituzione. E da chi era firmato il dispaccio? Da Federico Mollicone, all’epoca responsabile della comunicazione nazionale del partito. Nei mesi e anni successivi l’intendenza meloniana mise nel mirino la presidente Evelina Christillin ma ancor più Greco. Un’opera di sfiancamento culminata nel 2021con il tentativo di imporre nel cda della Fondazione che amministra dell’egittologo Francesco Tiradritti, con l’evidente obiettivo di ostacolare l’azione di Geco e costringerlo ad andarsene.
Ma se negli ultimi tempi il “nemico” storico in loco, l’assessore regionale Maurizio Marrone, pare aver abbassato i toni – complice anche il fatto di non essere riuscito a diventare titolare della Cultura nella giunta del Piemonte per l’opposizione del governatore Alberto Cirio – la svolta è arrivata con l’ascesa di Meloni a Palazzo Chigi ma soprattutto con il cambio di inquilino al Collegio Romano. Fosse rimasto Genny Sangiuliano è probabile che qualche frizione si sarebbe ancora registrata. Ora con il pifferaio Giuli si va d’amore e d’accordo. Con grande scorno dei camerati locali, un tantino frastornati. Confermata fino al 2028 Christillin, rinnovo certo per Greco.
Al contrordine si è immediatamente allineato il tronfio Mollicone, il Toninelli di Fratelli d’Italia. “Il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, che ho avuto l’onore di conoscere proprio qui a Torino nel maggio scorso, dice che nei musei fatti con passione e ben organizzati, a confortarci non è la vista degli oggetti che amiamo, ma l’eternità di cui facciamo esperienza visitandoli. Il Museo Egizio, in questo senso, rappresenta un patrimonio culturale essenziale per l’Italia e per il mondo intero”, ha esordito oggi in occasione dell’annullo filatelico del francobollo celebrativo del bicentenario del Museo Egizio. “Come avete avuto modo di ricordare in questi giorni il Museo Egizio di Torino è il più antico museo dedicato alla civiltà egizia, il secondo più grande al mondo dopo proprio quello del Cairo e rappresenta, come ha detto il ministro Giuli, un vero e proprio gioiello del nostro sistema museale”, ha proseguito il “gabbiano”, anche lui iscritto nella “mitica” sezione di Via delle Terme di Traiano 15A, fucina dell’attuale destra potentona.
“La vera forza della direzione del Museo Egizio non è solo la sua storia ma la sua attenzione al futuro, all’efficienza, alle nuove sfide della contemporaneità. Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato dell’arte della digitalizzazione nei diversi settori di competenza, l’audizione del direttore Greco ha rappresentato un esempio virtuoso di quanto sia vitale per il nostro sistema museale innovarsi, aggiornarsi e sfruttare le nuove tecnologie”, ha aggiunto plaudendo al “modello positivo di partenariato pubblico-privato, che da sempre sosteniamo”. Al termine di questo profluvio di complimenti è arrivata pure la decorazione: “il Presidente della Commissione Cultura della Camera ha consegnato un importante riconoscimento della Camera dei deputati al Direttore del Museo Egizio di Torino Christian Greco e a quello del Museo del Cairo Ali Abdelhalim Ali, per la celebrazione del bicentenario del Museo Egizio di Torino e per l’importanza della diplomazia culturale nell’ambito del Piano Mattei”, recita il comunicato maiuscole comprese.


