Pietre lanciate sui poliziotti? Askatasuna: "Gesti simbolici"
18:07 Martedì 03 Dicembre 2024Bonadonna, figura storica del centro sociale torinese si descrive come una mammoletta: "Non mi considero un violento. È a livello giornalistico che il dissenso viene interpretato come una forma di violenza". Lo vada a dire alle decine di agenti feriti
Lanciare le pietre alle forze dell’ordine? Non è violenza, piuttosto un gesto simbolico, “non sono dirette contro il singolo poliziotto o il singolo funzionario della Digos, tanto è vero che vengono gettate a parabola: sono solo uno dei gesti con cui diciamo siamo qui per disturbare i vostri lavori”. Lo ha detto oggi in tribunale a Torino, riferendosi alle azioni contro i cantieri della Tav in Valle di Susa, Andrea Bonadonna, uno degli imputati per associazione a delinquere nel maxi processo contro il centro sociale Askatasuna di cui è una delle figure più note, una sorta di capo, addirittura un ideologo. “Non mi considero un violento” ha sottolineato Bonadonna, precisando che a suo avviso “è a livello giornalistico che il dissenso viene interpretato come una forma di violenza”. Insomma, un novello Gandhi. Devono essere stati incidenti di percorso o parabole non ben calibrate i tre poliziotti feriti nell’agosto 2021, così come i 14 agenti finiti in ospedale un anno dopo. Altri cinque nel maggio del 2023, due nel giorno dell'Immacolata dello stesso anno. Non è violenza, è dissenso. Peccato che Askatasuna, che ha la sua base in un edificio occupato da oltre 30 anni, sia ritenuto la base logistica di innumerevoli azioni di guerriglia, esercitando una sorta di egemonia sulle frange antagoniste torinesi, prolungando ormai la sua azione anche oltre la cinta daziaria.
“Accettare il conflitto sociale come strumento di trasformazione dell’esistente – ha proseguito Bonadonna – significa ammettere che il conflitto possa darsi anche in forma di azioni considerate illegali. Accade, per esempio, quando i soggetti preposti a impedire un certo atto o una certa iniziativa si interpongono: ma fa parte della dinamica, della dialettica. Ed è così in tutto il mondo: in questi giorni lo vediamo nelle immagini che ci arrivano dalla Georgia, che ci mostrano polizia, idranti, manifestanti con il volto coperto o scoperto”. Rispondendo a una domanda dei giudici, Bonadonna ha affermato che, per quel che riguarda l’opposizione alla Tav, c’è stata violenza contro le cose, che ha definito “sabotaggio”, ma non contro le persone. Anche qui, le cronache raccontano cose diverse. Infine, Bonadonna ha respinto le etichette di “leader” e di “portavoce” di Askatasuna, perché “il movimento ha una dimensione collettiva, che prevale sull’individualità”. “Forse – ha concluso – un giorno saremo superati da un movimento capace di raggiungere dei risultati senza che volino le pietre. E io ne sarò felicissimo”.


