Eredità Agnelli, mossa di Margherita: "Acquisire nel civile gli atti penali"
14:54 Lunedì 09 Dicembre 2024Il legale della figlia dell'Avvocato chiede di poter utilizzare i risultati dell'attività investigativa sulla presunta frode fiscale nella causa sulla successione. L'iniziativa è piuttosto insidiosa e gli Elkann replicano: "Sono solo indagini preliminari"
Nuova udienza di oltre due ore questa mattina in tribunale a Torino nell’ambito della causa civile sull’eredità Agnelli. L’avvocato Dario Trevisan, legale di Margherita Agnelli, ha chiesto l’acquisizione nel giudizio civile dei riscontri provenienti dall’indagine penale in corso nel capoluogo nei confronti di John, Lapo, Ginevra Elkann e altri indagati nel procedimento, in particolare del commercialista Gianluca Ferrero, del notaio svizzero Urs Von Grunigen e del collega torinese Remo Morone. Il pomo della discordia tra Margherita e i figli è l’eredità di Gianni Agnelli. Alla base del contendere ci sono gli accordi stipulati a Ginevra nel 2004, dopo la morte dell’Avvocato, con i quali Margherita rinunciò alle partecipazioni nelle società di famiglia, comprese quelle della “cassaforte” Dicembre cedute alla madre, in cambio di beni per l’equivalente di un miliardo e 275 milioni di euro. Ma la figlia di Gianni ha poi disconosciuto quel patto, sostenendo che le erano state nascoste le reali dimensioni del patrimonio di famiglia. L’inchiesta penale della Procura torinese, partita da un esposto della stessa Margherita, vede indagati i fratelli Elkann per frode fiscale e truffa ai danni dello Stato.
Chiaro è l’obiettivo: poter utilizzare l’ampia documentazione e gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria in merito alla reale residenza della vedova di Agnelli e l’entità dei beni che si sospetta possano essere stati sottratti al fisco italiano e, quindi, alla successione. “Confidenti nell’accoglimento della nostra istanza di acquisizione documentale, attendiamo fiduciosi gli sviluppi di questo processo, ancor più certi delle nostre ragioni, in una vertenza che oggi è più mai aperta”, scrivono Trevisan e i suoi collaboratori, dopo che il giudice civile si è riservato sulla richiesta. “Siamo convinti – proseguono – che le prove raccolte che, ricordiamo, sono state già vagliate in diverse occasioni da giudici terzi (Gip, Tribunale del Riesame e Suprema Corte di Cassazione) certifichino in modo inequivocabile la fondatezza delle nostre ragioni, anche rispetto alla causa civile, con tutte le rilevantissime conseguenze che ciò comporta”.
Secondo i difensori di Margherita, sarebbe “stato comprovato, tra le varie circostanze, come Marella Caracciolo avesse residenza abituale in Italia e di come la stessa fosse intestataria di rilevanti patrimoni finanziari, detenuti all’estero, tramite trust, fondazioni e offshore”. Secondo i legali prova ne è “che gli stessi Elkann e il notaio, con gli altri indagati non hanno neppure ravvisato elementi per impugnare – dandovi acquiescenza – il decreto di sequestro preventivo per 74 milioni emesso nei loro confronti dal Giudice per le Indagini Preliminari sulla base di fatti rilevanti anche per la causa civile”. La giudice Nicoletta Aloj si è riservata la decisione.
Nel replicare alla controparte, i legali degli Elkann “ribadiscono la piena validità degli accordi, che sono agli atti della causa civile, stipulati tra Donna Marella e la figlia Margherita nel 2004. Grazie ad essi Margherita ha ricevuto un ingente patrimonio, rinunciando a ogni pretesa sia riguardo la successione del padre, sia a quella della madre”. Finora, contrariamente a quanto affermano Trevisan e collaboratori, “oggi nessun giudice penale si è espresso nel merito, ivi compreso sul tema della residenza di Donna Marella” e per questo “ancora una volta assistiamo, quindi, al tentativo di strumentalizzazione a proprio vantaggio di elementi acquisiti in fase delle indagini preliminari”.


