POLITICA & AMBIENTE

Nuovo inceneritore in Piemonte:
se vince Asti "brucia" Iren

Due le ipotesi sul tavolo: ampliamento dell'impianto di Torino (gestito da Trm) o un nuovo termovalorizzatore per cui si è già fatto avanti il sindaco Rasero. Lo Russo lo vuole ma non lo dice, Dal Fabbro all'erta. La decisione nel 2025

C’è tempo fino al 31 dicembre. Poi il Piemonte dovrà scegliere il sito per un nuovo impianto di incenerimento dei rifiuti. La legge affida all'Autorità regionale, presieduta da Paolo Foietta, l’onere della scelta al termine di una ricognizione preliminare. Ed è esattamente questa la fase nella quale ci troviamo, quella in cui le amministrazioni avanzano le proprie manifestazioni d’interesse. Due le proposte attualmente in campo: una prevede l’ampliamento dell’impianto di Torino, gestito da Trm, società controllata da Iren in cui ha una partecipazione di minoranza il Comune; un’altra strada porta invece ad Asti dove il sindaco Maurizio Rasero ha individuato l’area di Quarto per ospitare un nuovo termovalorizzatore.

Due soluzioni profondamente diverse: la prima prevede un intervento laddove un impianto già c’è da undici anni, l’altra invece imporrebbe la realizzazione di un inceneritore nuovo. Nel primo caso sarebbe la stessa Iren a farsi carico dei lavori per aumentare la capacità di smaltimento dell’attuale impianto, il secondo imporrebbe una gara a evidenza pubblica. Anche i tempi potrebbero essere differenti. Foietta al momento si limita a dire che “c’è ancora tempo per avanzare le proposte” e che l’autorità “sceglierà sulla base di tre parametri: sociale, economico-tariffario e ambientale-territoriale”.

In Piemonte ci sono 800mila tonnellate di rifiuti che necessitano di essere smaltite. L’impianto del Gerbido ne tratta poco meno di 600mila di cui 80mila sono rifiuti speciali di origine urbana. Non solo, lo stesso termovalorizzatore genera energia elettrica pari al fabbisogno di 182mila famiglie ed energia termica ceduta alla rete di teleriscaldamento che scalda 9.900 famiglie. Nell’ultimo anno ha inoltre avuto utili per 39 milioni che ha in gran parte distribuito ai propri soci. Iren ha predisposto un progetto per realizzare una quarta linea che assicurerebbe una capacità di ulteriori 250mila tonnellate all’anno che è il deficit individuato dalla legge regionale.

Quel che si sa è che a livello informale il sindaco di Torino Stefano Lo Russo avrebbe già manifestato la propria intenzione di procedere con Iren al Gerbido, la delibera che ha prodotto l’assessora all’Ambiente Chiara Foglietta è, però, un esercizio di vacuità, o una “supercazzola” come la definisce chi l’ha letta attentamente. Un documento che, contrariamente alle attese, non scioglie il nodo. La delibera, infatti, non fa altro che “prendere atto della richiesta di AR Piemonte” e di “rinviare l’espressione” di un parere “agli esiti della concertazione” tra gli enti del Consorzio di area vasta (Cav), per poi “demandare al presidente del Cav Torino l’invio ad AR Piemonte dell’esito della concertazione”. E chi è il presidente di Cav Torino? Lo Russo. Una prudenza bizantina dettata dal timore di entrare in urto con le frange ambientaliste della coalizione di centrosinistra che sostiene Lo Russo e in particolare con gli alleati di Avs. Il tutto nonostante da undici anni gli studi e i monitoraggi sull’aria in quel quartiere e sulle patologie sviluppate dai cittadini non abbiano mostrato alcuna anomalia.

Più lineare il percorso del primo cittadino di Asti, che rumors dalla città del Palio definiscono irritato con Iren per alcuni impegni disattesi. Rasero – tra i più influenti sindaci di Forza Italia – ha informato i colleghi della provincia e avanzato la sua proposta che a partire dai primi giorni del prossimo anno verrà vagliata.

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