Centrosinistra tra fisco e fiaschi: un esattore come "federatore"
16:00 Mercoledì 11 Dicembre 2024Si fanno sempre più insistenti le voci sulla "discesa in campo" di Ruffini, attuale direttore dell'Agenzia delle Entrate. Sarà lui il novello Prodi? Per qualcuno occorre prima costruire una "cosa" cattolico-centrista, tipo una Margherita 2.0
Federatore del campo progressista o del centro che verrà. Il nome di Ernesto Maria Ruffini circola con sempre più insistenza nei conciliaboli da Transatlantico. Al momento la suggestione sembra essere tutta giornalistica, sebbene accenda le speranze di mondi diversi, nel Partito democratico e fuori. A respingere le ricostruzioni è lo stesso Ruffini: “Nel leggere i giornali mi accorgo che siamo ormai troppo abituati ai talent show e alle nomination. Quasi ormai rassegnati all’idea di un Paese o di una democrazia che possa essere salvata da una persona o da un nome. Senza neanche aver chiara quale sia l’idea di Paese che abbiamo in mente”, sottolineava due sere fa, durante un convegno con padre Francesco Occhetta e Beppe Fioroni: “Ecco, questo modo di vedere e affrontare la realtà non appartiene alla mia cultura e nemmeno direi alla cultura e all’esperienza cattolica di cui oggi parliamo”.
A scandagliare fonti del Partito Democratico, tuttavia, non mancano gli scettici sulla possibilità che il cinquantacinquenne direttore dell’Agenzia delle Entrate possa mettersi al servizio della causa. “Un’idea senza né capo né coda”, dice un esponente dem di area riformista. Uno scetticismo che si fonda su due elementi. Il primo: difficile che Elly Schlein e Giuseppe Conte accettino di lasciare a terzi il compito di federare il centrosinistra. Il secondo: sebbene stimato da ampi settori dell’opposizione, dal Pd al a Italia Viva, Ruffini “non ci pensa proprio”, come ribadisce una fonte parlamentare a lui vicina. Non ci sarebbero le condizioni, insomma, per fare di Ruffini il nuovo Romano Prodi, il vecchio padre nobile dell’Ulivo che non perde occasione per legnare il centrosinistra e la leadership schleiniana. Diverso il caso se il compito fosse circoscritto a far nascere una “cosa” cattolico-centrista, Margherita 2.0, una formazione da innestare nel centrosinistra a trazione Pd: prospettiva, questa, che vedrebbe non sfavorevole la segretaria del Nazareno. Ma è un progetto a cui anche altri starebbero lavorando, da Matteo Renzi al leader della Cisl Luigi Sbarra. E poi c’è sempre l’incognita Paolo Gentiloni: l’ex premier e commissario Ue prima di tumularsi in una “riserva della Repubblica” potrebbe essere tentato di giocare ancora una partita politica. In più, s sta agitando parecchio il sindaco di Milano Beppe Sala, proiettato a fine mandato a ritagliarsi un ruolo nazionale. Chissà.
Ruffini è però un nome che gode di grande stima, anche nelle alte sfere, fin al Colle del Quirinale dove il presidente Sergio Mattarella osserva con benevolenza i movimenti del suo più giovane sodale e concittadino (il Capo dello Stato, tra l’altro, ha scritto la prefazione a un suo libro sulla Costituzione). In molti ricordano la vicinanza di Ruffini al Pd di epoca renziana e, prima ancora, il suo sostegno a Pippo Civati dopo la prima Leopolda e fino alle primarie del 2013, quando decise di sostenere proprio Renzi. Primarie, quelle del 2013, nelle quali Civati fu sostenuto da una giovane attivista Pd di nome Elly Schlein.
Gli estimatori maggiori, in ogni caso, si ritrovano fra i cattolici dentro e vicini al Pd. Un mondo da tempo al lavoro per darsi una maggiore rappresentanza e riconoscibilità anche all’esterno. Della “questione cattolica” si tornerà a parlare a breve, il 18 gennaio 2025, con l’iniziativa promossa dal senatore dem Graziano Delrio e alla quale parteciperanno esponenti cattolici come Silvia Costa e Pierluigi Castagnetti, oltre che reti e associazioni cattoliche. Proprio Delrio si sottrae al “gioco giornalistico sul federatore”, spiegando che “il primo punto dei prossimi mesi per le forze all’opposizione della destra al governo è trovare non un nome, ma una proposta credibile comune per aiutare le famiglie e i lavoratori e rilanciare l’Italia in Europa. Questo al di là di ogni nome compreso quello di Ruffini, che è una persona che stimo molto”.


