Inchiesta gettonisti, palla al prefetto. Precettazione per i Pronto Soccorso?
Stefano Rizzi 07:00 Giovedì 12 Dicembre 2024Ad Alessandria la coop accusata di intermediazione di manodopera minaccia di ritirare i medici. L'Asl paventa l'interruzione di pubblico servizio. Costano ma sono indispensabili. In Lombardia Forza Italia contro il pugno duro di Bertolaso: "Illiberale"
Da una parte l’accusa di intermediazione di manodopera, dall’altra il rischio concreto di vedere nel giro di pochi giorni quattro Pronto Soccorso, un reparto ospedaliero e due carceri restare senza medici. L’ennesimo problema e la confusione normativa sull’utilizzo dei gettonisti, in Piemonte assume i tratti definiti dell’emergenza, tanto che la palla dall’Asl e dalla Regione passa al prefetto, nel caso specifico quello di Alessandria.
È in questa provincia che si snoda e ancor più si annoda una vicenda facilmente destinata a ripetersi in altre regioni facendo emergere quello che potrebbe essere un cortocircuito tra organi dello Stato e diverse interpretazioni della legge, ma ancor prima prospettando l’allarmante scenario dei Pronto Soccorso senza medici. Ipotesi, va detto subito, che non può essere contemplata, ma che proprio per questo richiederà probabilmente un intervento, sostanzialmente, imperativo e chiaro del prefetto. A lui, o meglio a lei visto che si tratta di Alessandra Vinciguerra, si è rivolto con una lettera spedita per conoscenza anche alla Procura della Repubblica, il direttore generale dell’Asl Luigi Vercellino, prefigurando la concreta eventualità dell’interruzione di pubblico servizio dal primo gennaio nelle strutture sanitarie affidate alla cooperativa Kairos.
Tutto parte, infatti, da questa cooperativa che ha in appalto i servizi nei Pronto Soccorso di Novi Ligure, Acqui Terme, Ovada e Casale Monferrato, oltre a un reparto in quest’ultimo ospedale e nelle due case di reclusione alessandrine, sempre di competenza dell’Asl. A Kairos, come riportato per primo dallo Spiffero i carabinieri del Nucleo Tutela del Lavoro, che lo scorso luglio avevano effettuato un’ispezione nell’Asl disposta dall’Autorità nazionale anticorruzione, hanno comunicato l’avvio di un’azione penale per intermediazione di manodopera. Ipotesi di reato che la coop avrebbe potuto estinguere col pagamento di una sanzione stimata attorno ai 40mila euro. Soluzione rifiutata da Kairos, il cui presidente Antonio De Luca ha, invece, avvertito Asl e Regione che in assenza di atti che escludano la condotta contestata dai carabinieri interromperebbe i servizi.
Nel frattempo, ancor prima di questo ultimatum, il direttore dell’Asl sulla scorta dei rilievi ricevuti in seguito alla stessa ispezione aveva già inviato le sue controdeduzioni all’Anac, chiedendo anche di essere audito sulle procedure per l’affidamento tramite gara dei servizi alla cooperativa. Una decisione che, come scrive Vercellino al prefetto, “è stata l’ultima possibilità dopo aver vanamente esperito tutte le procedure ordinarie, dai concorsi alla mobilità, dal convenzionamento al bando per professionisti, per far fronte a una carenza di circa 250 medici”.
La carenza dei professionisti è una patologia del sistema sanitario che non lascia indenne alcuna parte del Paese, così come ormai è altrettanto diffuso il ricorso ai gettonisti, nonostante le ripetute (soprattutto annunciate) strette da parte del ministro della Salute Orazio Schillaci. Costi decisamente più elevati, non rari casi di professionisti inadeguati, ma anche l’inevitabile fare di necessità virtù, pur se con qualche iniziativa anch’essa foriera di polemiche. È il caso che riguarda la Lombardia dove l’assessore alla Sanità Guido Bertolaso ha assunto una linea molto dura verso i gettonisti, “una vergogna della sanità pubblica” le parole dell’ex capo della Protezione Civile, anch’egli medico.
Una linea che ha suscitato la decisa reazione di Forza Italia, un fuoco amico verso Bertolaso le parole della deputata azzurra Enrica Mazzetti: "Senza i medici cosiddetti gettonisti la situazione della sanità italiana, già complessa, rischierebbe di precipitare, soprattutto nelle aree geografiche già disagiate. Vittime, ancorché risultati indispensabili per tamponare le falle, di attacchi ideologici sono professionisti qualificati che mettono a disposizione la propria esperienza, giustamente dietro compenso, con tasse e costi di assicurazione che gravano sugli autonomi”. Per la parlamentare forzista “suona strano che a fare certe accuse sia stato un esponente del centrodestra come Bertolaso, che in Lombardia ha saputo intervenire sul sistema sanitario, sempre in modo liberale. Privarsi in questo momento di questi medici sarebbe una scelta miope e controproducente. In un'ottica di più lungo periodo, non ha senso per un sistema sanitario, che deve rispondere alle esigenze di una popolazione che cambia, chiudersi e respingere i liberi professionisti o i privati in generale”.
Dalla Lombardia al Trentino dove in queste ore la politica si interroga di fronte al rischio di perdere proprio i gettonisti in seguito alla riduzione dei compensi. Intanto, sempre nel Nord Est, nel Padovano l’Ulss 6 deve ricorrere a questa tipologia di professionisti per fronteggiare la mancanza di 7 anestesisti. Casi che si moltiplicano da Nord a Sud, mentre quello del tutto aperto in Piemonte si presenta, se possibile, come il potenzialmente più grave, con la forte possibilità di prodursi in un effetto domino nel Paese. L’intermediazione di manodopera è stata contestata a Kairos per tutti gli appalti che ha in corso, ma la stessa accusa è stata mossa anche ad altre due coop che hanno già terminato gli incarichi affidati dall’Asl. E se quest’ultima ha applicato la normativa per gli affidamenti dei servizi, altri casi analoghi sarebbero pronti ad emergere.
Nelle riunioni con i vertici della sanità piemontese, quelli dell’Asl hanno concordato di rivolgersi all’autorità di Governo per scongiurare l’inaccettabile chiusura anche di un solo Pronto Soccorso. Il prefetto potrebbe precettare i gettonisti ponendo di fatto sotto una sorta di ombrello la condotta della cooperativa. Oppure la precettazione potrebbe essere richiesta dal prefetto al direttore generale dell’Asl nei confronti dei medici dipendenti che a quel punto dovrebbero essere trasferiti dai loro reparti ai Pronto Soccorso, concentrando gran parte dell’attività degli ospedali all’emergenza. In entrambi i casi si tratterebbe di soluzioni tampone di fronte a un problema che ne richiederebbe di ben altro tipo.



