LA SACRA FAMIGLIA

Dicembre glaciale per Elkann. Prossima mossa il sequestro?

Nella guerra sull'eredità Agnelli, Margherita continua a conquistare terreno. Ora con le carte dell'inchiesta penale ha molte armi in più per far valere le sue ragioni. La "cassaforte" è cruciale, per questo i suoi legali potrebbero chiedere un intervento cautelativo

Dicembre piglia e non rende, recita un vecchio adagio. Ma non è al calendario che guarda con preoccupazione John Elkann quanto alla società semplice a cui fa capo tutto l’impero di famiglia: Exor, Stellantis, Ferrari, Juventus, Philips, il gruppo editoriale Gedi, The Economist. La convinzione, finora granitica, che la “cassaforte” sia blindata e il suo controllo ben saldo nelle mani dell’erede designato dal nonno, inizia a scricchiolare. Soprattutto dopo i recenti sviluppi giudiziari. Secondo molte autorevoli fonti, infatti, gli assetti attuali, conseguenti dell’accordo transattivo del 18 febbraio 2004, firmato a Ginevra da sua madre Margherita dopo la morte di Gianni Agnelli, potrebbero essere rimessi in discussione. La validità dell’atto con il quale la figlia dell’Avvocato rinunciò alle partecipazioni nelle società di famiglia – comprese quelle della “cassaforte” cedute alla madre, in cambio di beni per l’equivalente di 1 miliardo e 275 milioni di euro – è inscindibilmente legata alla veridicità della residenza svizzera di Marella Caracciolo. Se non altro, per il fatto che il patto successorio sottoscritto da Margherita sulla futura eredità della madre è vietato dalla legge italiana.

In tal senso, la decisione di martedì 10 dicembre della giudice Nicoletta Aloj di acquisire il fascicolo penale nel giudizio civile potrebbe non solo cambiare le sorti della querelle giudiziaria ma inevitabilmente porre le condizioni per mutare l’asse ereditario. In quelle carte sono contenute tutte le attività istruttorie svolte dalla Procura di Torino per stabilire se sono stati commessi reati fiscali, a partire dalla sottrazione di beni e dalla costruzione di una residenza fittizia di Marella. In proposito i pm pare non nutrano molti dubbi, anche sulla validità di documenti e su alcune grossolane contraffazioni. È un colpo da maestro, quello escogitato da Dario Trevisan, legale di Margherita Agnelli, dal 1981 sposata in seconde nozze con il conte di origini russe Serge de Pahlen e dal quale ha avuto altri 5 figli: allearsi con lo Stato cui peraltro demandare gran parte del lavoro investigativo.

Ora, se verrà accertato con una sentenza che Marella Caracciolo era residente in Italia dal 2010 fino alla data della sua morte è pacifico che la successione dovrà essere disciplinata dalla legge italiana. E poiché non sembra esserci un testamento valido in Italia della vedova dell’Avvocato, Margherita sarebbe l’unica erede legittima (e legittimaria) di sua madre. Di conseguenza a lei spetterebbe una quota pari al 50% dell’asse ereditario, costituito dai beni di proprietà alla data di decesso di Marella (23 febbraio 2019) oltre alla componente del “donatum”, cioè quanto in vita donato da sua madre. Ma se sui beni al massimo (si fa per dire) l’obiettivo è quello di scovarne il più possibile di quelli che lei ritiene le siano stati nascosti (spuntano come funghi conti esteri e depositi), è sul “donatum” che il terreno si fa pericoloso per il suo primogenito John.

Da quanto è dato sapere, nella serie di “regalie” compaiono: 100 milioni di euro donati al nipote in data 17 maggio 2004 con un’operazione su conti presso la banca Pictet di Ginevra; una quota pari al 12,69% del capitale sociale della Dicembre che, sommate a quelle “vendute” due giorni dopo e ad altre donate in precedenza, assegnano a John Elkann la maggioranza (60%) e il controllo della società; e ai fratelli Lapo e Ginevra il 20% ciascuno. Passaggi che hanno suscitato molti interrogativi e che neppure le perizie avrebbero finora chiarito. La controversia è soprattutto sulla validità della vendita del 41,29% da parte di Marella. Potrebbe essere dichiarata nulla per mancanza dell’atto o del reale pagamento. Oppure considerata regolare ma “derubricata” a donazione visto che, secondo le indagini, a dare i soldi ai nipoti per acquistare le quote sarebbe stata la stessa nonna. I pm avrebbero accertato che Lapo e Ginevra in quel momento non avevano disponibilità sufficienti per far fronte al pagamento che nel complesso ammontava a oltre 80 milioni di euro. In ogni caso, fanno notare due esperti di diritto successorio interpellati dallo Spiffero, quote consistenti attualmente in mano ai fratelli passerebbero nell’asse ereditario di Marella Agnelli e quindi alla figlia Margherita.

Quante? Dipende, ovviamente, dalle risultanze delle indagini e dalle conseguenti interpretazioni. Qualora a ricadere nell’asse ereditario di Marella finisse solo il 12,69%, quello “donato” al primogenito John, con atto del notaio Ettore Morone del 24 febbraio 2003, su cui gravano forti sospetti di irregolarità, il nipote prediletto dell’Avvocato vedrebbe ridursi la quota al 47,31%, i due fratelli manterrebbero il loro 20% ma si troverebbero a fare i conti con la madre (con in mano quel 12,69%). Ben peggiore la prospettiva per John se, a seguito della dichiarata nullità degli accordi e dei patti successori, sua madre Margherita, a quel punto unica e legittima erede di Marella ereditasse il 53,98 della Dicembre: con il 46,02% delle quote nel portafoglio e con i due fratelli fuorigioco si troverebbe socio di minoranza e, di fatto, detronizzato.

Una battaglia, quella sulla Dicembre, che entrambe le parti intendono combattere strenuamente. Troppi soldi in ballo, troppi interessi, un tesoro in soldi, aziende, finanziarie, immobili, opere d’arte, oro e gioielli per un valore di svariate decine, forse centinaia di miliardi di euro. Ma su tutto l’impero si erge la Dicembre, cassaforte di beni attuali e dei destini futuri del casato. Ed è per questo che si fa sempre più insistente la voce che la prossima mossa dei legali di Margherita sarà la richiesta di sequestro “cautelativo e conservativo” della holding. Altro che una doccia gelata, una Dicembre glaciale per il povero Yaki.