SACRO & PROFANO

Repole benedice la svolta Stellantis: "Un cambio di rotta, spero positivo"

L'arcivescovo di Torino coglie segnali di novità nel corso post Tavares. La parola chiave è "fiducia nei gesti e nelle parole". E sferza la finanza che si mangia l'economia reale. I compensi dei manager non siano legati al depauperamento delle aziende

C’è qualcosa di nuovo oggi attorno a Stellantis. “Mi pare di avvertire che c’è stato un cambiamento, voglio sperare e credere che ci sia davvero un cambiamento di rotta che possa portare qualcosa di nuovo per la città, che sia un impegno a cambiare un trend che era di una certa sofferenza. Io mi sento di avere fiducia”. Dopo la svolta nei rapporti con il governo seguita all’uscita del ceo Carlos Tavares, a cogliere segnali di novità tali da far guardare con meno pessimismo di qualche mese fa al destino del gruppo automobilistico è l’arcivescovo di Torino Roberto Repole.

Nel tradizionale incontro di Natale con i giornalisti il neo cardinale ha insistito sulla necessità di recuperare il clima di fiducia “nei gesti e nelle parole, così come con fiducia dovremmo essere capaci, tutti i soggetti che possono essere coinvolti nel futuro di Torino, a lavorare perché questo cambiamento ci sia e sia per il bene della città”. In passato Repole ha chiesto più volte spiegazioni sui piani dell’ex Fiat per Torino, sollecitando addirittura un incontro con John Elkann. Dopo l’accordo sulle 1.500 uscite volontarie incentivate del marzo scorso aveva usato espressioni piuttosto nette: “La notizia di altri posti di lavoro in esubero nelle sedi torinesi di Stellantis, in particolare a Mirafiori, è purtroppo una doccia fredda per Torino in questi giorni che dovrebbero portarci alla festa e alla serenità della Pasqua. Torno a domandarmi e a domandare quali siano i veri progetti per Mirafiori: un eventuale piano di rilancio della produzione non è in contrasto con la continua riduzione dei posti di lavoro?”.

L’arcivescovo ha allargato il campo, invitando a leggere la vicenda Stellantis nel contesto in cui si muove l’economia globale: “Quello che è avvenuto continua a essere fonte di riflessione profonda su alcuni fenomeni grandi su cui il nostro Occidente capitalista dovrà decidersi, ad esempio sul fatto che ci sia una finanza che si mangi l’economia reale. Un conto è il lavoro, l’economia reale, altro conto sono le speculazioni finanziarie che possono addirittura danneggiare questa”. Magari non è immorale premiare i top manager con emolumenti stellari – come, tanto per restare in argomento, succedeva con Tavares che si portava a casa oltre 23 milioni di euro – ma gli stipendi andrebbero commisurati al loro reale contributo. “Credo che dovremmo arrivare nel futuro anche a considerare che se ci sono dei grandi dirigenti che portano a un depauperamento dell’economia reale, questo non possa significare per loro un premio. Ma ho davvero fiducia che stia cambiando qualcosa e credo che dovremmo coalizzare tutte le forze migliori perché, se qualcosa può cambiare davvero, non ci facciamo scappare l’occasione”, ha concluso l’arcivescovo di Torino, invitando a “non fare recriminazioni sul passato ma a pensare al presente e al futuro con fiducia”.

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