Riformisti, cattodem e liberal. Pd, parte l'assedio a Schlein
Oscar Serra 07:00 Sabato 18 Gennaio 2025Sulla Milano-Roma (con uscita a Orvieto) le kermesse di Comunità democratica, Energia popolare e Libertà Eguale. Bonaccini riaccende la corrente, Prodi "benedice" e indica la via. Ora Elly dovrà fare i conti con i tanti orfani di Renzi
“Non basta dirci contro, bisogna avere un progetto per il Paese”. Ridotta all’essenza, questa forse può essere la rappresentazione più fedele del concetto di riformismo e non è un caso che a pronunciarla sia Stefano Bonaccini, emblema – suo malgrado – di quell’area relegata a minoranza nel Partito democratico di Elly Schlein e che ora prova a ritagliarsi uno spazio. Ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’europarlamentare e presidente del Pd ha spiegato come “l’alternativa” sia “cosa diversa che dirci contro la destra”. Insomma, non basta dire “che si è contro il governo, devi spiegare sempre qual è la proposta alternativa”. Un ragionamento di buon senso dietro il quale c’è chi scorge una stilettata alla segretaria, particolarmente abile nel fischiare i falli dell’esecutivo e in particolare di Giorgia Meloni, meno a indicare un’altra strada possibile. Dalla politica estera alla giustizia, dalla guerra in Ucraina alle politiche ambientali la “proposta alternativa” del Pd è sempre stata piuttosto fumosa, non foss’altro per il rischio di entrare in rotta di collisione con gli alleati di Avs e i potenziali sodali del Movimento 5 stelle.
Su questo la componente riformista ha finora privilegiato un atteggiamento “responsabile” nei confronti della leader multigender, ma l’assenza di elezioni di qui a un anno potrebbe aprire un vero dibattito all’interno di un Pd rivitalizzato dai recenti successi in Emilia-Romagna e Umbria e scosso dalla discesa in campo di Ernesto Maria Ruffini, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate che ora si è messo in testa di federare il centrosinistra, sfruttando una rete di relazioni tutt’altro che ininfluenti e che siestende fin sul colle del Quirinale.
Questa mattina a Milano (Palazzo Lombardia) va in scena la kermesse di Comunità democratica, la corrente cattolica guidata dall’ex ministro Graziano Delrio e che può contare su Pierluigi Castagnetti – ultimo segretario del Ppi – e Romano Prodi nei panni dei padri nobili. Dal Piemonte arriveranno l’ex parlamentare Stefano Lepri, con la consigliera regionale Monica Canalis, mentre è attesissimo l’intervento di Ruffini previsto a metà mattinata. Anche Prodi indica a suo modo la strada: “Se si vuol vincere le elezioni c’è bisogno della sinistra e di una parte che va al centro”. La data scelta non è casuale: voluto, infatti, il richiamo al 18 gennaio 1919 quando a Roma don Luigi Sturzo fondò il Partito popolare italiano, che di fatto rappresentò per i cattolici italiani il ritorno organizzato alla vita politica. Un voler sottolineare, quindi, come a più di 100 anni di distanza, serva un nuovo impegno, dopo i tentativi non riusciti - al centro - dal Terzo polo di Carlo Calenda (ieri a Torino) e Matteo Renzi.
A sentire Prodi si tratta di momenti di apertura che non possono che far bene, al Pd e non solo. “Sono due anni che il centrosinistra è sostanzialmente muto ed è ora di ricominciare a discutere sul futuro. La democrazia comincia dal dialogo, comincia dalla base. Penso che questo processo democratico dia vitalità ai riformisti”, spiega, invitando i suoi a “cominciare a parlare di programmi. È il momento giusto perché la gente comincia a essere stanca del Governo”. Ma questo centro deve ricostruirsi dentro o fuori il Pd? la domanda. “Questo si vedrà – risponde Prodi –. So che il Pd è l’ancora di questo movimento ma non basta”. Diversa la posizione di Delrio che al momento esclude un percorso al di fuori del partito.
Contestualmente Bonaccini farà capolino a Vercelli, nella sala polifunzionale dell’Istituto Sacro Cuore, in un’iniziativa del partito locale, mentre a Orvieto nel weekend si svolgerà l’assemblea di Libertà Eguale, i liberali del Pd guidati da Stefano Ceccanti e Giorgio Tonini. Tra i presenti un altro ex premier come Paolo Gentiloni mentre l’intervento conclusivo è affidato all’ex viceministro dell’Economia Enrico Morando. L’obiettivo, spiega proprio Morando, è “costruire occasioni per un coordinamento dei riformisti di centrosinistra, per aiutarli a definire una credibile visione e una realistica piattaforma per il governo del paese”. “Vogliamo cercare da un punto di vista liberale, riformista, di centrosinistra – gli fa eco Ceccanti – di riflettere su come aggiornare, in prospettiva delle prossime elezioni, una proposta che sia vincente per il Paese”.
Insomma, c’è fermento tra quelle componenti che un decennio fa Renzi riuscì a federare e che ora vagano nelle lande democratiche in cerca di un nuovo profeta. Dopo due anni di sostanziale adesione a Schlein, anche nei momenti più critici, quando inanellava una sconfitta dietro l’altra dall’Abruzzo alla Basilicata, e la base dei riformisti brontolava peggio di una pentola di fagioli: “Stefano, devi prendere l’iniziativa”, “Stefano, ci stanno mettendo all’angolo”. Anche le voci di un possibile asse tra Dario Nardella, Roberto Speranza e Dario Franceschini devono aver convinto l’ex governatore a tornare sulla scena. E così dopo la grande kermesse del 30 novembre a Roma in cui ha chiesto primarie per la scelta dei prossimi parlamentari (un modo per tranquillizzare la sua classe dirigente più che gli elettori riformisti) il 7 ottobre tornerà ad attaccare la corrente di Energia Popolare per un’assemblea organizzativa con tutti i referenti locali. Il cammino è iniziato, ci vorrà un anno per capire quale sarà l’approdo.


