MULTIUTILITY

Iren rinnova patto e vertici, triunvirato verso la conferma

Dopo aver cambiato tre amministratori delegati in tre anni, ora l'azienda cerca un po' di stabilità. Dal Fabbro, Bufo e Ferretti resteranno ai loro posti. Mercati preoccupati per l'invadenza dei soci: è il momento di scelte strategiche non di campanilismi

Nel solco della stabilità. Dopo le turbolenze che hanno attraversato Iren negli ultimi tre anni, con le dimissioni del primo amministratore delegato Gianni Armani, l’arresto del secondo Paolo Emilio Signorini e la scelta di Gianluca Bufo a settembre, i soci pubblici sono intenzionati a confermare in blocco l’attuale triunvirato che governa il gruppo. Prima, tuttavia, ci sarà da rinnovare i patti parasociali. Al vertice dell’azienda la conferma è considerata scontata per Luca Dal Fabbro, che dalla sua ha il merito di aver tenuto il timone nei giorni di tempesta e portato a casa l’acquisizione di Egea evitando il temuto bagno di sangue; brucia invece aver perso l’appalto per la gestione del servizio idrico a Imperia, dove Iren s’è fatta bagnare il naso da Acea a dimostrazione di una concorrenza sempre più agguerrita anche all’interno dei territori tradizionali. Un’apertura di credito dei mercati è dimostrata dalla collocazione con successo del primo bond perpetuo da 500 milioni di euro, perfezionata la settimana scorsa. Buone notizie anche da Torino dov’è pressoché scontato il via libera all’ampliamento del termovalorizzatore del Gerbido che nel 2023 ha prodotto utili per quasi 40 milioni di euro.

Dal Fabbro è espressione del Comune di Torino e può vantare un rapporto consolidato in questi tre anni con il sindaco Stefano Lo Russo: non sarà come i suoi predecessori un presidente di campanello, giacché vedrà confermate le sue attuali deleghe a Comunicazione e Relazioni esterne, Internazionalizzazione, Affari pubblici e progetti strategici, Affari regolatori, Innovazione, Finanza, Rapporti con gli investitori e soprattutto la Mergers and acquisitions, che riguarda fusioni e acquisizioni, cioè le politiche strategiche del gruppo. Rispetto a predecessori come Armani o prima di lui Massimiliano Bianco, Bufo – espressione del primo azionista, il Comune di Genova – avrà un raggio d’azione più contenuto che prevede la supervisione sulle varie business unit (Ambiente, Energia, Mercato e Reti) e il controllo sulle direzioni Amministrazione, Finanzia ordinaria e controllo, Affari legali, Approvvigionamenti, Logistica e Servizi informativi. Resterà al suo posto, infine, anche il vicepresidente Moris Ferretti, indicato dai comuni emiliani guidati da Reggio Emilia, che potrà contare, tra le altre, sulla delicata responsabilità del Personale.

Un sistema che da una parte rappresenta forse l’unico compromesso possibile per la convivenza tra i soci, dall’altra ingessa una società nella quale manca una vera e propria guida e ogni passo deve essere oggetto di discussione e confronto sia dentro sia fuori il consiglio di amministrazione vista l’invadenza dei soci (basti pensare alle pressioni dell’allora sindaco di Genova Marco Bucci, oggi governatore della Liguria, per incrementare gli investimenti nella sua città a partire dal controverso impianto di Scarpino). Una cattiva governance che, secondo un analista consultato dallo Spiffero, “vale tra uno e due miliardi di capitalizzazione in Borsa”. Lo dimostra l'andamento del titolo che nell'ultimo anno ha visto un incremento del 9,4%, mentre Hera è cresciuta del 19%, A2a del 28% e Acea (che realizzerà il mega inceneritore di Roma) del 32%.

I prossimi tre anni saranno decisivi per il futuro della multiutility del Nord-Ovest in un mercato nel quale le concorrenti A2a, Hera, Acea e Ascopiave si stanno muovendo con disinvoltura scoprendo i loro piani a medio e lungo termine. Attraverso l’acquisizione del 90% di Duereti da E-distribuzione (gruppo Enel), con un’operazione da 1,2 miliardi, A2a rafforza sensibilmente la propria rete elettrica e sale a 2 milioni di contatori gestiti nelle province di Milano e Brescia. Mentre investe sull’elettrico, Renato Mazzoncini fa cassa con il gas e cede ad Ascopiave il cento per cento di un veicolo societario che sarà titolare degli asset gas nelle province di Brescia, Cremona, Bergamo, Pavia e Lodi. Intanto la romana Acea si sta concentrando sull’acqua come dimostra lo sforzo finanziario compiuto per entrare nel capitale sociale di Rivieracqua, che gestisce il servizio idrico nella provincia di Imperia con un contratto fino al 2042. In Primavera, infine, Italgas ha perfezionato l’acquisto di Acqua Campania dal Gruppo Veolia e, un mese fa, ha messo le mani su 2i Rete Gas (F2i) con una mega operazione da 5 miliardi.

In questo contesto Iren non può continuare a vivere alla giornata e probabilmente dovrà intraprendere politiche verticali, individuando asset strategici su cui investire e altri a cui rinunciare. Troppo piccola per fare tutto e bene in un mercato sempre più competitivo. Due anni fa fu sul punto di vendere una parte della filiera del gas ma poi si misero di mezzo i soci e non se ne fece nulla. La filiera dell’ambiente e le reti – in particolare quelle elettriche e dell’acqua – possono diventare settori strategici su cui far convergere investimenti per uscire dai territori tradizionali e competere a tutto campo con gli altri concorrenti. E intanto andrà tagliato qualche ramo secco.

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