POLITICA & GIUSTIZIA

Bilanci truccati per 7 anni, ore contate per Santanchè

Nelle motivazioni della sentenza di rinvio a giudizio pesanti accuse alla gestione delle società fondate e per lungo tempo amministrate dalla Pitonessa di Cuneo. Intanto nei Palazzi romani è scattato il countdown: Meloni la liquiderà al suo rientro da Washington

Le società Visibilia Editore spa e Visibilia Editrice srl hanno messo in atto “plurime condotte di falso in bilancio dal 2016 al 2023” e “altrettanti illeciti amministrativi” senza nemmeno conseguire “un profitto di rilevante entità” ma “al contrario aggravando “la rispettiva condizione economica”. Così la gup di Milano, Anna Magelli, nella sentenza di patteggiamento disposta venerdì a carico delle due aziende fondate dalla ministra del Turismo, Daniela Santanchè, rinviata a giudizio per false comunicazioni sociali con altre 15 persone e una società del gruppo editoriale-pubblicitario.

Proprio non aver “conseguito un profitto di rilevante entità” ha consentito di escludere dalle accuse dei pm Marina Gravina e Luigi Luzi una “aggravante”, si legge nelle 13 pagine del provvedimento con cui sono state condannate rispettivamente a 63.600 euro di multa e 15mila euro di confisca (Editore) e 30mila di sanzione e 10mila di confisca (Editrice). Entrambe avrebbero mostrato “assetti organizzativi, contabili, amministrativi” che “apparivano inadeguati” come la “gestione” affidata a “terzi” della “tesoreria”. “Lacune – scrive la gup – che hanno certamente consentito la commissione dei reati”. “Dagli atti” emerge come, in particolare la società quotata in borsa e oggi guidata dall’amministratore giudiziario Maurizio Irrera, si sia garantita la “prosecuzione dell’attività di impresa” nascondendo “le ingenti effettive perdite”, “evitando le necessarie ricapitalizzazioni” e riuscendo a “mantenere la quotazione” a Piazza Affari e i “rapporti bancari e finanziari”.

Oggi il Movimento 5 Stelle ha depositato una mozione di sfiducia nei confronti della ministra, mentre si fanno sempre più insistenti le voci di un suo prossimo esonero dall’incarico. “Rimarrò finché vuole Meloni” aveva detto a caldo la Pitonessa e sarà proprio la premier, riferiscono fonti interne a Fratelli d’Italia, a darle il benservito al suo rientro da Washington. Che il clima attorno alla signora Garnero da Cuneo non fosse dei migliori è testimoniato dal fatto che, a differenza dei casi analoghi, quando a finire nei guai è un esponente del partito della premier, non è partita la batteria di solidarietà di deputati e senatori. Una difesa d’ufficio era arrivata da Forza Italia, tramite Antonio Tajani, poi uno scarno comunicato della Lega: parole di circostanza servite più che altro come segnale per Giorgia Meloni, come a dire “noi non ci immischiamo”. Sarà proprio Giorgia Meloni a decidere il momento opportuno per staccare la spina alla Santanchè, cui non sono bastati neanche i buoni uffici e la sincera amicizia manifestata a più riprese dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Lui sì, ci sta provando fino allo stremo a salvare l’amica Daniela, con cui ha condiviso non solo la passione politica ma anche i momenti di svago, le vacanze insieme e qualche operazione immobiliare.

Probabile che, come nell’avvicendamento tra Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli, la premier scelga la strategia del blitz, soprattutto per evitare un “rimpasto” pericoloso per la stessa tenuta della maggioranza, rinviando le altre caselle rimaste vuolte, quelle dei due sottosegretari alla Cultura (Vittorio Sgarbi) e all’Università (Augusta Montaruli). Il nome che circola con più insistenza è quello di Gianluca Caramanna, deputato romano vicinissimo alle sorelle d’Italia, una laurea in economica del turismo, imprenditore nel settore alberghiero e consigliere politico del ministero fino a oggi di Santanchè.

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