Molinari: "Lega antifascista".
A Salvini fischiano le orecchie
Stefano Rizzi 16:08 Martedì 11 Febbraio 2025
Nel condannare lo sfregio alla Benedicta, dove nell'aprile del '44 vennero trucidati 154 partigiani, il capogruppo alla Camera ribadisce i valori fondativi del partito. Segnando la distanza dallo stesso segretario che a Madrid ha rinforzato l'alleanza con l'estrema destra
“La Lega si è ispirata sin dalla sua fondazione a valori di libertà, democrazia, antifascismo, autonomia”. Ma è proprio su quell’“antifascismo” che il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari pone un accento che pesa. Ancor più rispetto non solo ai distinguo cui spesso ricorrono gli alleati di Fratelli d’Italia, ma soprattutto nei confronti del sempre più stretto rapporto del suo segretario Matteo Salvini con l’estrema destra europea, per non dire di uno come Roberto Vannacci imperterrito ad ammiccare alla X Mas e a non dichiararsi antifascista.
Molinari quell’accento lo pone prendendo una durissima posizione di condanna per lo sfregio compiuto da ignoti al Sacrario della Benedicta, sull’Appennino piemontese in provincia di Alessandria dove tra il 6 e l’11 aprile del 1944 i nazifascisti trucidarono 154 partigiani e ne deportarono 190 nel campo di Mauthausen dal quale fecero ritorno solo il 35. Lì, su un segnale stradale, è comparsa una svastica tracciata con vernice nera. Ma lì, nella zona monumentale che ha visto la visita di Presidenti della Repubblica come Sandro Pertini nel 1984 e Carlo Azeglio Ciampi nel 2003, Molinari è presente ogni anno, ancor prima di diventare parlamentare, in occasione delle celebrazioni in ricordo di quella che è stata la più grande strage di partigiani negli anni della Resistenza. Dunque, non sorprende affatto la sua ferma condanna del gesto compiuto nel Giorno del Ricordo e a un paio di mesi dalle celebrazioni al Sacrario.
“Il Sacrario della Benedicta rappresenta un momento fondamentale della storia del nostro territorio e del nostro Paese, è un simbolo di memoria condivisa, e di valori su cui si fonda la nostra Repubblica. Imbrattarne la segnaletica con una svastica – scrive Molinari in una nota – è un oltraggio, un atto demenziale e irrispettoso che mi auguro possa essere punito adeguatamente. Soprattutto, è necessario far comprendere ad ogni generazione che il ricordo rispettoso del nostro passato è essenziale per poter vivere in maniera piena e consapevole il presente, e costruire il futuro”.
Insomma, mentre il leader nazionale della Lega e una parte, seppur minoritaria, di esso appare sempre meno vicina a quei valori che il capogruppo a Montecitorio ricorda e invoca anche come segretario della Lega nel suo Piemonte, le parole di quest’ultimo oltre al profondo significato di condanna non possono che risuonare – sia pure in una circostanza esecrabile – come segno di posizioni e sensibilità differenti all’interno della forza politica. Un partito il cui fondatore, Umberto Bossi, ha sempre rivendicato come profondamente antifascista e, quindi, lontana da partiti e movimenti come quelli con cui Salvini ha condiviso al summit di Madrid.


