Liste d'attesa, ecco il Piano Schillaci
Stefano Rizzi 07:00 Venerdì 14 Febbraio 2025Il ministro non cede alla richiesta delle Regioni di più tempo per adeguare i sistemi alla nuova piattaforma. Discussione ripresa ieri in commissione Salute della Conferenza. Si annunciano tempi non brevi per la sigla dell'intesa sul decreto - DOCUMENTO
Sembra un bizzarro paradosso, ma si gioca soprattutto proprio sui tempi la partita tra Governo e Regioni sul nuovo piano per ridurre le liste d’attesa. Il percorso verso la necessaria intesa sul documento predisposto dal ministero della Salute che va sotto l’acronimo di Pngla, ovvero Piano nazionale di governo delle liste d’attesa, si era incagliato lo scorso 18 dicembre quando in Conferenza delle Regioni era stato chiesto al ministero di avere a disposizione 120 giorni dalla pubblicazione del decreto per poter adeguare alla nuova piattaforma nazionale i loro sistemi informatici e tutte le altre procedure. Richiesta che, come si evince dall’ultima bozza della proposta di intesa che pubblichiamo e che porta la data di martedì scorso, non è stata accolta. Il Governo tiene il punto su 60 giorni, periodo che non poche Regioni considerano insufficiente per adeguarsi e che, quindi, rischia di non vedere l’intero sistema sanitario italiano pronto ad adottare nella sua interezza il piano.
Come attesta la discussione ripresa ieri in Conferenza delle Regioni è un confronto aperto e potenzialmente non privo di intoppi, dunque, quello tra Governo e Regioni sul piano per abbattere le liste d’attesa, parte sostanziale del decreto approvato in tutta fretta lo scorso anno a ridosso delle elezioni europee che, però, otto mesi dopo ancora attende di vedere messi a terra tutti i suoi effetti. I due mesi per mettersi al passo non sono, ovviamente, la sola né la principale disposizione contenuta nel testo al vaglio della commissione Salute della Conferenza delle Regioni, commissione guidata dal nuovo assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna Massimo Fabi e di cui è vicario il suo omologo piemontese Federico Riboldi. In base all’intesa le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, “assumono l’impegno che tutte le agende di prenotazione, comprese quelle della libera professione intramuraria, siano gestite dai Cup”.
Cosa prevede la nuova piattaforma? Monitoraggio delle attese per visite ed esami diagnostici in tempo reale; possibilità di confrontare i tempi tra strutture pubbliche e private accreditate; dashboard digitale per verificare i tempi medi di attesa per diverse prestazioni, come Tac, ecografie e visite specialistiche. Infine, regole più rigide per la sanità privata intramoenia: l’attività privata dei medici non potrà mai superare quella dedicata al Servizio Sanitario Nazionale.
Un provvedimento importante, questo, proprio per cercare di governare al meglio le prenotazioni evitando “dispersioni” e corsie preferenziali, ma anche per attuare quel controllo costante sui flussi delle richieste da parte dei pazienti e le risposte delle varie aziende sanitarie e ospedaliere. Proprio sulle agende, la loro tenuta e la loro più o meno completa messa a disposizione dei centri unici di prenotazione, da tempo si concentra l’attenzione. Non solo delle strutture regionali, ma anche dello stesso ministero attraverso ispezioni e controlli affidati ai Nas, in particolar modo orientati a verificare la corretta applicazione dell’intramoenia. Un’azione di controllo costante “ex ante” ed “ex post” demandato alle Regioni che, come nel caso del Piemonte, si stanno già attrezzando con sistemi di visualizzazione ed elaborazione dei dati in tempo reale, ma anche con lo sguardo occhiuto di Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali e dello stesso ministero il cui titolare Orazio Schillaci ha “richiamato” come esperto, proprio con questo ruolo, il da poco ex direttore della stessa Agenas, Domenico Mantoan.
Leggi qui il testo della bozza
Quarantotto pagine, tante ne conta il piano oggetto della bozza di intesa, in cui si va dall’analisi dei bisogni all’appropriatezza prescrittiva, dall’impiego più diffuso della telemedicina alla definizione di precisi ambiti geografici in cui le prestazioni, anche con il concorso del privato accreditato, devono essere garantite nei tempi stabiliti. Nel piano, inoltre, viene ribadito con chiarezza il divieto assoluto di chiudere o rendere non disponibili le agende, sia per le strutture pubbliche sia per quelle private accreditate. E in caso di inosservanza di questa disposizione le Regioni saranno chiamate a risponderne. Così come dovranno garantire, attraverso le aziende sanitarie, ai pazienti modalità alternative per ricevere le prestazioni nel caso in cui non possano essere assicurate nei tempi previsti al momento della prenotazione. Tutto ciò e molto altro è, al momento, una bozza che prima di essere tradotta in decreto dovrà avere il disco verde delle Regioni che ne stanno ancora discutendo. Difficile dire quando arriverà l’intesa su un testo definitivo che potrebbe, dunque, ancora cambiare.


