Liste d'attesa, primi indagati. Panico tra i direttori delle Asl
Stefano Rizzi 07:00 Sabato 15 Febbraio 2025Chiusa l'indagine in Abruzzo. Manager accusati di non aver applicato il piano per tutelare i pazienti dagli eccessivi ritardi. L'inchiesta dei Nas in tutto il Paese. In Piemonte applicate le norme, ma impossibile escludere qualche irregolarità
Tutte le aziende sanitarie e ospedaliere rispettano le norme per le riduzioni dei tempi di attesa? La risposta negativa l’aveva già data, poche settimane fa, il ministro della Salute Orazio Schillaci spiegando che un’Asl su 4 non ha fatto tutto quel che avrebbe dovuto per garantire ai pazienti visite ed esami nei tempi dovuti.
Il quadro tracciato da Schillaci era basato sui risultati della grande operazione condotta in tutto il Paese, tra ottobre e dicembre dello scorso anno, dai carabinieri del Nas, su disposizione dello stesso ministro. Un’operazione che, dopo aver scattato una fotografia dettagliata su carenze e inadempienze da Nord a Sud, ora sta portando ai primi provvedimenti giudiziari cui potrebbero seguirne altri.
A Pescara la Procura della Repubblica ha appena comunicato la chiusura dell’indagine che ha portato a indagare l’attuale direttore generale dell’Asl Vero Michitelli e il suo predecessore Vincenzo Ciamponi con l’ipotesi di reato di omissioni d’atti d’ufficio e falso. Per i magistrati i due manager “indebitamente rifiutavano il compimento di atti del loro ufficio che dovevano essere invece senza ritardo” e il riferimento è proprio alle norme previste per la riduzione dei tempi di attesa e le risposte alle richieste di cure da parte dei cittadini nei tempi previsti. Per l’accusa, infatti, l’attuale e il precedente direttore generale non avrebbero rispettato “l’obbligo, in caso di superamento dei tempi massimi di attesa, di predisporre le misure necessarie a garantire il servizio”.
Un passaggio importante, quest’ultimo, contenuto negli atti giudiziari, che potrebbe aprire la strada ad altri provvedimenti simili in diverse regioni dove da tempo vengono segnalati non solo tempi di attesa esageratamente lunghi, ma anche l’impossibilità per i pazienti di ottenere un’alternativa che non sia quella di mettere mano al portafogli e rivolgersi a strutture private o agli stessi medici ospedalieri, ma come liberi professionisti in regime di intramoenia.
E proprio l’intramoenia, in qualche modo lega l’Abruzzo dove è stata avviata e già conclusa la prima inchiesta in seguito agli accertamenti dei Nas con il Piemonte dove altre verifiche, al momento senza seguiti giudiziari, sono state compiute alla fine dello scorso anno. Se l’Asl di Pescara è finita nelle carte della Procura della Repubblica con l’accusa di non aver attuato misure per ridurre i tempi di attesa, nell’altra azienda sanitaria abruzzese quella di Lanciano Vasto Chieti, anch’essa oggetto di ripetute ispezioni, l’ancora per poco direttore Thomas Schael ha agito in maniera diversa, arrivando addirittura ad assumere quel provvedimento di sospensione temporanea e mirata dell’intramoenia che tante discussioni e reazioni ha già suscitato in Piemonte nell’ipotesi di una sua attuazione alla Città della Salute di Torino, dove Schael si insedierà il primo marzo quale commissario.
In Piemonte, come ribadiscono dagli uffici della direzione regionale della Sanità, almeno dal 2023 le aziende sanitarie e ospedaliere applicano il piano nazionale per il governo delle liste d’attesa, in acronimo Pngla. Non sarebbe quindi possibile attuare, come a Pescara, quelle liste “di galleggiamento” in cui inserire nomi di pazienti che non riescono a prenotare al Cup, senza poi dare loro una risposta con tempi certi. Resta, in ipotesi, la possibilità di casi dove singoli professionisti possano tenere una loro lista di pazienti pronti a inserirli in posti che si rendessero vuoti nelle agende. Lo stesso ministro, commentando gli esiti delle operazioni dei Nas, tra le irregolarità aveva citato anche quelle relative “alla gestione delle agende di prenotazione”, così come agli “accessi alle stesse agende di personale non autorizzato”.


