Crt, Poggi "ricuce" con la politica. Strappo nel centrodestra sul cda
07:00 Lunedì 24 Febbraio 2025In vista del rinnovo del board a Palazzo Perrone torna ad alzarsi la temperatura. Per alcuni consiglieri la presidente è troppo accondiscendente con Cirio e Lo Russo. Una fronda per sbarrare la strada a Ghigo e tirare la volata a Leo. Salgono le azioni di Lubatti
Lei ricuce e qualcun altro strappa. In Fondazione Crt siamo alle solite: appena all’orizzonte sembra intravedersi qualche raggio di luce, portando un po’ di sereno dopo il cataclisma che si è abbattuto nei mesi scorsi (e i cui effetti non sono ancora del tutto scongiurati), riparte la sarabanda casalinga. Convinti di avere ormai il peggio alle spalle e fiduciosi che la buriana giudiziaria alla fine non comprometterà l’attuale assetto, a scaldare gli animi dei consiglieri di indirizzo è l’imminente rinnovo del Cda dell’ente, scadenza su cui Anna Maria Poggi, la giurista ciellina ascesa meno di un anno fa alla presidenza, intende “saldare” i legami con le istituzioni. Nei piani della Penelope di Palazzo Perrone il nuovo board dovrà sancire la “ricucitura” dei rapporti con Comune di Torino, Regione Piemonte e Camera di Commercio, sanando così lo sgarbo che Stefano Lo Russo e Alberto Cirio ritengono di aver subito all’atto delle nomine del Cdi, quando nel gioco delle terne vennero esclusi proprio i candidati prediletti di sindaco e governatore.
Con la recente modifica dello Statuto il sistema delle terne è stato abolito per le designazioni delle istituzioni, sebbene non fosse una richiesta del Mef ma una precisa volontà di appeasement della neopresidente. E non è un caso che i primi nomi sul taccuino della Poggi siano proprio quelli di Enzo Ghigo, predecessore di Cirio in Regione, e di Gianfranco Morgando, ex segretario del Pd piemontese e padrino politico di Lo Russo. I due da “trombati eccellenti” potrebbero così rientrare dal portone principale di via XX Settembre assieme all’imprenditrice Cristina Di Bari, espressione della Camera di Commercio. Un posto verrebbe riservato in “quota Università” allo storico Vincenzo Ferrone, che la stessa Poggi ha voluto quale suo successore in Cdi e con il quale ha rapporti non solo accademici, fin dai tempi in cui entrambi sedevano nella fondazione cugina, la Compagnia di San Paolo. L’ultima poltrona sarebbe prenotata per Roberta Ceretto, della celebre schiatta di vignaioli, in rappresentanza delle province piemontesi (in questo caso Cuneo): designazione su cui ci sarebbe il gradimento di Guido Crosetto che, dopo aver piazzato la fedelissima Patrizia Polliotto alla segreteria generale, incrementerebbe la sua influenza nella fondazione, nonostante la dipartita traumatica dell’amico di lunga data, Fabrizio Palenzona. Sembra fuori gioco, nonostante le sue non nascoste ambizioni, Giuseppe Tardivo, altro cuneese e attuale coordinatore della commissione Università e Istruzione, che fu decisivo a decretare la sconfitta del suo conterraneo Giovanni Quaglia.
Tutto liscio, quindi? Mica tanto, a dar retta ai rumors. Intanto sul fronte del Comune sembra prendere piede la candidatura alternativa di Claudio Lubatti, ex assessore Pd della giunta Fassino poi trasmigrato sui lidi calendiani e ora battitore libero ma con un filo diretto con Lo Russo. Una designazione che però incontrerebbe qualche ostacolo in virtù della posizione professionale di Lubatti che da dirigente di Intesa Sanpaolo si troverebbe nel board di un socio della banca concorrente, Unicredit. Ma il nodo più ingarbugliato è quello relativo al nome da attribuire nel gradimento della Regione.
Il curriculum di Ghigo è ineccepibile e neppure la sua permanenza per lunghi periodi dell’anno in Liguria rappresenterebbe un impedimento. Quello che però farebbe storcere il naso a più d’uno sarebbe il suo legame “politico” diretto con Cirio: “O è un premio alla carriera, alla stregua di un cavalierato, oppure è l’attestazione di un asse politico, una sorta di cinghia di trasmissione”, spiega un consigliere. Una cosa è certa, quel clima di concordia e unanimismo che ha finora contrassegnato la presidenza Poggi sembra ormai svanito, lasciando spazio a sempre meno velate critiche soprattutto sulla eccessiva “sensibilità” (leggi accondiscendenza) della presidente verso la politica: “Cerca il consenso a tutti i costi, ma così facendo non solo si mostra debole ma indebolisce anche Crt”.
Certo, è perlomeno singolare che la parte che manifesta grande preoccupazione per una potenziale perdita di autonomia e chiede di allentare i legami con la politica individui in Giampiero Leo l’alfiere dell’indipendenza. Ricordate ciò che scrivemmo lo scorso settembre, riferendo di un piano per portare l’ex assessore superlativo al vertice della Crt? Tutto confermato dalle manovre in atto in questi giorni, osservate dal quarantesimo piano del grattacielo del Lingotto con malcelato disappunto. Intanto Leo si schermisce, assicura di essere “felicissimo” nel fare ciò che fa (ovvero una sorta di ministro della cultura dell’ente). Poi certo se glielo chiedessero, in perfetto stile democristiano, non potrebbe sottarsi.



