SANITÀ

Sanità, lo spettro del piano di rientro. Il Piemonte prepara le contromisure

Sfangato il 2024, i preventivi per l'anno in corso toccano un rosso da 700 milioni. Poco più di metà di quella cifra porta dritti verso il commissariamento. Il primo di aprile i conti all'analisi del Mef. La delibera con tutte le istruzioni (e disposizioni) per le Asl

O si corregge decisamente la rotta, oppure alla fine di quest’anno la sanità piemontese andrà dritta contro gli scogli dei conti in profondo rosso, aprendo una falla che potrà essere tappata solo con un lungo e, come giù provato in passato, penalizzante commissariamento. Insomma, se il 2024 lo si è riuscito a tamponare racimolando tutto il possibile, questi e i mesi a venire saranno cruciali per evitare il ritorno, dopo un decennio, a quel drastico piano di rientro che, tra tagli ai posti letto e blocco delle assunzioni, ha continuato a produrre i suoi pesanti effetti anche ben dopo la formale uscita della sanità del Piemonte dalle prescrizioni del ministero della Salute e, ancor più, del Mef.

PREVISIONI - Le proiezioni della gestione, soprattutto sul fronte di alcune voci di spesa, da parte delle aziende sanitarie e ospedaliere riferito all’anno appena trascorso non parrebbero lasciare dubbi circa il superamento, probabilmente in maniera abbondante, della soglia del 5% del disavanzo rispetto al fondo che per il Piemonte sarà di 9.488.035.636, passando a 9.535.276.339 nel 2026 e a 9.558.857.984 nel 2027. Non solo. A far tremare le vene dei polsi sono i bilanci preventivi presentati dalle Asl e dalle aziende ospedaliere lo scorso dicembre che, se si traducessero in fatti, porterebbero il disavanzo totale per il 2025 a circa 700 milioni, quasi il doppio dell’appena citata soglia per il commissariamento. 

Numeri che senza annunciati e dettagliati correttivi potrebbero già produrre un esito non auspicabile il prossimo primo di aprile. Non è, infatti, un “pesce” la convocazione della Regione al Mef in quella data proprio per analizzare i preconsuntivi del 2024, ma anche i previsionali dei bilanci delle aziende sanitarie per l’anno in corso. A quell’incontro i vertici della sanità arriveranno sì con i conti che, nel frattempo Asl Aso dovranno rivedere per quanto riguarda il 2025, ma anche con una delibera che per corposità nulla avrebbe da invidiare, nelle sue 186 pagine, al manuale di istruzioni per una macchina complessa. Del resto, tale è il sistema sanitario regionale nelle sue articolazioni e nelle sue quasi infinite voci di spesa.

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GETTONISTI - Una di queste voci di spesa, certamente tra le più eclatanti, si è discusso ancora ieri nell’incontro con i direttori generali delle aziende. Quei 115 milioni che hanno portato il Piemonte a conquistare il record nazionale di spesa per i gettonisti pesano certamente sui bilanci, ma anche sulla valutazione circa un uso e magari qualche abuso il cui costo oneroso ha gravato sul Piemonte più che sulle altre Regioni. Le motivazioni di un uso esteso, pur con evidenti eccezioni di alcune aziende, sono ovviamente le più disparate anche si riconducono tutte alla carenza di personale. Resta la domanda sulla mancata riduzione dei gettonisti nonostante circa 250 assunzioni di medici, ma anche questa sarà materia di affrontare con davanti quella sorta di prontuario che, nelle intenzioni della Regione, dovrà governare e guidare le scelte delle aziende e le periodiche verifiche da parte degli uffici del grattacielo. 

CONTROMISURE - Lo stesso titolo dell’atto varato dalla giunta di Alberto Cirio e con la firma dell’assessore Federico Riboldi è eloquente: “Programmazione delle risorse del servizio sanitario regionale 2025-2027. Indicazioni tecniche operative”. Indicazioni, ma anche prese d’atto di una situazione tutt’altro che semplice. “Il fabbisogno sanitario per far fronte ai percorsi assistenziali del paziente cronico-fragile, le esigenze connesse alla gestione post pandemia, al recupero delle liste e dei tempi di attesa e l’attuazione degli obiettivi e delle azioni del Pnrr fanno emergere – si legge nella delibera – diverse criticità, che rischiano di incidere in modo decisivo sulla capacità del sistema sanitario regionale di fronteggiare questa fase complessa. A queste difficoltà si aggiunge il quadro finanziario delineato dal disegno di legge di bilancio 2025 stabilendo che il fondo sanitario nazionale raggiungerà 136.533 milioni nel 2025, 140.532 milioni nel 2026 e 141.251 milioni nel 2027” destinando le risorse a precisi vincoli di spesa. 

Sembra un paradosso, intravvedendo lo spettro del piano di rientro, ma nello stesso atto della Regione viene sottolineato il vincolo del pareggio di bilancio. Un obiettivo che, appunto, di fronte a un’ipotesi di 700 milioni di disavanzo non può che apparire come un miraggio. E oggi tra miraggi e spettri, la sanità piemontese sembra vedere più probabile il concretizzarsi di quel che, per mille ragioni, si deve temere anziché ciò che sarebbe augurabile. 

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