POLITICA & SANITÀ

Sindacato di lotta e di cassaforte.
Medici dipendenti, addio Enpam

Il presidente Oliveti: "Se dovessero passare a libro paga delle Asl la cassa fallirà". Un forziere da 28 miliardi. La mappa egli investimenti in Italia e all'estero. Le strette relazioni con la Fimmg. Le vere ragioni del no alla riforma Schillaci

“Se i medici di famiglia passano alle dipendenze, l’Enpam fallisce”. Il re è nudo, vien da dire. E la regina di denari delle casse di previdenza, come ben si sapeva, non ha alcuna intenzione di perdere i gioielli di famiglia. Provocatoriamente o meno, alla fine è stata ammessa la vera e più potente ragione che muove il fronte, rappresentato dal sindacato dei camici bianchi Fimmg, contro l’annunciata riforma con cui il ministro della Salute Orazio Schillaci intende passare dall’attuale regime di convenzione con i medici di medicina generale alla loro dipendenza del servizio sanitario al pari dei colleghi ospedalieri.

La prefigurazione dello scenario “fallimentare” per la cassa di previdenza (giuridicamente una fondazione), anche se in realtà così non sarebbe visto lo spropositato patrimonio, è stata fatta nel corso dell’audizione in Parlamento dal presidente dell’Enpam stessa, Alberto Oliveti che per quel ruolo di vertice raggiunto nel 2012 riceve uno stipendio di oltre 50mila euro al mese. “A regime si correrebbe il rischio – ha spiegato davanti alla commissione parlamentare riferendosi al passaggio dei medici di famiglia alle dipendenze delle Asl – di perdere circa il 40% dei contributi che oggi valgono 1,8 miliardi cui circa 3,7 totali”. 

Altro che il rischio di privare i cittadini del rapporto col medico di famiglia, come paventa con toni allarmistici da Fimmg, stesso sindacato di cui in passato Oliveti è stato segretario nelle Marche e anche grazie al quale ora presiede quel Fort Knox che è l’Enpam. Certo ci sarà anche quell’eventualità che il principale sindacato ha ribadito con una martellante campagna fatta di intere pagine a pagamento sui giornali. Ma più del rapporto tra medici e pazienti, la riforma pare allarmare i suoi detrattori per il legame tra la cassa di previdenza e il suo smisurato patrimonio, continuamente alimentato dai contributi che il passaggio alle dipendenze dei professionisti ridurrebbe drasticamente.

Un patrimonio che supera i 28 miliardi, a fronte di oltre mezzo milioni di iscritti incominciando con i laureandi e finendo con i pensionati, diversificato su molteplici fronti in Italia e all’estero. Gli ultimi dati attestano che il 37,7 del tesoro di Enpam è investito in titoli di debito, il 12,3 in titoli di capitale, il 47% in fondi di investimento e lo 0,8 in polizze assicurative e l1,3% del patrimonio attiene ai depositi. Come si diceva gli investimenti non sono soltanto in Italia, dove resta solo il 47%, mentre il 15% è distribuito in Europa e ben il 23,9% negli Stati Uniti, con il restante 14,7% in altri Paesi. Dei 12,82 miliardi investiti in Italia, circa 3 sono in titoli di Stato. 

E non è certo finita qui l’attività finanziaria della fondazione con più di un legame con il principale sindacato dei medici, oggi strenuo oppositore di quella riforma che Oliveti associa al fallimento della cassa che oggi detiene circa il 5% di Banca d’Italia. La diversificazione degli investimenti dell’enorme patrimonio contempla inoltre 2,1 miliardi in azioni quotate in Italia, e la presenza spesso notevole nell’azionariato delle principali banche. In Intesa Sanpaolo ha lo 0,72%, l’1,99 in Bpm, l’1% in Mediobanca, 0,5% in Monte dei Paschi, 0,01% nella Popolare di Sondrio el’1% in Nexi. Oltre alle banche la cassa dei medici ha quote in PosteEnelEniEnav. Non certo tralasciato il settore immobiliare che vale circa 5 miliardi e annovera pure il prestigioso immobile della Rinascente di Milano.

Una gallina, anzi un allevamento di galline dalle uova d’oro da difendere ad ogni costo, anche con lo spauracchio della fine del rapporto fiduciario con il medico di famiglia – ipotesi peraltro ripetutamente esclusa dal ministro – e anche con manifestazioni in cui, non di rado accanto al sindacato si è schierato anche l’Ordine dei medici. E forse sarà solo una coincidenza la presenza nel collegio sindacale dell’Enpam di Filippo Anelli, da poco riconfermato alla presidenza della Fnomceo, la federazione nazionale degli Ordini dei medici, dopo essere stato per circa un ventennio ai vertici proprio della Fimmg, arrivando nel 2016 a ricoprirne la vicepresidenza. Altri sindacalisti, negli anni, sono stati negli organismi di gestione dei fondi e di altre attività della munifica cassa di previdenza. 

Tout se tient, direbbero i francesi non dimenticando che c’est l’argent qui fait la guerre. Compresa quella contro l’idea di far diventare i medici di famiglia dei dipendenti.

print_icon