La politica estera dei populisti
Giorgio Merlo 08:13 Giovedì 06 Marzo 2025
La politica estera, quasi sempre, è stata decisiva ai fini della stessa costruzione degli equilibri per la politica interna. Non è un caso, salvo nei frangenti dominati dall’antipolitica e dal populismo, che la politica interna non è nient’altro che la proiezione del progetto che ogni partito coltiva e persegue sulla politica estera.
Ora, è di tutta evidenza che viviamo una fase storica carica di incognite e densa di imprevedibilità. I fatti sono noti e sotto gli occhi di tutti. Ma è proprio in contesti difficili e complessi come nell’attuale stagione europea ed internazionale che la politica deve essere semplicemente protagonista. E con la politica i suoi strumenti costitutivi: e cioè, partiti veri, classe dirigente autorevole, strategia politica coerente e lungimirante. E in ultimo, ma non per ordine di importanza, coraggio e determinazione nel perseguire una linea politica. Insomma, viviamo in una fase dove gli unici che non possono e non devono essere protagonisti sono i partiti populisti, antipolitici e demagogici. Partiti dove prevalgono i disvalori dell’improvvisazione, del pressappochismo, della casualità o della “fantasia al potere”, per citare un vecchio ed antico slogan del passato. Purtroppo, nel nostro Paese, ma non solo nel nostro Paese, si tratta di categorie ben presenti e che, malgrado i ripetuti fallimenti politici e di governo quando sono stati messi alla prova, conservano un consenso significativo e da non sottovalutare. E non è un caso, del resto, che proprio in questi frangenti emerge – proprio sulla politica estera – una unità di fondo di tutte le forze populiste, demagogiche e sostanzialmente antipolitiche. Basti pensare a ciò che dicono tutti i giorni i 5 stelle di Conte e la Lega di Salvini. Posizioni che, però, vengono fatte proprie anche da partiti che non sono strutturalmente populisti ma che si fanno, comunque sia, condizionare dalle sirene e dalle tentazioni della deriva populista e demagogica. Basti pensare alla Schlein da un lato o a certi ambienti della destra dall’altro.
Ecco perché, adesso, è anche arrivato il momento per dire una semplice e persin banale verità. Seppur nel rispetto di tutte le opinioni. E cioè, la coerenza della strategia – seguendo la tradizionale vocazione euroatlantica del nostro Paese – sul versante della politica estera da un lato e il coraggio di emarginare tutte le pulsioni e tentazioni populiste e demagogiche dall’altro sono e restano i due principi basilari attorno ai quali l’Italia può ritornare ad essere protagonista nello scacchiere europeo ed internazionale. Un obiettivo che, grazie all’attivismo e alla coerenza sino ad oggi manifestati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, può e deve essere perseguito anche in un contesto molto difficile e in continua evoluzione.
Dopodiché saranno solo gli eventi concreti a dirci quali saranno il perimetro, il profilo e la natura delle prossime coalizioni che si recheranno al voto nel nostro paese. Una cosa sola è certa: la politica estera avrà di nuovo un rilevo centrale, se non addirittura decisivo, nella costruzione delle alleanze politiche e di governo. Perché non ci potranno più essere coalizioni credibili ed unite dove la strategia di politica estera si riduce ad essere una variabile indipendente ai fini del progetto complessivo dell’alleanza.


