RELAZIONI SINDACALI

Tutti zitti, i “compagni” licenziano

La Lega Nord attacca la sinistra sugli esuberi Fonsai, annunciati dal nuovo proprietario: la "rossa" Unipol. 2.200 posti a rischio, in gran parte della sede di Torino. Carossa: "Nessuno osa fiatare, mentre a noi danno continuamente lezioni"

Quando i “compagni” licenziano cala il silenzio. Non una protesta, un moto di indignazione da parte di sindacati e partiti, poche righe sui giornali. A denunciare lo “scandaloso” mutismo attorno ai 2.200 esuberi di Fonsai, annunciati da Unipol dopo che la “rossa”compagnia di assicurazioni ne ha acquisito la proprietà, è la Lega Nord piemontese. La fusione, infatti, avrà allarmanti ricadute occupazionali: i vertici aziendali hanno quantificato in 2.200 gli esuberi (con risparmi per 130 milioni di euro in tre anni) sugli 8.100 dipendenti attuali delle quattro società. Almeno una metà uscirà dal perimetro del gruppo in seguito alle dismissioni imposte dall’Antitrust: operazione che dovrebbe avvenire con la cessione di un ramo d’azienda attraverso il gruppo Milano Assicurazioni e riguardare soprattutto chi lavora nelle direzioni di Torino e Firenze. Per altri 900 è probabile che si proceda con uscite incentivate, mentre per i restanti 200 non vi sarebbero tutele.

 

«Questa vicenda degli esuberi annunciati da Unipol, tagli al personale che colpiranno soprattutto le sedi di Torino, è una vera vigliaccata – attacca Mario Carossa, capogruppo del Carroccio in Consiglio Regionale -. Ancora più scandaloso, però, è che quando sono i compagni a licenziare la gente, lavoratori, persone con una famiglia sulle spalle, stanno tutti zitti, va tutto bene e nessuno osa fiatare». Per il presidente della Lega a Palazzo Lascaris, ben diverso è il trattamento riservato, ancora in questi giorni, al governo regionale di centrodestra e ai suoi progetti di riorganizzazione della macchina amministrativa: «Quando una regione guidata dal centrodestra, come la nostra, osa iniziare anche solo a parlare di prepensionamenti per far fronte a debiti lasciati dalla sinistra, su quali pesano come un macigno i famosi derivati, scoppia il finimondo. Questa ipocrisia sulla pelle della gente è una vergogna».

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