RISIKO

Crt più lontana per l’esodato Ghigo

La bufera in Mps pregiudica seriamente le ambizioni del senatore pidiellino di sedersi al vertice di via XX Settembre. "Stop ai politici" nelle Fondazioni. Ma a mettersi di traverso ci sono anche questioni tutte interne al centrodestra e ai nuovi assetti

PENSIONATO Enzo Ghigo

C’è un Monte sul cammino di Enzo Ghigo verso via XX Settembre. La bufera che si è abbattuta su Rocca Salimbeni – in particolare per i suoi intrecci tra la gestione di Mps e la politica – rischia di stroncare le aspirazioni del senatore pidiellino che si vedeva ormai proiettato al vertice della Fondazione Crt. Fino a qualche settimana fa l’operazione sembrava cosa fatta: il centrosinistra, dopo l’ascesa di Sergio Chiamparino alla presidenza della Compagnia di San Paolo, non avrebbe potuto porre veti alla designazione dell’esponente berlusconiano al board della consorella. Non certo agitando lo spauracchio della Carta etica dell’Acri che, sebbene non ancora ratificata, impone un periodo di decantazione di almeno un anno ai politici in carica che intendono intraprendere una carriera nelle fondazioni. Tutto sembra ora congiurare contro Ghigo: lo scandalo senese, i mutati equilibri interni al centrodestra, le crescenti perplessità di qualche notabile che pure, in un primo momento, si era detto disponibile ad assecondare il piano. Il clima è cambiato, persino dalle parti di Fabrizio Palenzona – ras incontrastato in Crt (e non solo) e iniziale supporter di Ghigo – se un insider di Unicredit ammette allo Spiffero che le chances si sarebbero ridotte “al lumicino”.

 

Nel centrodestra, locale ma soprattutto nazionale, molti non hanno gradito contenuti e tempistica della lettera di commiato indirizzata a Berlusconi scritta dal coordinatore in carica alla vigilia di una campagna elettorale in cui la posta in gioco è la sopravvivenza stessa del Pdl. L’esplicita dichiarazione di voler abbandonare la politica attiva, che nelle intenzioni di Ghigo avrebbe dovuto rimuovere le residuali diffidenze sul suo profilo “spurio”, ha dato l’impressione di una diserzione dalle responsabilità. La convinzione che sia stata “suggerita” da qualche papavero del centrosinistra – che, infatti, si è dato un gran daffare a diffondere la notizia – non l’ha certo messo in una luce positiva. Inoltre, non è affatto scontato che il Pdl guidato da Enrico Costa ratifichi supinamente la decisione (del resto, mai assunta da un qualche organismo dirigente), almeno non prima di averla concordata con via dell’Umiltà e Palazzo Grazioli, stanze nelle quali l’ex coordinatore non gode di grandi estimatori. Anche perché Ghigo non è (più) l’unico pretendente: non disdegnerebbe l’incarico, ad esempio, Aldo Scarabosio, senatore non più ricandidato, e l’ex vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli, collocato in posizione difficilmente eleggibile. Entrambi storici sodali di Ghigo: ma quando in ballo c’è una poltrona prestigiosa anche le amicizie più consolidate vacillano. Per tacere dell’opposizione netta di un altro dei big del partito, Vito Bonsignore, bene introdotto negli ambienti della finanza e non proprio un principiante nel risiko bancario, che a voce alta ragiona più o meno in questi termini: “Non giova nemmeno alla sinistra sostenere figure deboli, non in grado di coprire politicamente l’altra parte”. E così, l’“esodato” Ghigo rischia seriamente di restare a casa.

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