Riboldi se ne va (a guidare Agenas). Cirio richiama Icardi alla Sanità
07:00 Martedì 01 Aprile 2025Meloni pronta a firmare la nomina. Acque agitate nel centrodestra. Prevedibili irritazioni del Doge Zaia dalla laguna. Placet della Lega che in cambio riavrà la delega più pesante. L'ex assessore leghista scalda i muscoli. E Schael ha in serbo un altro piano "spinoso"
Manca solo la firma di Giorgia Meloni, ma come si dice, la premier ha già la penna in mano. La nomina dell’assessore piemontese alla Sanità Federico Riboldi alla presidenza dell’Agenas è, praticatamene cosa fatta. Una partita giocata del più rigoroso silenzio quella che la Meloni ha affidato a un alto dirigente del ministero della Salute come il fedelissimo Donato Lacernia e che, visto il rilievo della poltrona al vertice dell’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali vacante da tempo, ha richiesto il non disinteressato placet degli alleati, Lega in primis che dalla vicenda potrebbe trarne rapidamente un diretto vantaggio proprio in terra allobroga.
Oltre a suonare come una dura risposta a tutti coloro che dall’opposizione hanno sempre attaccato l’assessore “fascio tutto io”, considerandolo una sorta di pesce fuor d’acqua nel tempestoso mare della sanità, la sua nomina scuote pure una gran parte della nomenclatura sanitaria nazionale a dir poco sorpresa dalla scelta, seppure con il viatico del ministro Orazio Schillaci i cui ottimi rapporti con Riboldi sono noti e da quest’ultimo palesati in ogni occasione.
Se per il centrodestra piemontese e in particolare per FdI questa decisione non può che risultare un notevole riconoscimento (anche eccessivo, osservano non pochi), la nomina di Riboldi apre la questione della sua rapida successione al vertice della sanità regionale che oggi vede il Piemonte trovarsi a vantare il primato dell’incarico più breve della storia.
Questione di poche settimane, poi l’inevitabile passaggio di testimone che, magari non dispiacerà a chi nello stesso partito di Riboldi vedeva il suo ruolo come possibile trampolino per una candidatura alla presidenza della Regione. E proprio nelle mani dell’attuale governatore la questione più spinosa di uno scorfano, ovvero trovare in fretta il nuovo assessore. Al quarantesimo piano del grattacielo, dove ovviamente sono tutti muti come pesci non concedendo il pur minimo segnale di conferma della notizia, la questione è nell’agenda riservata di Alberto Cirio da giorni, dopo scambi altrettanto riservati con Palazzo Chigi da cui era stato informato delle manovre in corso.
Come si diceva, la “promozione” di Riboldi ha in sé e dietro di sé trattative che riguardano lo stesso assetto dell’attuale giunta e nella prospettiva di futuri equilibri tra alleati nelle Regioni che andranno al voto, a partire dal Veneto il cui assessore Manuela Lanzarin sta “reggendo” ad interim proprio Agenas. Da qui quella che è più di un’ipotesi, ovvero la cessione da parte di FdI dell’assessorato con il ritorno della Sanità piemontese nelle mani della Lega.
Cirio dovrà tornare indietro nel tempo e ritrovarsi con Luigi Icardi a governare la sanità in acque non meno tempestose rispetto a quelle che aveva solcato nel quinquennio precedente? Più che probabile. Per nulla dispiaciuto di essere potuto tornare, dopo un lustro, a dedicare più tempo ai suoi tour in moto e all’amata pesca subacquea, l’ex assessore leghista sarebbe già stato allertato dal segretario regionale del suo partito Riccardo Molinari, tra i pochi messi a parte della questione.
Un ritorno in giunta, quello dell’attuale presidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris, che rafforzerebbe senz’altro la Lega anche se, pur abituato a nuotare tra squali e squaletti, Icardi si troverebbe in un mare di problemi, dalle liste d’attesa al 118, senza contare su quel che potrebbe arrivare dalla Città della Salute. Lì, pare che der Kommissar Thomas Schael, sempre più sotto tiro per il divieto a medici e infermieri di andare al bar in camice, stia lavorando alla proposta di un’Asl Unica per Torino con dentro la stessa struttura di corso Bramante, il Mauriziano e, ovviamente l’attuale azienda diretta da Carlo Picco. Das Backfischprojekt il nome sotto cui il manager tedesco avrebbe messo il file con il piano destinato a diventare un macigno in uno stagno.



