COMUNE DI TORINO

Trigesima per il nuovo city manager

La Sala Rossa "concede" 30 giorni a Fassino per trovare il successore di Vaciago. Dopo la scrematura dei 90 concorrenti, si salvano dieci candidature, quattro interne. Critici i grillini: "Si doveva mettere fine al rapporto, senza rinvii"

Trenta giorni di tempo per individuare il nuovo direttore generale. E’ questo l’indirizzo che il Consiglio comunale di Torino ha dato al sindaco Piero Fassino. La mozione presentata dal pidiellino Maurizio Marrone e ampiamente “emendata” dal capogruppo Pd Stefano Lo Russo non entra nel merito di una eventuale proroga - osteggiata da tutta la Sala Rossa - né tantomeno dell’opportunità o meno di assegnare al city manager il premio di produzione - che peraltro non è prerogativa  né del Consiglio né della Giunta - come richiesto nella versione originale del documento presentato dall’opposizione. Alla fine tutti esultano: il Pd rivendica il proprio ruolo di pungolo nei confronti della giunta e i berluscones fanno notare che «grazie alla nostra opposizione Fassino non potrà rinnovare l’incarico a Vaciago».

 

In realtà il sindaco non smentisce affatto la sua intenzione di prorogare il contratto del direttore generale, limitandosi a confermare la volontà di giungere a una decisione «il più in fretta possibile», ma mette le mani avanti e qualora la figura professionale individuata non potesse insediarsi in tempi brevi chiarisce: «Non posso lasciare l’amministrazione vuota e senza direzione». Intanto Fassino ha comunicato che in seguito a un’accurata scrematura, dei 90 curricula pervenuti a Palazzo Civico alla chiusura del bando, sono rimasti in lizza solo una decina di candidati, tra i quali figurano anche quattro elementi che già fanno parte della pianta organica di Palazzo Civico. Gli unici a non essere soddisfatti del voto in Sala Rossa sono i grillini Chiara Appendino e Vittorio Bertola, che dopo aver chiesto a Fassino «si liberi e ci liberi da questa persona» attaccano: «Il consiglio comunale oggi ha perso l’ennesima occasione di porre la parola fine al rapporto tra il Comune di Torino e Vaciago annacquando una mozione che invece chiedeva una presa di posizione netta e immediata, cioè di non rinnovare il contratto senza lasciar spazio ad alcuna forma di proroga».

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