SANITÀ

Schillaci striglia le Regioni: "Fare di più sulle liste d'attesa"

Altra dura lettera del ministro al presidente della Conferenza Fedriga. "Nessuna invasione di campo del Governo, solo tutela dei diritti dei cittadini". Il 27% delle Asl controllato dai Nas non rispetta la legge. Richiamo alla corretta gestione dell'intramoenia - DOCUMENTO

Toni sempre più duri sulla questione delle liste d’attesa in quello che ormai è un continuo scambio epistolare tra il ministro della Salute Orazio Schillaci e il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. Uno scontro, pur non dichiarato, che sembra confermare la distanza tra le rispettive posizioni senza lasciar presagire nulla di buono e, soprattutto, nulla di rapido per risolvere o, comunque, attenuare il problema maggiore del sistema sanitario italiano e più pesante per i cittadini.

Di ieri l’ultima lettera del ministro indirizzata a Fedriga, ma in sostanza a ciascuna Regione. Schillaci ribatte punto per punto i rilievi sollevati dalla Conferenza, incominciando dall’accusa di invasione di campo attribuita al Governo per quanto contenuto nel decreto sulle liste d’attesa. “Non rappresenta affatto un’invasione di competenze regionali – sostiene il ministro – bensì un intervento necessario a garantire un diritto costituzionale che, come dimostrato dalle ispezioni dei carabinieri del Nas, risulta compromesso per una significativa parte dei cittadini. La tutela della salute, prima ancora di essere materia concorrente, è diritto fondamentale che dobbiamo garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale”. Cosa che, come noto non avviene e non solo per differenze tra un territorio regionale e l’altro, ma anche all’interno degli stessi confini di una regione, come confermano per esempio le diverse tempistiche di attesa che in Piemonte variano da Asl ad Asl, anche in maniera eclatante. Lo stesso lavoro dei Nas, come ricorda Schillaci, “ha evidenziato una situazione allarmante con il 27% delle strutture ispezionale che presente irregolarità gravi, tra cui agende chiuse arbitrariamente e liste d’attesa gonfiate”.

Uno scenario che fa scrivere al ministro, rivolgendosi a Fedriga: “Concorderai con me che non possiamo continuare a rilevare problemi ex posto o attraverso il lavoro dei carabinieri o dei giornalisti”. Ricorda inoltre che il suo staff insieme ad Agenas “sta incontrando tutti i referenti regionali per ascoltare problematiche, ma anche per raccogliere casi positivi”.

Leggi qui la lettera del ministro

E proprio ieri l’altro per questo era a Roma il direttore regionale della sanità piemontese Antonino Sottile, nelle stesse ore in cui il commissario di Città della Salute di Torino Thomas Schael scopriva come nella più grande azienda ospedaliera del Piemonte molti locali e attrezzature dedicate all’intramoenia siano del tutto inutilizzate, ponendo pesantissimi interrogativi e probabili conseguenze anche penali su autorizzazioni rilasciate in passato e ancora in vigore – salvo quelle scadute e non rinnovate – ad esercitare la libera professione in studi privati proprio in ragione di mancanza di locali all’interno dell’azienda di corso Bramante. La stessa richiesta perentoria avanzata da alcuni sindacati dei medici per riconfermare le autorizzazioni sembra non tenere conto di quanto previsto e imposto dalla legge. 

Questioni che si sommano e si intrecciano a quelle che il ministro mette nero su bianco, scrivendo papale papale, a Fedriga perché ciascuna Regione intenda: “Vogliamo davvero continuare a tollerare che non ci sia un monitoraggio stringente in ogni azienda per garantire il corretto equilibrio tra l’attività istituzionale e quella libero professionale?”. In Piemonte c’è chi ha incominciato a farlo, scoprendo cose che per anni sono rimaste coperte, scatenando reazioni corporative. Le stesse che rischiano di risultare paradossali quando chi è sceso in piazza per difendere la sanità pubblica, ora intima alla stessa di autorizzare senza se e senza ma le visite a pagamento nelle strutture private. Anche se si dovrebbero e potrebbero fare in ospedale. 

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