SANITÀ

Sanità, in Piemonte sindrome tedesca. Schael scatena i privati (e agita la politica) 

Polemica al calor bianco dopo il mancato rinnovo delle convenzioni con le cliniche. Proteste e lamentele sono arrivate al 40esimo piano del grattacielo. Infastidisce anche la sovraesposizione mediatica del manager teutonico. Che procede come un panzer

Sindrome tedesca per la sanità piemontese. Ma, ormai, anche la politica né è tutt’altro che immune.  L’ultima disposizione assunta dal commissario della Città della Salute, il teutonico Thomas Schael con cui non vengono rinnovate le convenzioni con quattro cliniche private per i ricoveri e gli interventi in regime di intramoenia, rimandando tutto a una nuova gara, ha letteralmente mandato in fibrillazione i vertici dei grandi gruppi della sanità privata.

E in un più che prevedibile effetto domino, già incominciato con i precedenti e più o meno eclatanti provvedimenti di der Kommissar, una certa irritazione alimentata da non minore preoccupazione serpeggia al grattacielo del Lingotto. Il telefono del governatore Alberto Cirio pare che in questi giorni e, ancor più in queste ultime ore, abbia ricevuto numerose chiamate da illustri camici bianchi abituati a interloquire senza troppe mediazioni con il potere, così come dai vertici di importanti gruppi della sanità privata. Tutti a lamentarsi della condotta di Schael, il cui carattere e il cui modus operandi sempre rigidamente improntato al rispetto delle norme (forse troppo rigidamente) erano noti, accompagnandone la fama, ben prima che fosse stato chiamato a mettere ordine nella più grande azienda ospedaliera del Piemonte, peraltro al centro di un’eclatante e ancora aperta inchiesta della magistratura.

Lo sapeva benissimo lo stesso assessore alla sanità Federico Riboldi il quale ha sempre rivendicato la scelta,  pur osteggiata dal mondo accademico e da chi forse temeva quel che sta accadendo, di avere in corso Bramante il manager tedesco. Pure lui, Riboldi, secondo quel che ambienti a lui vicini lasciano intendere sarebbe in qualche modo infastidito dallo stile Schael, soprattutto da una sua sovraesposizione mediatica. E si sa quanto la politica sia sensibile a questo aspetto, figurarsi il soit disant (seppure dal sen sfuggito) “capo politico della sanità”.

E se le accuse mosse dalla Lega con il suo capogruppo a Palazzo Lascaris Fabrizio Ricca all’indirizzo del vertice di corso Bramante  può essere letto, insieme alla proposta del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari per un’estensione dell’intramoenia, come un concertato attacco su scala nazionale ai Fratelli d’Italia, altro significato potrebbe assumere il nervosismo che sembra ormai prevalere nel mondo politico. Nel coro delle lamentazioni non mancano neppure i sindacati, alcuni dei quali funanbolici nel passare dalle marce a favore della sanità pubblica alle intimazioni per salvaguardare privilegi e situazioni consolidate in quella privata. Non senza accendere ulteriormente in clima con scenari tanto apocalittici quanto improbabili. Basti il tambureggiare di questi giorni su medici pronti a passare immediatamente dall’intramoenia all’extramoenia, tacendo del fatto che questa scelta può essere fatta solo a fine anno a valere da quello successivo. Ma ormai tutto serve per confondere le acque e pure rapidissimi cambi di casacca in un gattopardesco auspicio che tutto cambi perché nulla cambi. 

Resta, certamente, quel modus operandi di Schael, sideralmente lontano da rituali sabaudi e andazzi non propriamente commendevoli. Metodo che, visto il contesto, potrebbe addirittura rischiare di finire vittima di se stesso, facendo passare in secondo piano, rispetto alle accuse e alle irritazioni di una politica sensibile a più di una lamentazione, gli stessi esiti di cui non v’è dubbio sulla loro necessità. 

Quattro le strutture che dal primo di maggio non potranno più svolgere attività di ricovero e cura facendo conto sui medici della Città della Salute in libera professione, ovvero la clinica Fornaca e la Sedes Sapientiae del gruppo Humanitas,  Pinna Pintor del Policlinico di Monza e la clinica Santa Caterina da Siena del Gruppo Villa Maria. La convenzione con la Città della Salute risale al 2019 e, di rinnovo in rinnovo è arrivata fino ad oggi, quando l’uso di spazi inutilizzati nel complesso ospedaliero di corso Bramante e nuove necessità rispetto alle prestazioni offerte potrebbero facilmente richiedere un aggiornamento.

Nella lettera inviata da Schael, oltre a fare riferimento a precise norme (richiamate peraltro dal ministro Schillaci nella lettera alle Regioni) non si escludono affatto nuove convenzioni, se le circostanze lo richiederanno. Ma tanto è bastato per fa alzare gli scudi da chi, probabilmente, dava per scontato l’ennesimo rinnovo. E non ha perso tempo a farsi sentire ai piani alti del grattacielo e della politica. Che, come si sa, è geneticamente sensibile a certi “anticorpi” e allergica a grane. Se poi lo si fa con il metodo Schael, la sindrome tedesca è l’inevitabile effetto collaterale. 

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