FIANCO DESTR

Chiarelli sempre più isolata in FdI.
Lei s'avvinghia a Cirio (la "cocca")

Terra bruciata attorno all'assessore a Sport, Turismo e Cultura della Regione Piemonte. A Novara Nastri e De Grandis prendono le distanze, in giunta non la amano. Il suo stile "caciarone" e divisivo. Voci di abboccamenti con Forza Italia

Tensioni in famiglia tra fratelli e sorelle d’Italia. Marina Chiarelli, assessore regionale allo Sport, finita nella bufera per la vicenda dei contributi elettorali irregolari - su cui pende ancora il giudizio della giunta per le elezioni di Palazzo Lascaris riguardo una possibile decadenza – naviga in acque sempre più tempestose all’interno del suo partito.

Quanto successo ieri a Novara rappresenta solo l’ultimo episodio di una serie di strappi: durante il suo intervento a Palazzo Natta, il vicesindaco Ivan De Grandis, anche lui esponente di Fratelli d’Italia e ritenuto fino a ieri (soprattutto dalla stessa Chiarelli) un suo fedelissimo, non solo l’ha criticata pubblicamente sulla gestione dei bandi sportivi, ma ha anche scelto di restare fuori dall’aula consiliare durante il suo discorso. Un segnale politico che non lascia spazio a interpretazioni. Le voci di corridoio raccontano di una progressiva presa di distanza anche da parte del suo padrino politico, il senatore Gaetano Nastri. Un abbandono che potrebbe rivelarsi fatale per le ambizioni della Chiarelli, che dopo aver vagheggiato una candidatura a sindaco della sua città alle prossime amministrative, pare abbia dirottato i suoi piani addirittura sul quarantesimo piano del grattacielo: “Se ci puntano la Chiorino e Riboldi non vedo perché non possa esserci anch’io tra i candidati alla presidenza della Regione”, avrebbe confessato nelle settimane scorse a più di un interlocutore, manifestando l’intenzione di mettersi di mezzo tra i due esponenti meloniani – i colleghi di giunta Elena Chiorino e Federico Riboldi – finora i più accreditati a ereditare la poltrona di Alberto Cirio.

Divisiva a Novara

A Novara è conosciuta come un soggetto particolarmente “divisivo”, al punto da essere considerata la principale responsabile degli screzi che hanno segnato il centrodestra locale, clima poi rasserenato solo dopo il suo trasferimento a Torino e il diktat impostole da Nastri di non occuparsi più delle vicende comunali. Raccontano che da quel momento in poi abbia iniziato a covare rancore e animosità, non più soltanto nei confronti degli storici rivali (il capo della Lega Massimo Giordano e il sindaco Alessandro Canelli) ma anche verso i vertici di FdI che lei accusa, senza mezzi termini, di connivenza politica, quando non di subalternità al sistema di potere leghista. Di certo, neppure in giunta si contano grandi estimatori, visto che viene spesso criticata per i suoi tratti eccessivamente informali (“una caciarona”, la liquida una collega) e per non seguire con la dovuta diligenza importanti dossier, rimbalzando figure di primo piano del mondo dello sport regionale (che, infatti, si lamentano).

Isolata a Torino

“Si è montata la testa”, sentenzia un esponente di FdI riferendo il fastidio di molti amministratori e dirigenti per i suoi modi spicci e per quelle sue entrate a effetto con codazzo al seguito “manco fosse la Meloni”. In un paio di anni è riuscita a farsi terra bruciata attorno, su tutte le sue deleghe: nel Turismo ormai scorrazza indisturbato Paolo Bongioanni, sulla Cultura detta la linea Maurizio Marrone, gli stakeholder dello Sport rimpiangono il suo predecessore Fabrizio Ricca. Non ha (grandi) sostenitori e a questo punto persino i fratelli le hanno girato le spalle.

Nonostante l'evidente isolamento, l’assessore sembra però mantenere un atteggiamento di incrollabile sicurezza, forte di quello che considera un rapporto privilegiato con il governatore. Ma anche questa certezza vacilla di fronte alle crescenti perplessità di molti osservatori che iniziano a dubitare sulla consistenza e durata di questo ipotetico appoggio (“Il Piemonte è pieno di vedove di Cirio”). A Palazzo Lascaris circola la voce di abboccamenti in corso con Forza Italia, indiscrezioni magari propalate ad arte ma che comunque alimentano sospetti e diffidenza. Le basterà ritenersi “la cocca di Cirio” per salvare la ghirba fino alla fine della legislatura? In via Alfieri e sotto la cupola di San Gaudenzio non ne sono affatto sicuri.