Interdittiva antimafia più soft, ma imprese sempre a rischio
Stefano Rizzi 07:00 Martedì 29 Aprile 2025Misure meno dure nel decreto sicurezza. Riguardano solo le persone e non le società. Costa (Forza Italia): "Servono provvedimenti più incisivi per evitare di condannare e morte le attività". Esposito: "Sono pessimista. Ancora troppa antimafia da salotto"
L’interdittiva antimafia per le imprese attenua i suoi effetti. Ma il passo compiuto dal Governo con il decreto sicurezza ora alle Camere è quello di una formica rispetto al peso di un elefante che si abbatte sulle attività economiche colpite da questo provvedimento, spesso basato su una semplice informativa e altrettanto spesso risultando poi immotivato. La versione della misura amministrativa, annunciata con eccessiva enfasi come morbida, riguarda soltanto le persone fisiche e, in sostanza, concede al prefetto la possibilità di attenuare alcune misure per garantire i mezzi di sostentamento al titolare dell’’impresa e alla sua famiglia.
Una possibilità, quella di far fronte alle minime necessità di sussistenza, che gli imprenditori colpiti da interdittiva fino ad oggi, non possono reclamare chiedendo al prefetto, ovvero colui che decide la misura di prevenzione, una rimodulazione delle prescrizioni e dei divieti. Che sono molti, tanti quanto basta in maniera sempre più frequente per condannare a fine certa l’attività economica o comunque segnarla in maniera pesante con tutte le conseguenze, a partire da quella sull’occupazione dei dipendenti fino agli effetti su un tessuto economico di un territorio.
Ma come osserva Enrico Costa, deputato di Forza Italia e riconosciuta espressione del più netto garantismo, “questo è un piccolo primo passo che, però, non incide sul cuore del problema, ovvero le imprese che sempre più frequentemente escono dalle misure di prevenzione ormai decotte e senza più alcun valore”.
Comiche finali
Decisamente più tranchant e meno fiducioso l’ex parlamentare del Pd Stefano Esposito che la questione dell’interdittiva la affrontò da componente della commissione antimafia prima e la conobbe sulla pelle dell’amico Giulio Muttoni nel corso della lunga inchiesta poi finita nel nulla, ma che nel frattempo aveva visto finire strozzata dall’interdittiva proprio la florida impresa di Muttoni. “Se questo è l’intervento del Governo su una questione così grave – dice Esposito – siamo alle comiche finali”. Per l’ex parlamentare “così com’è, la misura dell’interdittiva è una follia tutta italiana”.
Una follia che “dall’oggi al domani, senza alcun provvedimento giudiziario, senz’anche un’indagine, fa chiudere i rubinetti alle banche, bloccare trattative per nuove commesse, interrompere lavori” e, per riportare ancora il pensiero dell’azzurro Costa “far finire un’attività economica nelle mani di un amministratore che limitandosi alla più che ordinaria gestione non farà che condurre l’azienda più o meno grande verso un destino segnato, senza possibilità di ripresa”. Proprio oggi è prevista l’udienza del Tar sulla vicenda che vede al centro la Cogefa, la grande impresa di costruzioni impegnata nei lavori del tunnel del Colle di Tenda e 1200 lavoratori colpita da interdittiva antimafia nell’ottobre dello scorso anno e già passata da ben cinque provvedimenti tra sospensioni e ricorsi, senza che la vicenda veda ancora una conclusione certa.
Fratelli latitanti
Recentemente delle misure di prevenzione, tra cui l’interdittiva, si è discusso in un incontro promosso dall’associazione Nessuno Tocchi Caino. Oltre a Costa e ad altri parlamentari di Forza Italia, anche colleghi della Lega come Simonetta Matone, del Pd con Debora Serracchiani e di tutte le forze politiche. Unici assenti i Fratelli d’Italia. In quell’occasione è parsa profilarsi una possibile convergenza tra una parte della maggioranza e una dell’opposizione proprio sulla necessità di modificare, in maniera più pesante di quanto non faccia il decreto ora in Parlamento, le procedure per l’interdittiva. Un punto in comune ci sarebbe sull’opportunità di contemperare la necessità di un controllo sulla gestione dell’impresa con quella di lasciarla in mani esperte senza correre il rischio, ora di fatto quasi sempre concreto, di segnarne la fine. L’idea sarebbe quella di un amministratore di controllo o, comunque, una figura simile, senza estromettere totalmente la proprietà e il management. Dopo il primo passo da formica, si arriverà a compierne uno più deciso e lungo? “Sono molto pessimista – dice Esposito – Temo non cambierà nulla. C’è ancora troppa antimafia da salotto”.



