Il Governo manda in fumo la canapa. Regioni: cambiare il decreto sicurezza
14:12 Martedì 29 Aprile 2025La rivolta è capitana dall'assessore leghista del Veneto: "A rischio un settore che conta 3mila aziende con 30mila addetti, 500 milioni di fatturato e il 90% di export". Avvisate il pasdar Salvini. La questione sollevata anche in Consiglio regionale del Piemonte
“Tutti i rappresentanti delle Regioni si sono trovati a riconoscere all’unanimità che il Decreto Sicurezza mette in difficoltà il settore della canapa, che in Italia conta 3.000 aziende con 30.000 addetti, 500 milioni di fatturato e il 90% di export. Chiediamo perciò ufficialmente una revisione dell’articolo 18 del dl, che vieta la coltivazione della canapa anche a bassissimo contenuto di Thc”. È significativo che a capitare la rivolta delle Regioni sia l’assessore veneto all’Agricoltura, il leghista Federico Caner, che ha presieduto stamani la Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni, di cui è coordinatore. Non sfugge, infatti, che proprio Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega sia stato il più risoluto a chiedere la stretta sulla coltivazione della canapa.
La questione è stata al centro dell’incontro, sollevata dalle associazioni di categoria, della coltivazione della canapa a bassissimo contenuto di Thc, vietata dal 12 aprile dopo l’entrata in vigore del Decreto Sicurezza. “Questo – prosegue Caner – a tutela delle nostre aziende, certificate e destinatarie negli anni di finanziamenti regionali, statali ed europei. Perché, lo ricordo, la filiera della canapa è sostenuta da una legge veneta che ne tutela la produzione attraverso specifici progetti, bandi, contributi. E infine è bene dire che il dl non vieta l’importazione del prodotto, consentita dalla norma europea, ma solo la coltivazione nazionale”.
Che dice Lollobrigida?
Nelle prossime ore partirà dalla Commissione Politiche Agricole una lettera al ministro Francesco Lollobrigida, “cui già avevamo sottoposto alcune proposte di emendamento al dl, chiedendogli di valutare la revisione dell’articolo 18, per permettere l’utilizzo delle infiorescenze di canapa contenenti cannabidiolo anche per usi diversi dal florovivaismo professionale. Vogliamo trovare assieme al Governo una soluzione che consenta agli agricoltori, certificati e con produzioni di qualità, di tenere viva la filiera, bilanciando la giusta preoccupazione del legislatore per la sicurezza pubblica con gli investimenti fatti nel tempo dalle aziende – conclude – e con i finanziamenti pubblici concessi alla filiera”.
L’Europa, del resto, chiede al governo spiegazioni su un punto: perché il fiore della canapa legale, con Thc sotto lo 0,5%, sarebbe “un pericolo per la sicurezza e l’incolumità pubblica”? Quando invece è legale in tutta Europa, mentre cresce il business intorno al Cbd, il principio attivo della canapa privo di effetti psicotropi. Dunque, si rischia di compromettere il mercato unico europeo, danneggiare la competitività del settore della canapa industriale e l’occupazione.
L'allarme in Piemonte
In Piemonte, dove si concentra circa il 10% del mercato nazionale, la questione è stata posta di recente in Consiglio regionale dalle consigliere Valentina Cera (Avs) e Sarah Disabato (M5s). “Sono gli effetti nefasti del decreto sicurezza – hanno spiegato – verranno colpite numerose imprese piemontesi che hanno investito in questa attività grazie anche a fondi regionali. Si tratta di una norma sproporzionata in contrasto con la libera circolazione delle merci, il libero mercato e che penalizza un settore legale”. L’esponente di Alleanza Verdi Sinistra ha chiesto il coinvolgimento delle parti datoriali come Confagricoltura e Coldiretti per trovare una risoluzione. “Imprenditori e lavoratori trattati come trafficanti di droga – ha aggiunto la capogruppo pentastellata Disabato – tutta propaganda che parla alla pancia degli elettori fatta da un governo che è ignorante in materia”.



