Sorella d'Italia, destino in Procura.
Spettro Severino sulla Chiarelli
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 30 Aprile 2025
In Regione Piemonte avviata l'istruttoria per il caso del finanziamento elettorale di una coop all'assessore di FdI. Più che una possibile decadenza votata dal Consiglio, potrebbe profilarsi l'applicazione delle legge che portò Berlusconi fuori dal Parlamento
Più che l’ombra di Alessandra Todde, sull’assessore piemontese di Fratelli d’Italia Marina Chiarelli pare stagliarsi lo spettro di Paola Severino, per meglio dire della legge che porta il suo nome. La vicenda che vede protagonista la titolare delle deleghe su Turismo, Sport e Cultura nella giunta di Alberto Cirio è stata subito associata a quella della presidente della Sardegna, per la prospettiva non si sa quanto concreta e distante di dover lasciare anticipatamente i rispettivi scranni in conseguenza di ipotizzate violazioni di legge. Ma se per la governatrice pentastellata la questione, che tra l’altro pare incamminarsi verso un nulla di fatto, è legata a un eventuale pronunciamento del Consiglio regionale al termine di un percorso avviato dal collegio regionale di garanzia su un mancata rendicontazione delle spese elettorale, diverso sembra prospettarsi il caso piemontese.
Per la Sorella d’Italia, come già scritto nelle scorse settimane dallo Spiffero, tutto ruota attorno a un finanziamento di 3mila euro per la campagna elettorale, regolarmente dichiarato (e già in questo sta una delle differenze con la vicenda sarda) ma vietato dalla legge in quanto proveniente da una cooperativa, fattispecie societaria esclusa limitatamente a quelle di carattere sociale già dal 1974 con un’estensione dei divieto a tutte le coop voluta da una nuova norma del 2019, voluta proprio da FdI e in particolare dall’allora parlamentare Giorgia Meloni, insieme ai colleghi Giovanni Donzelli e Francesco Lollobrigida.
In sostanza, se l’inchiesta avviata dalla magistratura lo accertasse, quello commesso da Chiarelli sarebbe un reato e come tale potrebbe far scattare gli effetti della legge Severino con la decadenza dell’eletto già con una sentenza di condanna in primo grado. Senza alcun potere discrezionale del Consiglio regionale che, al contrario rispetto alla vicenda Todde, non sarebbe chiamato ad esprimersi sulla decadenza o sulla eventuale sospensione temporanea dell’assessore, in questo caso nel suo ruolo di consigliere.
Le carte a Palazzo Lascaris
Se è vero che la comunicazione del collegio regionale di garanzia presso la Corte d’Appello di Torino, rifiutandosi di sottoscrivere l’approvazione del rendiconto delle spese elettorale di Chiarelli e investendo della questione la Regione, ha messo in moto la macchina di Palazzo Lascaris è verso il Palazzo di Giustizia di Novara che va rivolta maggiore attenzione. Gli uffici dell’assemblea di via Alfieri stanno lavorando all’istruttoria del caso nella prospettiva di inviare poi tutto alla Giunta per le elezioni presieduta dal piddino Alberto Avetta. Ma non è detto che questo percorso si compia. Anzi tra gli addetti ai lavori sembra sempre più farsi strada la tesi di una competenza della magistratura ordinaria, rispetto alle eventuali sanzioni di pertinenza degli interna corporis della Regione.
Per l’eventuale destino politico della novarese, isolata all'interno del suo stesso partito e data in avvicinamento protettivo verso il governatore Cirio, la differenza sarebbe di non poco conto. In un caso potrebbe contare sul salvifico voto del Consiglio regionale, nell’altro la tagliola della Severino scatterebbe senza alcuna possibile rete di protezione.
Procedure e aspetti politici
In ogni caso appare difficile che la questione si dirima in tempi brevi. In via Alfieri non si mostra alcuna fretta, mentre resta da vedere quale sarà il prosieguo e l’esito dell’inchiesta della Procura cui il caso del finanziamento erogato dalla cooperativa Solidarietà Silvabella a Chiarelli quando lei era ancora vicesindaco di Novara e la coop lavorava proprio per il Comune, era stato segnalato con un esposto dal capogruppo del Pd Nicola Fonzo.
Nel cinismo, componente immancabile e irrinunciabile della politica, la norma che porta il nome della giurista e ministro del governo col loden solleverebbe la maggioranza, ma pure l’opposizione, dall’eventuale incombenza di salvare o meno Chiarelli dalla perdita dello scranno a Palazzo Lascaris e di conserva delle deleghe, il cui mantenimento quale “esterna” comporterebbe un rimescolamento dell’esecutivo con un effetto domino da togliere il sonno a Cirio.


