POLITICA & SANITÀ

In Piemonte 24mila senza cure. Anziani e cronici in lista d'attesa

Hanno il certificato di non autosufficienza, ma non ricevono l'assistenza prevista. Pd all'attacco della giunta Cirio. Canalis: "Governatore e assessori escano dalla logica dei bonus". Valle: "Gestori e famiglie degli ospiti delle strutture lasciati soli"

Lunghe liste d’attesa anche per l’assistenza domiciliare, mentre le Rsa lanciano l’ennesimo grido di allarme paventando rischi per ospiti e dipendenti. È un welfare sott’accusa da più parti quello del Piemonte dove, come denuncia la consigliera regionale del Pd Monica Canalis, “sono ben 23.876 i cittadini già in possesso di una certificazione di non autosufficienza, per i quali tuttavia la Regione non ha ancora attivato il progetti domiciliare o residenziale”. 

I dati sono riferiti allo scorso 7 febbraio e risultano, come spiega Canalis al cui allarme si aggiunge Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione promozione sociale, dal documento preparatorio per il nuovo piano sociosanitari presentato nei giorni scorsi in IV commissione dall’assessore alla Sanità Federico Riboldi e al Welfare Maurizio Marrone. Quei poco meno di 24mila piemontesi in lista d’attesa, anche se sul dato gli uffici della Regione fanno notare sia in corso di verifica, “sono la conferma che le Asl escludono dalle cure migliaia di cittadini malati gravissimi, molto spesso con demenza – sostiene Breda – e questo in base a criteri di esclusione dal fondamentale diritto alla tutela della salute totalmente illegittimi”. 

Tra una confusione istituzionale, rimpalli di competenze a livello nazionale tra sanità e assistenza, fino ai dati portati dagli assessori in commissione ma che agli uffici risulterebbero da rivedere al ribasso, la situazione è tutto fuorché chiara, così come la prospettiva per chi ha bisogno di assistenza e per le rispettive famiglie. 

Se è vero, come attestano le tabelle ufficiali, che la Regione ha aumentato le risorse per le varie voci dell’assistenza – dalla continuità assistenziale a valenza sanitaria passando per i nuclei dedicati ai malati di Alzheimer – con un incremento di oltre 54 milioni rispetto al 2018, è altrettanto vero che una serie di problematiche segna ancora pesantemente uno dei settori più delicati, proprio per la fragilità di chi ha bisogno. Dopo aver elencato una decina di azioni a suo avviso necessarie, tra cui assegnare alle Asl indicazioni vincolanti sulla spesa per la non autosufficienza al fine di evitare l’uso diverso delle risorse, Canalis avverte che “se la giunta di Alberto Cirio non interviene rapidamente e non esce dalla logica estemporanea dei bonus, le famiglie continueranno a vivere in uno stato di abbandono e oblio”.

L’esecutivo i centrodestra è destinatario di un ulteriore richiamo, sempre dal Pd. “La giunta ignora il grido d’allarme, si intervenga subito”, avverte il vicepresidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris, Daniele Valle al termine dell’audizione dell’Osservatorio sulla cooperazione in materia di welfare. “La situazione dei servizi residenziali, socioassistenziali, sanitari ed educativi è sempre più critica, con migliaia di lavoratori e utenti a rischio a causa del mancato adeguamento delle tariffe che la Regione riconosce agli enti che gestiscono questi servizi essenziali”, spiega il consigliere dem.

Nel corso dell’incontro in via Alfieri gli operatori del settore hanno lamentato come nonostante la sottoscrizione di un Patto per un Welfare innovativo e sostenibile, siglato il25 febbraio 2024, che prevedeva un aumento, seppur parziale, della sola quota sanitaria per il 2024, e l'impegno a definire tariffe adeguate per il 2025 e 2026, questo accordo non è stato rispettato nei tempi e nelle modalità necessarie ad affrontare l'urgenza. “Le tariffe sono ferme al 2017, negli ultimi anni si è solo visto un parziale adeguamento della quota sanitaria e – spiegano i rappresentati dei gestori delle Rsa – non coprono i costi crescenti, esacerbati dal rinnovo dei contratti collettivi nazionali del 2024 e dall'aumento generale delle spese di gestione”.

Nel puntare l’indice contro la giunta e in particolare sugli assessori cui sono affidate le deleghe relative alle materie oggetto della questione, Valle ricorda come “altre regioni dalla Lombardia al Veneto, dalla Toscana, all’Emilia Romagna e la Liguria, pur con approcci diversi, hanno messo in campo azioni per adeguare le tariffe e sostenere il settore di fronte ai rinnovi contrattuali e all'aumento dei costi, la giunta Cirio resta incomprensibilmente inerte, mettendo a repentaglio la tenuta di servizi fondamentali e il futuro di 50mila lavoratori piemontesi. Inaccettabile – aggiunge il consigliere del Pd – che si lascino soli i gestori, i lavoratori e le famiglie degli ospiti delle strutture”. 

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