CENTRODESTRA ALLE URNE

Pdl, navigazione sotto Costa

Il neo coordinatore regionale sceglie il low profile e punta alla massima coesione del partito. Ma la sensazione è che le vecchie lenze berlusconiane lo stiano imbrigliando. Definito il programma delle iniziative elettorali. Lunedì tocca al segretario Alfano

Ha varcato il portone del civico 94 di corso Vittorio Emanuele, dove per qualche settimana ha ancora sede il quartier generale del partito, scortato da Enzo Ghigo. Alla conferenza stampa, convocata per presentare la “squadra della rimonta” era affiancato da Daniela Ruffino e Silvio Magliano: la prima, sindachessa di Giaveno e gran collezionista di poltrone, emblema del blocco di potere del berlusconismo locale che ha (avuto) in Osvaldo Napoli, a cui è stata a lungo legata sentimentalmente, il proprio fulcro; il secondo, consigliere comunale ciellino, coordinatore cittadino che fino all’ultimo ha trattato una candidatura nella lista Monti. Enrico Costa, l’uomo spedito da via dell’Umiltà con il compito di segnare la rotta a un Pdl alla finito alla deriva e scosso dall’ammutinamento di una fetta consistente di ufficiali e ciurma, sembra aver scelto la linea della continuità. Nessuna rottura, men che meno traumatica, massimo coinvolgimento dei quadri rimasti. Unica impuntatura, l’aver cancellato il commissariamento del provinciale di Torino disposto dal suo predecessore, e aver degradato la Ruffino a vicecoordinatrice, essendo il numero uno – Franco Maria Botta – passato armi e bagagli con i “Fratelli d’Italia”.

 

Un clima da “volemose bene” che inizia a far storcere il naso a quanti si attendevano un più marcato cambio di passo. Al punto che sono molti a chiedersi se il cambio di registro promesso dal nuovo coordinatore regionale sia in realtà una semplice variazione della solita musica, perlopiù eseguita dagli stessi suonatori. Costa, animato da spirito unitario e “inclusivo”, incontra tutti e a ognuno riserva una parola di conforto, assicura che nel nuovo partito ci sarà spazio per tutti. Fa asse con Lucio Malan, il senatore barbet fresco autore di un libello agiografico sul Cavaliere, ascolta con deferenza i sermoni di Vito Bonsignore, con il suo predecessore, che pure non lo voleva avendo caldeggiato la nomina di Gilberto Pichetto, gira il Piemonte a presentare le liste infarcite di catapultati da Roma. Non fa mistero del suo feeling con Daniele Capezzone e il portavoce nazionale del Pdl pare aver preso gusto nell’occuparsi di vicende piemontesi, almeno a giudicare dal numero di comunicati che sforna in quantità industriali. A chi lo sollecita ad essere più aggressivo risponde che “ogni cosa ha il suo tempo” e che oggi l’obiettivo è quello di mostrarsi uniti per affrontare al meglio la difficile campagna elettorale. Di assetti del gruppo dirigente e ridefinizione dei nuovi equilibri si parlerà da martedì 26 febbraio.

 

Intanto, è stata definita la scaletta dei “mini-convegni” che contrassegnerà la propaganda, soprattutto in provincia di Torino, dove per Magliano e Ruffino è essenziale recuperare il dialogo con il territorio, a maggior ragione difronte a liste piene zeppe di foresti. «Dare voce al territorio - hanno spiegato i due esponenti - significa costruire una vera e propria lobby territoriale, nell’accezione più alta dell’espressione, per tutelare a livello nazionale gli interessi, le legittime istanze e i bisogni dei cittadini. La squadra che domani ci rappresenterà a Roma ha chiaro quello che noi consideriamo un vero e proprio vincolo di mandato». Le infrastrutture, il lavoro, la sanità, il patto di stabilità, la scuola, la tassazione e l’ambiente sono i temi che sono stati individuati come prioritari. «In particolare abbiamo chiesto ai nostri candidati di impegnarsi in prima persona su questi punti programmatici: trovare le risorse per la tangenziale est e per la linea 2 del metrò di Torino; aprire alla creazione di un numero limitato di zone franche nelle aree a crisi complessa; garanzie sul trasferimento di risorse per la nuova Città della Salute di Torino e per il Sistema Sanitario regionale; la revisione del patto liberando le risorse per gli investimenti, stralciando in particolare quelli per la manutenzione edifici scolastici, e provvedendo al trasferimenti di risorse per il pagamento dei fornitori; lo sblocco di un piano per la manutenzione straordinaria degli edifici scolastici; la revisione della cosiddetta Tares e dell’Irap; abolizione Imu; e rimodulazione del tassa sui depositi bancari a tutela del risparmio; un piano per la messa in sicurezza dei fiumi e dei rii a rischio idrogeologico».

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