PALAZZO LASCARIS

Salma e sangue freddo in Regione. Nomine in forno (crematorio)

Oltre all'emendamento su Askatasuna, la Lega "scalda" il clima del centrodestra con la proposta di consentire nuovi impianti di incinerazione. Rinviata la I commissione di domani sull'Omnibus in attesa di mettersi d'accordo sulle poltrone

La legge annuale di riordino dell’ordinamento regionale, il cosiddetto Omnibus, sta creando più di un grattacapo alla maggioranza di centrodestra. La prima commissione di Palazzo Lascaris (bilancio e programmazione), presieduta da Roberto Ravello di Fratelli d’Italia e prevista per domani, è stata rinviata alla prossima settimana. Motivo? La coalizione non ha ancora trovato la quadra sugli emendamenti ma soprattutto sulle nomine di peso, con in ballo il rinnovo dei vertici di partecipate di peso come Orecol, Finpiemonte e Finpiemonte Partecipazioni.

Ultime ore, invece, per definire le designazioni per l’Istituto Zooprofilattico dove è in corso un braccio di ferro tutto interno alla Lista Cirio: da una parte la candidatura del dirigente del Ministero della Salure Floriano Faragò (gradito al governatore Alberto Cirio), dall’altra Maria Caramelli, volto storico dell’istituto sostenuta dalla componente dei Moderati (Silvio Magliano). Superate, invece le residue resistenze su Beatrice Borgia per la presidenza di Film Commission: secondo i maligni l’essere moglie di David Avino, patron e fondatore di Argotec, ha sciolto ogni dubbio.

A tenere banco sono però soprattutto due emendamenti targati Lega, entrambi firmati dal capogruppo Fabrizio Ricca, che stanno creando più di un mal di pancia tra gli alleati. Il primo, quello su Askatasuna, è una vera e propria dichiarazione di guerra al sindaco di Torino Stefano Lo Russo: prevede lo stop ai finanziamenti regionali alla città (esclusi trasporti, sanità e welfare) finché non sarà interrotto il patto di collaborazione, considerato dalla Lega un assist al centro sociale. Un emendamento “di bandiera” che rischia però di essere bocciato dagli uffici tecnici perché in contrasto alle norme di legge. “Il trasferimento delle risorse sarà ripristinato solo previa verifica della cessazione dell’inadempienza”, recita il testo, ma la sensazione è che la proposta serva più a marcare il territorio, scavalcando a destra FdI, che a diventare realtà.

Non meno spinoso il secondo emendamento, che punta a liberalizzare il mercato delle cremazioni, oggi dominato da Socrem, che gestisce la quasi totalità degli impianti in Piemonte. La proposta leghista fissa criteri a maglie più larghe: i nuovi impianti dovranno garantire almeno 200 cremazioni l’anno per linea, un bacino di riferimento di 300 decessi annui (pari a circa 30.000 abitanti, anche attraverso unioni di comuni) e una distanza minima di 3 chilometri tra un impianto e l’altro. Un tentativo di scardinare il monopolio, allargando il mercato a nuovi soggetti, che però non piace a tutti. In primis all’assessore alla Sanità Federico Riboldi, esponente della destra sociale di Fratelli d’Italia, poco incline alle liberalizzazioni. Se l’emendamento su Askatasuna sembra una sfida diretta all’assessore al Welfare Maurizio Marrone, quello sulle cremazioni è rivolto all'altro meloniano.

Insomma, la maggioranza è un puzzle che non si incastra. Tra emendamenti divisivi e nomine pesanti ancora in alto mare, il rinvio della commissione è un modo per evitare di offrire il fianco alle opposizioni, pronte a fare a pezzi un centrodestra in affanno. Meglio, allora, lavare i panni sporchi in famiglia e ripresentarsi in aula con un accordo solido. Sempre che ci si riesca.

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