VERITA' E GIUSTIZIA

Musy, l’Università biasima Monateri

Il docente a rapporto dal rettore fornisce la sua versione del biglietto sull’attentato: “Slogan scritti sovrappensiero”. Ma Giurisprudenza esprime “ferma e risoluta riprovazione” e rimanda agli organi competenti la decisione su provvedimenti disciplinari

L’Università di Torino avvierà un’istruttoria interna per verificare se e in quali circostanze il docente Pier Giuseppe Monateri, ordinario di Diritto comparato nell’Ateneo subalpino, abbia scritto il famigerato biglietto che inneggiava all’attentato ad Alberto Musy  (“Acerbis Nano ce l’ha insegnato: sparare agli stronzi non è reato” citando proprio la marca del casco indossato dall’aggressore). Ascoltato dal rettore Ezio Pelizzetti, il professore si è difeso smentendo la versione fornita dai giornali, rubricando tutto a un «foglio A4 in cui, sovrappensiero e pensando alle indagini su quello e altri episodi, scrissi una serie di slogan riportati dai giornali come elemento di riflessione privata», fatti che in particolare si riferirebbero all’agguato di cui fu vittima, in quei giorni, il manager di Ansaldo Roberto Adinolfi. L’audizione si è svolta alla presenza del prorettore Sergio Roda, del responsabile della Direzione del Personale Docente, Adriana Belli, e del responsabile dello staff legale d'Ateneo, Beatrice Sciolla.

 

Monateri non è iscritto nel registro degli indagati, ma è citato nel decreto del fermo di Francesco Furchì, accusato di avere sparato al consigliere comunale dell’Udc lo scorso 21 marzo. I due si conoscevano e, da quanto trapelato, entrambi avrebbero chiesto a Musy, che faceva parte della Commissione esaminatrice, di avere un occhio di riguardo per il nipote dell’ex ministro Salvo Andò per una cattedra da associato all’Università di Palermo. Circostanza che avrebbe però smentito davanti al rettore. «Non ho avuto divergenze con Musy né ho mai voluto raccomandare alcun candidato nel concorso per una cattedra. Ora - ha concluso il professore - sono preoccupato per me e per la mia famiglia».

 

Nel merito della vicenda, il Consiglio del Dipartimento di Giurisprudenza ha espresso in una nota “ferma e risoluta riprovazione per i gesti e per i contegni ascritti ad un proprio componente”. “A prescindere dagli svolgimenti dell'indagine penale, e dalla verifica delle eventuali responsabilità di natura disciplinare inerenti alla vicenda il cui accertamento è istituzionalmente affidato all’azione degli organi accademici competenti, il Consiglio - si legge nel documento approvato all’unanimità - esprime una ferma e risoluta riprovazione per i gesti e per i contegni ascritti ad un proprio componente, riferiti come avvenuti in occasione dell'esercizio delle sue funzioni accademiche, che sono stati riportati dalla stampa e che ad oggi non risultano essere stati smentiti; gesti e contegni il cui disvalore etico è evidente a tutti”.

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