FINANZA LOCALE

"I soldi li usiamo bene, quando li abbiamo". Le Province sbugiardano Salvini

Dal 2018 al 2024 gli enti territoriali hanno impegnato il 93% delle risorse assegnate dallo Stato. Il dato portato in Parlamento dall'Upi. Smentita la tesi su cui il ministro della Lega aveva basato il taglio da 350 milioni, pronto a dirottarli sul Ponte di Messina

“Spendeteli bene” aveva ammonito Matteo Salvini rivolgendosi alle Province, dopo essere stato costretto alla parziale retromarcia sul taglio alle risorse destinate agli enti territoriali. Il quell’esortazione c’era il sotteso sul quale il leader delle Lega nella sua veste di ministro delle Infrastrutture aveva poggiato il taglio da 350 milioni per la manutenzione delle strade, ovvero l’incapacità da parte delle Province di impiegare le risorse assegnate. 

Un assunto che, già non poco traballante, è crollato di fronte ai numeri sciorinati dinanzi alla commissione Ambiente e Trasporti della Camera dal presidente dell’Upi, il piddino Pasquale Gandolfi. Dal 2018 al 2024 le Province hanno impegnato il 93% dei fondi assegnati e di questi è già stato speso l’85,5% di cui il 78,8% rendicontato. Una smentita che ha il sapore, amaro per il ministro, di una sbugiardata.

Spesa raddoppiata

Altri numeri forniti al Parlamento vanno ad ulteriore conferma di come il problema, per gli enti locali, non sia tanto spendere bene e rapidamente i soldi, bensì averli a disposizione. L’Upi ha attinto i dati dalla banca dati del Mef ed evidenziato che la spesa in conto capitale dal 2021 al 2024 è raddoppiata passando da 1,1 miliardi del primo anno preso in esame a 2,3 di quello appena trascorso.

Gandolfi, durante l’audizione, ha rimarcato come “anche l’Anac conferma che gli appalti per lavori pubblici gestiti dalle Province sono saliti da 1,7 miliardi del 2021 a 4 del 2024 con un aumento del 135%” aggiungendo che “quando le Province hanno a disposizione risorse tali da permettere una programmazione degli investimenti, si confermano efficienti nel tradurle in opere pubbliche”. Che poi è l’esatto contrario rispetto alla tesi sostenuta per provare a giustificare la mannaia calata un mese fa sulle casse delle Province, scatenando durissime reazioni bipartisan.

Tagli per il Ponte

Per dare l’idea dell’effetto, come scritto all’epoca dallo Spiffero, la cura dimagrante prossima al digiuno imposta dal ministro comporterebbe per il Piemonte una riduzione da 45 a 14 milioni. Con sovrappiù politico, seppure faticosamente smentito dallo stesso Salvini, del dirottamento di quei fondi verso il futuro ponte sullo Stretto di Messina. Roba da mettere più che in difficoltà la stessa Lega al Nord e non contenere le proteste di ben più di un presidente di Provincia di centrodestra. Una situazione difficilmente sostenibile anche per il segretario in veste di ministro, tant’è che non passeranno molti giorni per vedere una, sia pur parziale e in attesa di verifica, inversione di rotta.

Dietrofront

Sarà, una settimana fa, lo stesso Salvini non poco pressato anche da Palazzo Chigi dopo l’incontro tra il presidente dell’Upi e Giorgia Meloni, ad annunciare che i 350 milioni per il 2025 e 2026 tagliati nel milleproroghe torneranno disponibili per gli enti territoriali in fase di conversione del decreto. “Abbiamo confermato l’impegno delle Province a utilizzare appieno le risorse assegnate”, aveva detto Gandolfi al termine dell’incontro con il ministro, ricordando anche in quella circostanza come ciò sia sempre avvenuto anche in passato. 

Adesso, i dati con sigillo del Mef e dell’Autorità nazionale anticorruzione, portati dall’Upi in Parlamento oltre a far crollare il punto d’appoggio del tentativo di tagliare i fondi dirottandoli altrove, appaiono un solido muro contro eventuali ulteriori colpi di mano ai danni delle Province, con sullo sfondo l’ombra del Ponte di Messina.