Schillaci: "Stop ai gettonisti da agosto". Senza di loro Pronto Soccorso chiusi
Stefano Rizzi 07:00 Sabato 14 Giugno 2025Le norme vietano nuovi contratti con le coop, ma l'alternativa è il blocco di molti reparti. L'allarme di Simeu: "La situazione negli ospedali peggiorerà in estate". In Piemonte il record di camici bianchi a gettone. Riboldi: "Ridurli, ma nessuna demonizzazione"
Più afflusso di pazienti, meno medici a disposizione e la mannaia ministeriale sui gettonisti. La tempesta perfetta nei Pronto Soccorso è prevista per l’estate. “La situazione negli ospedali peggiorerà e ciò proprio durante la stagione in cui la domanda è maggiore anche a causa del caldo” avvisa, lanciando l’allarme, Alessandro Ricciardi, presidente di Simeu, la Società italiana di medicina di emergenza e urgenza. “Dal 31 luglio, come previsto dal decreto del 17 giugno 2024, scadono e dovranno essere chiusi i contratti dei medici provenienti da cooperative e impiegati nei Pronto soccorso e in altri reparti ospedalieri”, spiega Ricciardi prefigurando uno scenario che poggia su numeri inequivocabili.
In molti Pronto Soccorso i gettonisti rappresentano oltre l’80% del personale medico e nella regione che resta in vetta alla non invidiabile classifica nell’uso di questa tipologia di professionisti, ovvero in Piemonte, lo scorso anno il costo per pagare cooperative e società di servizi che forniscono i camici bianchi, ma anche gli infermieri, ha raggiunto i 115 milioni.
La previsione di spesa per l’anno in corso parrebbe calare di poche decine di milioni che è già un risultato, ma anche la conferma di come sia di fatto impossibile fare a meno di questo personale esterno se non si vogliono – e non si possono – chiudere alcuni servizi. Tant’è che le pur ripetutamente strette maglie delle norme volute dal ministro Orazio Schillaci debbono prevedere la possibilità per le Asl e le aziende ospedaliere di continuare a utilizzare i gettonisti quando l’alternativa è l’interruzione di pubblico servizio, prospettiva che in materia di salute non può certo essere equiparata alla cancellazione di un treno.
Riboldi: non demonizzare
“Dobbiamo ridurre il numero di queste tipologie di contratti e questo è un nostro obiettivo prioritario, ma è indiscutibile che alcuni reparti per funzionare dovranno continuare a utilizzare i gettonisti”, spiega l’assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi che, ancora ieri pomeriggio, ha affrontato la questione con i direttori generali delle aziende sanitarie. “E va detto che oggi si è arrivato a considerare quello dei medici a gettone come un fenomeno del tutto negativo – aggiunge Riboldi – mentre non è così. Vanno solo evitati gli eccessi e va governato, ma resta comunque una componente dei servizi sanitari e non da oggi”.
Una riduzione, quella cui mira il Piemonte, che resta impresa a dir poco ardua se si guarda alla carenza, estesa da Nord a Sud, di personale medico disponibile e ai concorsi spesso deserti. Alcune Asl hanno ridotto anche in maniera significativa il ricorso alle cooperative rispetto all’anno precedente. E’ il caso dell’Asl Città di Torino diretta da Carlo Picco dove si è segnato un calo che supera il 50% così come una decisa riduzione, nel giro di pochi mesi, l’ha prodotta Francesco Marchitelli alla guida dell’Asl di Alessandria.
Mancano ancora medici
Chi più chi meno, i vertici delle aziende stanno seguendo la strada indicata e, soprattutto, obbligata dalle norme ministeriali. Ma il punto resta la carenza di professionisti e a quella bisogna guardare per comprendere come spesso l’alternativa alle cooperative non siano assunzioni di nuovi medici, ma spesso cambiamenti delle regole di ingaggio. In assenza di una maggiore offerta di camici bianchi, frequentemente di passa dal gettonista delle coop, talvolta lo stesso medico, al libero professionista che stipula il contratto direttamente con l’Asl. In alcuni casi, anche in Piemonte, i concorsi hanno portato a nuove assunzioni in pianta stabile, ma i numeri sono ancora troppo bassi per consentire quel che il ministro ha previsto in più di un decreto negli ultimi anni. E anche laddove si indica un’azienda sanitaria come libera dal ricorso ai gettonisti, questo accade anche perché medici e altro personale di interi reparti, come quelli delle radiologie, sono di fatto esternalizzati alle società che forniscono le apparecchiature e, insieme a queste, anche i professionisti.
Situazione a dir poco complicata, dove si inseriscono questioni spinose come quella evidenziata dallo stesso presidente di Simeu e che rimandano al fatto che “molte cooperative prevedono che i propri medici non possano essere assunti da aziende sanitarie prima di due anni dal termine dei loro contratti con la cooperativa stessa, escludendo la possibilità di attingere da questo bacino di camici bianchi”.
Lo studio di Dall'Occo
Così, nella regione con ancora il maggior numero di gettonisti si studiano soluzioni possibili per ridurlo, compreso lo studio affidato a Franca Dall’Occo, direttore generale del Mauriziano e in precedenza dell’Asl To3, dove alcuni servizi di diagnostica sono da tempo affidati a un partenariato pubblico privato che comprende anche il personale.
Con l’estate alle porte e le allarmanti previsioni di chi lavora sul fronte dell’emergenza, ma anche con un’assai più lunga stagione che continuerà a patire la scarsità di medici, appare sempre più certo che norme e provvedimenti potranno tendere verso la riduzione dei gettonisti, ma senza di essi sotto qualunque veste o contratto i servizi sanitari non possono reggere. Incominciando proprio dai Pronto Soccorso.



