SANITÀ

Terapie intensive in ritardo.
Piano Arcuri da rianimare 

Dopo cinque anni e a uno dalla scadenza del Pnrr, realizzato solo il 57% dei nuovi posti letto attrezzati. Piemonte davanti alla Lombardia, ma dietro a molte altre regioni. Fiore (Aaroi): "Lentezze dovute agli appalti. Si aggiunge il problema della carenza di medici"

Alle terapie intensive servirebbe una sorta di autocura. Ci sarebbe bisogno, insomma, di una rianimazione urgente per quel Piano Arcuri, varato in piena pandemia per aumentare notevolmente i posti letto attrezzati e finito poi nel Pnrr di cui oggi rischia di mancare l’obiettivo prefissato.

Quando manca un anno esatto alla data in cui l’agenda scritta a Bruxelles individua il limite per presentare il completamento del piano, pena la perdita o riduzione pesante del finanziamento, l’Italia ha solo superato di poco la metà del lavoro. Gli ultimi dati del ministero fissano al 57,8% le terapie intensive finanziate e il 59,7% per le subintensive. La quantità dei posti effettivamente attivati e quindi pronti per ogni evenienza è ancora minore.

L'allarme del Governo

Lo scorso settembre il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, rispondendo a un’interrogazione parlamentare della Lega aveva ammesso la “necessità di correre ai ripari” anche proprio in considerazione del fatto che il progetto è confluito nel Pnrr con uno stanziamento di oltre 1,4 miliardi”. Poco meno di un anno dopo i numeri sono sostanzialmente gli stessi.

Procedure farraginose 

In Piemonte è stato realizzato il 59% dei posti previsti e attivato solo il 45%. “In quest’ultimo anno si è fatto poco, quasi nulla” spiega Gilberto Fiore, presidente regionale di Aaroi-Emac, l’associazione anestesisti rianimatori ospedalieri. “Una delle cause della lentezza nella realizzazione del piano – osserva Fiore – probabilmente va ricercata nella esigua quantità di ditte incaricate a livello centrale di realizzare i lavori, che evidentemente sono andati molto a rilento”. A questo poi si aggiungono, come si fa notare dagli uffici della sanità regionale, le complicazioni date dall’età avanzata della gran parte degli ospedali con tutte le conseguenze che questo comporta.

Il quadro piemontese non è dei peggiori se si guarda a regioni come la Lombardia ferma al 32,5%, il Lazio al 54%, alla Puglia col 47% e alla Calabria dove ancora non si è superato il 30%. Ma non sono poche le Regioni che hanno fatto meglio del Piemonte. A parte il record dell’Abruzzo che ha completato il piano, l’Emilia-Romagna è già in dirittura d’arrivo con il 94% delle realizzazioni e davanti al Piemonte c’è pure la Campania al 72% come la Toscana.

Pronti per un'emergenza?

I ritardi incrociano due potenziali criticità. La prima, naturalmente, è quella che si prospetterebbe nel caso in cui un’altra emergenza come quella che fu provocata dal Covid dovesse richiedere una dotazione rapida dei letti di terapia intensiva. “Nonostante le enormi difficoltà il sistema sanitario piemontese resse a quella situazione – ricorda il presidente dell’associazione degli anestesisti e rianimatori ospedalieri – e oggi seppure con ritardi e obiettivi non raggiunti siamo già in condizioni migliori”. Migliori, ma non ottimali se si rispettano i parametri fissati dal piano e tenuto conto anche delle necessità ordinarie legate all’utilizzo post operatorio dei letti di terapia intensiva. Semmai, come conferma Fiore, “il problema maggiore reste quello del personale medico che in alcuni casi riesce a reggere al turnover, ma in molti è decisamente insufficiente”. L’ulteriore rischio, dunque, potrebbe essere quello di avere i letti attrezzati, ma non il personale medico e infermieristico necessario per renderli effettivamente funzionanti.

A rischio di fondi dell'Ue

L’altro aspetto critico legato ai ritardi sulla realizzazione del piano è quello che va dritto verso la scadenza fissata dall’Unione Europea. Con poco più della metà delle dotazioni realizzata in quasi cinque anni, dotare gli ospedali italiani di poco più di mille letti di terapia intensiva su un totale prefissato di 2.962, di cui 299 in Piemonte, che ancora mancano appare oggettivamente impossibile. Probabile che i prossimi mesi, più che a recuperare i ritardi, saranno dedicati da Regioni e Governo alla richiesta di proroga da indirizzare a Bruxelles.

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