Terzo mandato (a quel paese). Tajani sbarra la porta a Salvini: scazzi nel centrodestra
14:35 Martedì 17 Giugno 2025La Lega annuncia un emendamento per eliminare i vincoli ai governatori, ma in Senato il ddl slitta di una settimana. Il leader di Forza Italia duro: "Noi non lo votiamo". Manovre che si intrecciano con la modifica della legge elettorale e con il risiko delle Regioni
La scadenza per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge sui consiglieri regionali, inizialmente fissata per oggi alle 14, slitta di una settimana. Una pausa solo apparente, dietro cui si cela una manovra tutta politica. In Commissione Affari Costituzionali del Senato, guidata da Alberto Balboni di Fratelli d’Italia, ci si attendeva il blitz della Lega sul terzo mandato: un emendamento destinato a riaprire il dossier sulla possibilità per i presidenti di Regione di ricandidarsi dopo due mandati consecutivi.
Il Carroccio era pronto a rompere gli indugi, forte della recente apertura da parte di Fratelli d’Italia. Ma la mossa, pur benedetta da via Bellerio, è inciampata nella porta sbarrata di Forza Italia, che ha alzato il muro. Il rinvio, spiegano fonti della maggioranza, sarebbe funzionale a consentire un confronto ai massimi livelli tra i leader di coalizione: Meloni, Salvini e Tajani potrebbero vedersi già nei prossimi giorni per trovare una quadra. Ma per ora, l’intesa non c’è.
Tajani dice no
E a congelare la proposta, al momento, è il no secco di Antonio Tajani. «La Lega può presentare l’emendamento che vuole, noi non lo votiamo», ha tagliato corto il leader azzurro e vicepresidente del Consiglio, interpellato a Montecitorio. Dietro il diniego, una visione ben precisa del potere. Tajani, pur evitando paragoni storici azzardati, ha ribadito il rischio di “incrostazioni”, di una politica regionale che si fossilizza su leadership troppo longeve. Una posizione condivisa anche da Attilio Fontana, governatore leghista della Lombardia, che ha provato a disinnescare le polemiche: «Chi vuole fare il furbo lo fa anche con un solo mandato».
Il nodo Zaia
Ma è proprio sul piano delle alleanze che la partita si complica. Salvini, pur mostrando soddisfazione per l’apertura di FdI, sa che il tempo stringe. L’obiettivo della Lega è chiaro: garantire un futuro politico a Luca Zaia, presidente del Veneto al secondo (in realtà terzo) e ultimo mandato. Una figura ingombrante, amatissima nel suo territorio e centrale nel delicato equilibrio tra la leadership nazionale del Carroccio e la sua anima nordista.
Piemonte alla finestra
C’è poi un riflesso tutt’altro che marginale che tocca in prospettiva anche il Piemonte. Se l’effetto domino delle Regionali 2026 dovesse prendere forma sulla base di nuovi equilibri nella maggioranza, anche la successione ad Alberto Cirio potrebbe finire al centro di una delicata trattativa tra partiti. Uno scenario non così remoto: se la Lega riuscisse a confermare la guida del Veneto – con Zaia o un suo delfino – e Fratelli d’Italia mettesse le mani sulla Lombardia, allora il Piemonte diventerebbe una pedina di compensazione. In quel caso, il partito di Salvini potrebbe rivendicare la candidatura a presidente come “risarcimento”, archiviando le ambizioni dei meloniani locali già in corsa. A partire dalla vicepresidente Elena Chiorino, passando per l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, fino al presidente della Provincia di Vercelli e numero uno dell’Anci Piemonte Davide Gilardino. Tutti nomi forti, ma che rischiano di doversi mettere il cuore in pace davanti a una partita più grande di loro.
Nuova legge elettorale
Dietro il dibattito sul terzo mandato si nasconde però un dossier ben più ampio: la riforma della legge elettorale, che potrebbe virare verso un proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione. Uno scenario che penalizzerebbe proprio la Lega, storicamente avvantaggiata dal sistema maggioritario e dai collegi uninominali, grazie al suo radicamento territoriale. Ma se sul terzo mandato si arrivasse a un compromesso, Salvini potrebbe anche sedersi al tavolo e giocare la partita della nuova legge elettorale. Uno scambio politico dal peso non trascurabile.
Lo sceriffo e il Nazareno
Intanto, nel centrosinistra si guarda con crescente inquietudine alla piega degli eventi. La proposta di sblocco del terzo mandato, se passasse, metterebbe in forte imbarazzo il Pd, in particolare in Campania, dove Vincenzo De Luca, pur ormai fuori tempo massimo secondo le attuali regole, continua a coltivare ambizioni di riconferma. Un’eventuale apertura sul terzo mandato lo rimetterebbe in pista, facendo saltare i nervi al Nazareno, nonostante il niet di Elly Schlein.
In gioco, insomma, non c’è solo il futuro politico di qualche governatore, ma la ridefinizione dell’architettura istituzionale e degli equilibri tra i partiti. Il centrodestra si muove con cautela, tra aperture calcolate e veti incrociati. La Lega alza la pressione. Fratelli d’Italia prende tempo. Forza Italia chiude. Ma il vero conto alla rovescia è già iniziato: le Regionali del 2026 si avvicinano, e con esse la scadenza per cambiare – o congelare – le regole del gioco.



