POLITICA & SANITÀ

Piemonte, sanità nel caos tra giochi di poltrone, conti in rosso e bugie

S'ingarbuglia la vicenda di Azienda Zero. Promessa da Cirio e Riboldi a Tranchida viene difesa con i denti da Leli. Il manager collezionista di ritardi (dal 118 al Cup) si autocelebra. L'assessore "silenzia" Schael. E nella Babele la regione si affaccia pericolosamente sul baratro

Caos, ma nient’affatto calmo. Fosse un film, mentre purtroppo è un’amara realtà, quello della sanità piemontese avrebbe la regia più sconclusionata, una trama luci e ombre, protagonisti ambiziosi, comparse dai mille volti che si muovono su vari scenari e un probabile finale non poco amaro per gli spettatori cui toccherà pagare carissimo il biglietto.

A dispetto della manifesta intenzione di raccontare quel che succede e tacere su quel che non accade con lo stile da Cinegiornale Luce, sulla gestione della sanità nelle sue diverse articolazioni i nodi stanno venendo rapidamente al pettine così come altrettanto celermente arriveranno pesanti avvertimenti e fors’anche provvedimenti sui conti in profondo rosso.

Le promesse (da marinaio?) 

Se non fosse che in ballo ci sono servizi essenziali, a partire dall’Emergenza 118 e il  nuovo Cup mentre con l’attuale si arriva a prenotare una lastra per una gamba in ospedale e in un altro per l’altra gamba, quel che sta accadendo dentro e attorno ad Azienda Sanitaria Zero susciterebbe le risate davanti ad un assurdo teatrino. 

La direzione della Super Asl, da un anno e mezzo affidata ad Adriano Leli, tra incontri al grattacielo e più discreti (si fa per dire) in quel di Casale Monferrato viene in qualche modo promessa dal governatore Alberto Cirio concorde l’assessore alla Sanità Federico Riboldi a Livio Tranchida, attuale direttore del Santa Croce e Carle di Cuneo che lo stesso presidente della Regione non ha fatto mistero di vedere al posto di Antonino Sottile alla guida della sanità regionale. Un cambio che sempre nei colloqui avrebbe dovuto avvenire addirittura prima dell’estate, senza considerare che il contratto con Sottile scadrà a giugno del prossimo anno.

Liguria addio 

Di fronte a questa prospettiva, certo non inventata da lui, Tranchida ha gioco facile a scartare la possibilità di andare a dirigere Liguria Sanità l’agenzia rifondata dal governatore Marco Bucci sulla vecchia Alisa. Passaggio intermedio nel disegno per portare a Torino il manager oggi a Cuneo è la troika che egli va a comporre con Carlo Picco numero uno dell’Asl Città di Torino a fianco di Sottile. Lo schema, anticipato dallo Spiffero, forse anche per questo, finisce azzoppato. Ma a mettere ostacoli sulla strada che partendo dalla troika e passando per Azienda Zero dovrebbe portare Tranchida alla direzione regionale in tempi brevi, sia pure non tanto quelli ipotizzati all’inizio da Cirio, è proprio l’attuale direttore della Super Asl. 

Forse ignaro di quel che stava capitando alle sue spalle e anche un po’ più in basso, tutto preso a magnificare i successi del suo operato in verità costellato da intoppi e ritardi, Leli dà mano alla colla e cerca di fissare le sue terga sulla poltrona dalla quale il vertice politico regionale vorrebbe alzarlo per affidargli la Società di committenza regionale di cui è dirigente in aspettativa, con il suolo di commissario.

Megadirettore galattico

Anziché limitarsi a un misurato hic manebimus optime, convoca una videoconferenza con tutti i dirigenti e dipendenti della Super Asl in stile megadirettore galattico di Fantozzi. Lo fa per dire che “dal mio punto di vista, non c’è nessuna intenzione di cambiare rispetto ad Azienda Zero. Ho un contratto con servizio sanitario regionale fino al 31 gennaio 2027, quindi non credo debba essere il primo in Italia a dimettersi. E poi stiamo facendo solo cose buone”. Una rivendicazione che sembra un triplo salto carpiato sul ritardo nel passaggio del personale del 118 dalle aziende ospedaliere ad Azienza Zero previsto per l’inizio di giugno e spostato a dicembre, così come sulla mancata nomina del responsabile dell’Emergenza dopo il mancato rinnovo del contratto a chi rivestiva quel ruolo , ancora, l’interim della direzione dell’elisoccorso, passando per il nuovo Cup il cui arrivo ormai viene costantemente spostato in avanti. Dopo la comunicazione urbi et orbi circola una raccolta di firme tra i dipendenti a favore della permanenza di Leli, che allarma più di un sindacato. L'iniziativa morirà sul nascere.

Leli Mister Wolf

E se dai vertici della Regione, sulla Sanità, come si vedrà si chiede a qualche manager di comunicare con i fatti anziché con troppe parole, stride questo dictat rispetto proprio alla struttura dove i fatti, appena citati, parlano chiaro. Per Leli le cose vanno esattamente all’opposto, tutto in orario come i treni nel periodo in cui l’informazione e la comunicazione erano quelle di cui qualcuno sembra sentire parecchia nostalgia. 

Il direttore della Super Asl rivendica e avverte: “Se qualcuno è intenzionato a gestire questa attività è perché i risultati ci sono”, citofonare Tranchida. “Abbiamo tanti progetti che stanno andando avanti bene, cose che prima non venivano fatte e adesso vengono fatte. Azienda Zero si sta creando un ruolo a livello nazionale, mentre prima, scusate il termine, non se la cagava nessuno”.  Parole che, al di là del francesismo, saranno apprezzate da chi, come Picco e il suo staff “prima” aveva creato, avviato e condotto Azienda Zero.

Riboldi silenzia Schael 

Solo uno sprazzo del clima che avvolge la sanità piemontese, tra esibizioni muscolari, giochi di potere (e poteri…) e una narrazione che, senza la coperta del Covid che tanto aveva celato e attutito, oggi mostra sempre più nitida una sconcertante e allarmante Babele che si vuol dipingere come cattedrale dell’efficienza e del decisionismo. 

Proprio la comunicazione, ancor prima della sostanza, sembra preoccupare improbabili Mister Wolf i cui problemi principali paiono essere quelli di chi racconta, non smentito, fatti senza raccogliere veline. Pure una vicenda come quella dell’oggettiva sovraesposizione mediatica di Thomas Schael, il commissario voluto da Riboldi alla Città della Salute, anziché riportata nella giusta dimensione sembra offrire l’atteso destro all’assessore di Fratelli d’Italia per avocare a sé e al suo staff la comunicazione del più grande polo ospedaliero, forse aprendo una strada in questa direzione anche per tutte le altre aziende. Altre puntate del Cinegiornale Luce attendono la sanità piemontese. Mancano solo i telefoni bianchi, i conti in rosso già ci sono.

print_icon