Lo Russo ci crede, ma Tajani ci ha già ripensato: lo ius scholae resta nel limbo
12:27 Venerdì 04 Luglio 2025Il sindaco di Torino esulta per l'apertura di Forza Italia, ma il semolino azzurro ha però innestato la retromarcia: "Non è una priorità". Tra annunci, smentite e veti di Lega e FdI (e qualche distinguo tra i berluscones), il solito balletto lascerà tutto fermo
Una mano tesa che rischia di stringere il vuoto. Il sindaco di Torino e vicepresidente Anci Stefano Lo Russo ha colto al volo – e con grande favore – quella che a prima vista sembrava un’apertura di Forza Italia sullo ius scholae. “Non posso far altro che registrare con grande favore la posizione su un tema estremamente rilevante per il futuro del nostro Paese”, ha dichiarato a margine della presentazione di Torino Green, apprezzando il confronto parlamentare proposto al di fuori degli schieramenti tradizionali. Sostiene che lo ius scholae è un passo verso lo ius soli, necessario per garantire giustizia ai bambini che studiano in Italia e per affrontare la crisi demografica, criticando la legislazione attuale come inadeguata. Lo Russo vede una contraddizione tra la propaganda anti-immigrazione del governo Meloni e il recente decreto flussi che prevede 500mila ingressi regolari, auspicando un cambio di paradigma pragmatico per il futuro del Paese. Per l’inquilino di Palazzo civico serve “un cambio di paradigma” e “un’ottica pragmatica basata sui numeri” per fare “un servizio alle future generazioni e all’economia del nostro Paese”.
Le dichiarazioni del sindaco
Ma se Lo Russo si dice pronto a raccogliere l’assist azzurro, il campo di Forza Italia si mostra subito meno compatto e, soprattutto, assai più prudente. A suonare il petardo d’estate era stato il portavoce azzurro Raffaele Nevi: “Se il Pd decide di chiedere la calendarizzazione dello ius scholae, noi siamo pronti ad approvarlo con loro. D’altra parte, è un nostro progetto”, ribattezzato “Ius Italiae”. Una sortita che però ha retto lo spazio di qualche ora. Giusto il tempo per far insorgere la Lega (“proposta tecnicamente sbagliata e irricevibile” per Rossano Sasso) e frenare Fratelli d’Italia, che per bocca di Giovanni Donzelli ribadisce un no che “si è anche un po’ rafforzato con il referendum”.
Ed ecco il solido Antonio Tajani, che nel giro di poche raffredda gli animi: “Certo che FI lo richiederà”, ha detto ieri a chi gli chiedeva se il partito azzurro avrebbe chiesto l’incardinamento del testo. Ma subito la frenata: “Adesso ci sono sette decreti, è tutto ingolfato. Poi c’è la riforma della giustizia che è la nostra priorità assoluta. Poi tutto il resto. La cittadinanza è un altro tema su cui ci impegniamo, ma non è una priorità del momento”. E ancora: “Noi abbiamo una proposta di legge che è lo Ius Italiae. Una parte è già diventata legge perché il governo ha preso la parte sullo Ius sanguinis. Adesso abbiamo lo ius scholae. La nostra proposta è diversa da quella del Pd. Noi diciamo: dieci anni di scuola con profitto, quindi è più restrittiva della situazione attuale, nessuna disponibilità al lassismo”. Insomma: “Non è che noi siamo pronti a votare con loro, è il Pd che deve votare la nostra proposta. Chiunque vuole votare la nostra proposta la voti”.
Il film è già visto, e con un déjà-vu quasi imbarazzante: anche l’anno scorso, di questi tempi, Tajani prometteva un testo organico. Poi FI in aula ha votato contro, persino al testo di Azione che ne riprendeva parola per parola le proposte. E ora? La storia si ripete, con l’aggiunta di un nuovo alibi: il flop del referendum sulla cittadinanza, che ha visto proprio il quesito sul dimezzamento dei tempi per la richiesta raccogliere il maggior numero di no. La Lega resta sulle barricate: “Contrari a regalare la cittadinanza a un ragazzino che non sa neanche l’italiano”, la sintesi di Sasso, piuttosto ardita visto il livello culturale dalle parti del Carroccio. FdI, più abbottonato, fa sapere che “le posizioni sono note”, e che comunque non c’è da scaldarsi. Persino la senatrice Licia Ronzulli, a metà pomeriggio, ha gelato le illusioni: “Lo Ius Scholae non è all’ordine del giorno”.
Sul fronte opposto, tra le opposizioni, qualcuno si illude ancora di sfruttare le crepe nella maggioranza: “L’apertura di FI è una possibilità che va esperita, non lasciata cadere”, avvisa Filippo Sensi, già portavoce di Matteo Renzi ai tempi in cui il leader di Italia viva sedeva a Palazzo Chigi. Pina La riformista Pina Picierno parla di “un’ottima notizia” da verificare. Ma il rischio è che, ancora una volta, la proposta resti nel cassetto. Come un anno fa, come sempre. Lo Russo ci crede. Chissà per quanto.


