Schlein si schiera con Sala, tira il fiato anche Lo Russo
Davide Depascale 11:45 Sabato 19 Luglio 2025Dopo l'ambiguità iniziale la segretaria Ps esprime fiducia al sindaco di Milano. Spettatore interessato il primo cittadino di Torino. I 5 Stelle chiedono le dimissioni dell'assessore Mazzoleni, ma stavolta il campo largo non c'è. A meno che la "discontinuità" evocata dal Nazareno...
Poteva essere l’occasione per dare un’altra spallata all’opposizione interna, ma dopo un tentennamento iniziale Elly Schlein ha preferito tenere unito il partito, lasciando ai suoi alleati del campo largo il lavoro sporco. Così il “caso Milano”, con l’inchiesta dei giudici che vede coinvolto il sindaco meneghino Beppe Sala, si trasforma in una polizza assicurativa anche per il suo collega torinese Stefano Lo Russo, che ospita nella sua giunta l’assessore all’urbanistica Paolo Mazzoleni, secondo il teorema dei magistrati milanesi parte integrante di quel sistema che ha portato il capoluogo lombardo a crescere a dismisura nell’ultimo decennio favorendo lo sviluppo edilizio. La segretaria del Partito democratico prova così a bloccare sul nascere una caccia alle streghe fuori e dentro il partito, allontanando le ipotesi di dimissioni capaci di innescare una reazione a catena che, a partire da Palazzo Marino, inevitabilmente avrebbe lambito l’amministrazione torinese.
La mossa di Elly
Dopo un iniziale tentennamento, in cui sembrava allinearsi più alla visione della Procura – sostenuta dai suoi alleati del Movimento 5 Stelle – la Schlein, pur ribadendo la sua fiducia nella magistratura, ha preferito rompere ogni ambiguità, telefonando a Sala per esprimergli il suo sostegno a nome dell’intero Partito democratico e bloccando sul nascere ogni tentativo di sciacallaggio interno, sul quale lei stessa avrebbe potuto pensare di beneficiarne. “Il Pd è al fianco del sindaco Sala, che ho sentito per esprimergli direttamente la nostra vicinanza”, ha detto la segretaria, “e continua a sostenere il lavoro che l’amministrazione farà nei prossimi due anni per affrontare le grandi sfide che ha di fronte la città”. Fiducia a Sala fino al 2027, quando si tornerà alle urne per eleggere il nuovo sindaco. Sempre che non sia Sala a staccare la spina. Certo, si sottolinea la necessità di introdurre “discontinuità” nelle politiche urbanistiche (l’allontanamento dell’assessore Giancarlo Tancredi è ondizione pregiudiziale) e si raccomanda di evitare il muro contro muro con la magistratura, ma la linea del Nazareno è quella di evitare di dare in pasto Milano. Una decisione maturata a scoppio ritardato, 48 ore dopo la deflagrazione.
Il "Salva Lo Russo"
A Torino, dove – a differenza del suo collega milanese che è già al secondo mandato – il primo cittadino Lo Russo per riuscire a strappare la riconferma deve evitare di offrire qualsiasi pretesto ai (tanti) nemici, esterni ed interni. Motivo per cui questa vicenda riguarda anche lui: la solidarietà della Schlein a Sala allontana l’urgenza di affrontare il caso dell’assessore Mazzoleni, coinvolto in quattro procedimenti della Procura di Milano (ma non nell’indagine di cui si parla in questi giorni). Spesso si è vociferato di possibili dimissioni del progettista milanese, mai entrato davvero in sintonia con la città e criticato per la gestione di alcune scelte urbanistiche, ma se Sala resta in sella a Milano non c’è motivo di pensare che lui non debba farlo a Torino. Diversamente, la posizione dell’assessore sarebbe apparsa quasi indifendibile. Così facendo, il partito offre quantomeno una parvenza di ricompattamento e, di riflesso, anche Lo Russo può tirare un sospiro di sollievo, allontanando il fiato sul collo.
Gli alleati attaccano
Se Schlein e i suoi hanno preferito mettere da parte gli interessi di bottega anteponendo l’unità del partito, il discorso cambia completamente per i suoi alleati del campo largo, a partire dal Movimento 5 Stelle, che ha sposato in toto la tesi della Procura di Milano, e che ha più volte chiesto la testa di Mazzoleni: il consigliere comunale del M5s Andrea Russi ha presentato un’interpellanza riguardante i rapporti tra l’assessore e la società Go Fit: “Quattro avvisi di garanzia non possono fare star tranquillo nessuno, e continuiamo a non capire perché Lo Russo sia andato a prendere un assessore a Milano”, ha spiegato Russi, che ha ribadito la posizione dei pentastellati riguardo l’operato dell’assessore all’urbanistica.
“Il lavoro di Mazzoleni è stato carente. Non c’è traccia del nuovo piano regolatore ad oltre tre anni dall’insediamento. Come potrà l’assessore essere più incisivo nella seconda parte del mandato se buona parte del proprio tempo dovrà dedicarla a difendersi dalle accuse della magistratura milanese? Inoltre ha parlato in commissione di un piano adattivo, un’impostazione che rischia di ricalcare logiche già viste altrove: una pianificazione piegata alla semplificazione spinta delle procedure, spesso a vantaggio dei grandi interessi privati”.
Il nuovo piano regolatore – a Torino l’ultimo risale al 1995 – è infatti legato all’approvazione del “Cresci Piemonte”, il provvedimento regionale con cui la giunta guidata da Alberto Cirio punta a snellire le procedure urbanistiche: senza la sua approvazione è praticamente impossibile che il piano veda la luce entro il 2027, ma anche in questo il M5s ha espresso le sue riserve: “Siamo assolutamente favorevoli a snellire le procedure ma mai a discapito della trasparenza e rispetto dell'ambiente”, ha dichiarato la capogruppo in Consiglio regionale Sarah Disabato, che ha messo in guardia proprio dall’imitare l’esempio milanese: “Il Piemonte ha bisogno di una nuova legge urbanistica seria e moderna, non di colpi di mano fatti per dire di aver velocizzato le procedure a tutti i costi. Gli scandali milanesi ci ricordano che l'urbanistica non può essere trattata come una pratica burocratica qualsiasi”.
Ci va ancora più duro il segretario provinciale nel Torinese di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, che con i 5s ha stabilito un solido rapporto di collaborazione, con i due partiti che sono alleati in Europa, entrambi parte del gruppo The Left. Secondo Ferrero Mazzoleni rappresenta in toto le storture del sistema Milano, che a suo dire potrebbe trasformarsi in una nuova Tangentopoli: “Il palese fallimento della giunta milanese di Sala riverbera su Torino per il ruolo dell’assessore Mazzoleni, che segue le stesse logiche che a Milano hanno riprodotto Tangentopoli”, scrive l’ex ministro, parlando di “modello urbanistico fuorilegge” e aggiungendo che “il fallimento di Milano parla del fallimento di Torino”.
Cambio di paradigma
A fronte di due punti di vista radicalmente opposti, con da una parte Sala e l’ala riformista del Pd e dall’altra parte della barricata il M5s, la presa di posizione della Schlein a favore del sindaco di Milano è significativa, e non è da escludere che alla lunga possa produrre scossoni all’interno della coalizione di centrosinistra, incrinando l’unità di quel “campo largo” che vede proprio nella “testardamente unitaria” segretaria dem la sua principale promotrice. Tutto grasso che cola per Lo Russo, che invece proprio nell’unità a tutti i costi con i 5s vede il principale ostacolo alla sua ricandidatura. Spegnendo le polemiche su Mazzoleni con l’aiuto del Nazareno, il sindaco può guardare al 2027 con più tranquillità, pur nella consapevolezza che nulla è ancora deciso e due anni sono lunghi: il metodo Giani insegna.


