ALMANACCHI

Una giornata per ogni cosa. Anche per (non) sentirsi soli

Nella selva di celebrazioni nazionali e regionali, il Piemonte istituisce il 21 ottobre una ricorrenza dedicata all'ascolto contro l'isolamento sociale. Tra proclami e osservatori, però, mancano risorse concrete per affrontare davvero il problema

Il Piemonte ha finalmente colmato un vuoto istituzionale che toglieva il sonno ai suoi cittadini più sensibili: dal 21 ottobre potremo fregiarci della Giornata regionale dell’ascolto per la prevenzione e il contrasto alla solitudine e all’abbandono, in perfetta sincronia con la Giornata mondiale dell’ascolto. Una legge approvata all’unanimità dai presenti in Consiglio regionale – con l’astensione del Pd – sancisce la nascita della nobile ricorrenza.

Ma non si tratta, sia chiaro, solo di un giorno simbolico. No, qui è il trionfo del buonismo creativo: campagne informative, osservatorio regionale, progetti per l’integrazione. Un vero e proprio piano d’attacco contro il silenzio emotivo e il deserto relazionale. O almeno così sembra.

“Il Piemonte – dichiara trionfante il primo firmatario Silvio Magliano (Lista Cirio) in questa legislatura consigliere di centrodestra – è la prima Regione ad accendere un faro sull’abbandono sociale”. Faro acceso, peccato che manchi la corrente. Perché se da un lato si accarezza l’anima con parole dolci, dall’altro – come fa notare Nadia Conticelli (Pd) – i fondi per non autosufficienza e inclusione continuano a subire tagli che rendono l’ascolto una bella intenzione e poco più. Anche il M5s, con Alberto Unia, non nasconde l’ambiguità del provvedimento: “Le risorse sono insufficienti, ma è giusto iniziare un percorso”. Un po’ come dire: meglio un orecchio simbolico che un muro di gomma. Giulia Marro (Avs) almeno prova a concretizzare: due emendamenti approvati per inserire i mediatori culturali nell’osservatorio e allargare i luoghi in cui diffondere l’informazione. La toppa, se non altro, è decorativa.

L’Italia delle giornate infinite

Ma questa nuova ricorrenza piemontese è solo l’ultima di una lunga e gloriosa serie di celebrazioni nazionali e internazionali, dove ogni tema, ogni categoria e ogni sentimento ha la sua data riservata sul calendario. Si va da “Il Dantedì” (25 marzo), dedicato al padre della lingua italiana, alla Giornata nazionale degli alberi (21 novembre), tra una potatura e una cementificazione. Ha preso piede “M’illumino di meno day” (febbraio), per spegnere le luci e accendere la coscienza (per un’ora), accanto alla più seria “Giornata della salute mentale” (10 ottobre), per ricordare – una volta all’anno – che la sofferenza psicologica esiste. E ancora, la “Giornata nazionale dell’ascolto dei minori” (9 aprile), per dare spazio alle voci dei più piccoli, sperando che di comprendere i vagiti.

Giornate regionali

Il Piemonte non è da meno. Ogni anno il 16 gennaio si celebra la “Giornata regionale della gratitudine alle forze dell’ordine per il contrasto alle mafie, mentre in memoria dell’alluvione del 1994 è stata istituita la “Giornata della Protezione Civile”. Per incentivare ogni forma di movimento fisico tra i cittadini piuttosto sedentari il 6 aprile la Regione invita a partecipare alacremente alla “Giornata Mondiale dell’Attività Fisica”. Ricorrenza che fa il paio con la “Giornata regionale per l’invecchiamento attivo” – il 22 aprile, data scelta per commemorare la nascita di Rita Levi Montalcini: in tal modo si vuole promuove la partecipazione attiva degli over 65 nella società. A fine maggio – spesso intorno al 24 – la Regione organizza eventi ed escursioni per celebrare la “Giornata Europea dei Parchi”, in coincidenza della “Festa della Biodiversità agricola e alimentare”.

E ancora la “Giornata Regionale per la Pace” (2 ottobre, in parallelo alla “Giornata internazionale della nonviolenza” supportata dal Comitato regionale per i diritti umani e civili), la “Giornata in memoria delle Vittime dell’Heysel” (29 maggio, in ricordo della tragedia dello stadio di Bruxelles). Per restare in tema calcistico c’è la “Giornata regionale del Quadrilatero piemontese” (2 ottobre, in memoria delle quattro squadre storiche del calcio piemontese Pro Vercelli, Alessandria, Casale, Novara). Nell’ambito sanitario in calendario si annoverano la “Giornata regionale per la lotta all’endometriosi” (28 marzo), quella della fibromialgia, un’altra dedicata alla sensibilizzazione e raccolta fondi per famiglie di pazienti oncologici fragili.

Tutto bellissimo. Commovente, addirittura. Ma c’è un problema: la distanza siderale tra le celebrazioni e la realtà. Perché mentre i Consigli regionali votano giornate e osservatori, i territori fanno i conti con servizi sociali ridotti all’osso, operatori sottopagati, anziani abbandonati, minori soli e quartieri interi in cui nessuno ascolta più nessuno.

Slogan, simboli e passerelle

Istituire una giornata è facile, elegante, mediaticamente spendibile. Costa poco e rende tanto. Le foto con il cartellone, la conferenza stampa, i like sui social. Ma la solitudine non si batte con la comunicazione istituzionale: servono strutture, personale, fondi, e soprattutto una volontà politica che non si fermi al simbolico. La legge piemontese, pur benintenzionata e votata trasversalmente, sembra l’ennesima toppa narrativa su uno strappo sociale profondo. Perché la solitudine non si combatte con le brochure. E l’abbandono non si scaccia a colpi di “osservatori”.

Un Paese che ascolta... a giorni alterni

Viviamo in una Repubblica fondata sulle giornate commemorative. Abbiamo dedicato date a tutto: dalla gentilezza alla lentezza, dalla terra all'acqua, dal jazz all’orgasmo (già, il 21 dicembre). Ma i diritti veri, quelli che richiedono soldi, coraggio, scelte scomode, non hanno ancora trovato la loro giornata. Ecco perché la Giornata regionale dell’ascolto, più che una rivoluzione culturale, sembra l’ennesimo rifugio cerimoniale e autoassolutorio. Un modo per dire “ci siamo” senza esserci davvero. Per far finta di ascoltare mentre si zittisce la realtà. Nel dubbio, segniamoci il 21 ottobre. Magari sarà una buona occasione per sentirci meno soli. A patto, ovviamente, che qualcuno ci risponda.

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