TARTASSATI

Giunta Cirio, stangata sul ceto medio: fino a 106 euro in più all'anno

La Regione Piemonte cerca 150 milioni dopo la revisione nazionale delle aliquote, ma l'onere grava su lavoratori e pensionati con redditi tra 28 e 50mila euro. Cisl: "È una patrimoniale". Giurin giurello: il rincaro sarà solo per due anni

Il conto lo paga chi sta nel mezzo. Con la manovra licenziata dalla Giunta Cirio, l’addizionale regionale Irpef aumenta per chi guadagna tra i 15 e i 50mila euro: 33 euro in più all’anno per la fascia 15-28mila, 106 euro per quella 28-50mila. Nessuna variazione per i redditi sotto i 15mila euro (che restano all’1,62%) né per quelli sopra i 50mila, già al massimo con il 3,33%. Il provvedimento approda ora in Consiglio regionale.

L’intervento nasce dalla necessità di coprire un ammanco stimato in 150 milioni di euro, effetto collaterale della revisione nazionale delle aliquote. Ma l’impostazione scelta dalla Regione Piemonte appare chiara: evitare di toccare chi ha di più e scaricare la correzione sul segmento più ampio della platea fiscale.

Le promesse non mancano: il governo di centrodestra assicura che il rincaro durerà solo due anni, poi dal 2028 si tornerà ad alleggerire il prelievo, con l’obiettivo di estendere l’aliquota più bassa dell’1,62% anche ai redditi fino a 28mila euro. Un impegno a lunga scadenza, che non convince.

A puntare il dito è Luca Caretti, segretario generale della Cisl Piemonte, che denuncia l’impostazione iniqua del provvedimento: “Stiamo parlando di una scelta che, se approvata, colpirebbe esclusivamente il ceto medio. Inoltre, sarebbe un aumento iniquo perché, in barba al principio costituzionale della progressività, il provvedimento escluderebbe i redditi alti (superiori ai 50mila euro) che sono già al massimo come aliquota”.

Una misura temporanea solo sulla carta, secondo Caretti, che parla apertamente di “piccola patrimoniale” sui redditi medio-bassi: “La decisione della Giunta regionale si configurerebbe come una sorta di anticipo sulle tasse da ammortizzare negli anni a venire. Per noi è importante capire con precisione queste risorse dove andranno indirizzate e soprattutto quali garanzie – oltre a promesse e impegni – la Regione è in grado di offrire per arrivare davvero alla riduzione nel 2028. Come dire: intanto si paga, poi si vedrà”.

Nel pacchetto sono previste detrazioni per famiglie numerose e persone con disabilità, ma l’impianto resta intatto: il peso dell’operazione ricade su chi non ha né esenzioni né mezzi per sottrarsi. Una misura imposta con metodo lineare, che penalizza proprio quella fascia di popolazione che in questi anni ha già sopportato l’onere più silenzioso del sistema. Ora si chiede ancora un sacrificio, con la solita formula: a tempo. Ma senza garanzie.