SANITÀ

Un plotone di sindacalisti per la sicurezza in ospedale

Alla Città della Salute di Torino, tra crolli e perdite d'acqua, "vigilano" ben 72 rappresentanti dei lavoratori designati dalle sigle sindacali. Il commissario li vuole ridurre. Dopo averlo invocato, i sindacati chiedono di rinviare l'incontro con Schael

Con tanti sguardi e orecchi pronti a cogliere e raccogliere ogni scricchiolio nella sicurezza, alla Città della Salute di Torino non dovrebbe cadere neppure un coriandolo di calcinaccio. O forse, chissà, proprio grazie a quella “vigilanza” numerosa si sono evitati guai peggiori rispetto a pannelli dei controsoffitti caduti, secchi a raccogliere acqua e una sequela di pesanti segni del tempo di una struttura che ne ha visto passare troppo senza che si facesse in modo di attenuarli.

In un caso o nell’altro un dato è certo ed è quello che indica in nientemeno che 72 i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza per l’azienda di corso Bramante. Una figura prevista per legge, quella designata dai sindacati con il ruolo di raccogliere segnalazioni, indicare situazioni critiche e collaborare con il datore del lavoro sempre a tutela della sicurezza dei lavoratori, su cui pare preannunciarsi un nuovo duro confronto tra le sigle di rappresentanza, o parti di esse, e il vertice della Città della Salute.

Nuove regole

Dopo aver ripetutamente chiesto al commissario Thomas Schael di affrontare, in un incontro, la questione della sicurezza, adesso che l’incontro è stato convocato i sindacati chiedono di rinviarlo. E a portarli a quell’apparentemente paradossale dietro front, con la prevedibile disertazione della riunione in programma per questa mattina alle 11, sarebbe proprio il nodo degli Rls, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

Per questo ruolo la legge fissa una serie di parametri, doveri e tutele. Tra questi c’è l’indicazione del numero minimo di 6 Rls per le aziende con più di mille dipendenti. Valore evidentemente osservato, anzi superato con abbondanza, anno dopo anno in corso Bramante fino ad arrivare a quei 72 che sono più del triplo di tutti gli ispettori del lavoro dell’Inail sul territorio piemontese. Certo non sono la stessa cosa e i ruoli sono assai diversi. Ma il raffronto può essere utile per comprendere come quel plotone di sindacalisti cui viene riconosciuto un numero di ore di distacco dal lavoro per svolgere il ruolo assegnato, possa essere ridimensionato senza provocare levate di scudi o difese corporative. 

Concertazione rifiutata

Nella bozza di regolamento il commissario indica il limite minimo previsto per legge di 6, ma trattative e concertazioni facilmente potrebbero farlo aumentare, pure tenendolo assai più basso a quello che più di un sindacalista, a taccuino chiuso, ammette sia abnorme. Non solo. La questione attraversa come una crepa proprio il fronte sindacale dove c’è chi lamenta come a fronte di una diversa e magari minore rappresentanza, più di una sigla abbia nominato rappresentanti per la sicurezza giovandosi dell’assenza di una soglia.

Ulteriore possibile motivo del rinvio con la richiesta di fissare la riunione odierna a partire dall’8 settembre, starebbe nella volontà dei sindacati di affrontare la questione solo dopo l’incontro dell’osservatorio regionale in agenda per il prossimo 29 luglio, con la presenza del governatore Alberto Cirio e dell’assessore Federico Riboldi

L'8 settembre

Spostare una questione usualmente da affrontarsi a un tavolo aziendale a quello col massimo vertice politico della Regione può, motivatamente, apparire come un ulteriore tentativo di delegittimare il vertice di corso Bramante come interlocutore naturale, contando magari su una posizione meno rigida dei piani alti del grattacielo. Gli stessi che, va ricordato, sono chiamati a rendere conto come massimi responsabili della sanità piemontese delle azioni necessarie per rimediare a ritardi, inadempienze e pure qualche stortura che hanno portato la questione della sicurezza per i lavoratori, ma non meno per gli stessi pazienti, a diventare un’emergenza per la più grande azienda ospedaliera del Paese. La scelta dell’8 settembre, come data cui aggiornare la trattativa con Schael, sarà senz’altro casuale. Comunque, non quel si dice un buon auspicio.

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