Caso Rear, il Pd fa quadrato (per ora) attorno a Laus
Davide Depascale 16:57 Mercoledì 23 Luglio 2025Se i 5 Stelle con il capogruppo al Comune di Torino Russi attaccano e chiedono rinnovamento per dare vita al campo largo, i dem difendono l'onorevole, indagato insieme a Carretta e Grippo: "Non accettiamo lezioni da nessuno, piena fiducia"
Lo fa senza alzare troppo la voce, ma il Pd piemontese non scarica Mauro Laus. I principali esponenti dem a livello locale sono tutti concordi su un punto: piena fiducia nella magistratura ma anche nell’operato di Laus, indagato insieme all’assessore Mimmo Carretta e alla presidente del consiglio comunale Maria Grazia Grippo per le vicende legate alla cooperativa Rear, che vedono i tre esponenti del Pd accusati di malversazione, a cui si aggiunge l’infedeltà patrimoniale nel caso dell’onorevole. E se i 5 Stelle sparano a zero, arrivando a mettere in discussione la possibilità di costruire il campo largo a Torino, all’interno del Partito democratico non si segnalano casi di fuoco amico, volti a colpire un personaggio tanto influente quanto divisivo come Laus in un momento di difficoltà, ma prevale il garantismo. Almeno per il momento.
Totale fiducia
“È positivo che l’inchiesta sia giunta alla sua conclusione”, dice il segretario regionale del Pd Domenico Rossi, che sembra non avere dubbi sulla buona fede dei tre indagati: “Ora si apre un tempo, mi auguro il più breve possibile, in cui si potrà fare chiarezza e nel quale, sono certo, che Carretta, Grippo e Laus chiariranno ogni aspetto su quanto viene loro contestato”. Sulla stessa lunghezza d’onda la presidente regionale Nadia Conticelli, che avverte a non cadere in facili sensazionalismi: “Serve lucidità, faremo le nostre valutazioni a bocce ferme ma non si possono utilizzare queste vicende per regolare conti interni. Il giustizialismo non ci ha mai appartenuto”. E qui lancia una stoccata ai “quasi alleati” del Movimento 5 Stelle: “Fino a un anno fa ero capogruppo in Sala Rossa, ma nessuno di noi ha fatto sciacallaggio nei confronti dei loro esponenti finiti sotto inchiesta”.
Il riferimento è alle parole del capogruppo pentastellato a Palazzo di Città Andrea Russi, che ha parlato di un “Pd ostaggio dei burattinai che tirano i fili”. Conticelli, esponente dell’ala sinistra del partito, però non si scoraggia e segue la segretaria Elly Schlein nella sua linea “testardamente unitaria”: “Il lavoro politico con il M5s va avanti. Le fibrillazioni locali non possono far venire meno l’impegno a costruire il campo largo, che vorrebbe dire lasciare campo libero alla destra”.

Nessun gioco al massacro
Intanto il Pd torinese, guidato dal segretario metropolitano Marcello Mazzù, ha deciso di riunirsi per rispondere in maniera unitaria alle parole di Russi, per affermare che “non accetta questo gioco al massacro e, soprattutto, non accetta veti di qualsivoglia natura”, ribadendo il proprio convinto sostegno al sindaco Stefano Lo Russo e alla sua Giunta e ribadendo la loro fiducia nell’operato di Laus, Carretta e Grippo. “Anche in presenza di condanne definitive, il Partito Democratico ha sempre saputo distinguere il piano della responsabilità politica da quello giudiziario, mantenendo ferma la propria coerenza e serietà istituzionale”, si legge nel comunicato diffuso al termine della riunione. Con queste premesse, la strada per costruire l’asse tra Pd e 5 Stelle a Torino in vista del 2027 è decisamente in salita, anche perché dalla vicenda Laus emerge un elefante nella stanza: il sindaco Lo Russo.
Sì al campo largo, ma non a queste condizioni
Di nuovo è Russi a rompere le uova nel paniere della possibile alleanza, affermando che un’alleanza tra i dem e i 5s alle prossime elezioni – a livello sia nazionale che locale – è possibile e lo vede anche favorevole, ma non può avvenire su queste basi, con un Partito democratico legato ai vecchi schemi, gli stessi che hanno prodotto il caso Sala a Milano e a Torino il caso Gallo prima e il caso Laus adesso. Serve un cambiamento, un segnale di discontinuità se si vuole correre insieme. Tradotto: Lo Russo non può essere il candidato sindaco, essendo incarnazione di quel sistema tanto inviso ai 5s, con cui si è scontrato prima all’opposizione della giunta Appendino e dai banchi della maggioranza nell’attuale consiliatura.
Secondo Russi queste vicende costituiscono l’occasione giusta per Schlein e i suoi di rinnovare il partito, liberandosi dei “cacicchi” a lei tanto invisi: “Questa è più un’opportunità per loro che per noi. Nel 2021 ci hanno già provato a buttar giù questo sistema, provando a imporre un candidato comune, e non ci sono riusciti”, dice Russi. “Credo che questa sia l’ultima possibilità per un rinnovamento serio, altrimenti sarà difficile spiegare un’eventuale alleanza ai nostri elettori: dobbiamo essere coadiuvanti, non sottomessi”. Tuttavia non si dice stupito delle reazioni: “Chiaramente in un primo momento dovranno prendere tutti le difese, ma mi auguro che in breve tempo le cose cambino”.
Lo Russo debole, Appendino assente
A rispondere sul punto ci pensa il leader dei Moderati Mimmo Portas: “Il rinnovamento tanto invocato dai 5 stelle si è concretizzato, qualche anno fa, in importanti città italiane e i veri giudici, gli elettori, dopo cinque anni hanno emesso il loro responso”. Russi però evidenzia la debolezza dell’attuale sindaco, che avrebbe numerosi detrattori non solo nella sua maggioranza, con Sinistra Ecologista spesso e volentieri in disaccordo con i suoi provvedimenti, ma anche all’interno dello stesso Pd, dove la sua scarsa empatia fa storcere il naso a più di qualcuno.
Alla posizione netta di Russi fa però da contraltare quella dell’ex sindaca Chiara Appendino, che nell’ultimo periodo sembra essersi eclissata dal dibattito cittadino. Sarà che in qualità di vicepresidente del M5s deve tenere una posizione dialogante e preferisce lasciare il lavoro sporco agli esponenti locali? Di sicuro le ultime vicende non aiutano nella costruzione del campo largo, a Torino come a Roma. E se il Pd dopo Sala non intende mollare nemmeno Laus gli attriti non potranno che aumentare.


