ECONOMIA DOMESTICA

Conti correnti, Torino terza in Italia. Il Piemonte sfiora quota 3,6 milioni

L'Italia si scopre digitalizzata a colpi di Iban, ma i contanti continuano a girare (e il nero ha sempre un cassetto di scorta). La Fabi registra +13,2% in cinque anni. Milano prima e da sola vale il 17%, il Sud in rimonta. Ecco la classifica

Altro che contanti sotto il materasso. In un Paese ancora affezionato al cash, il vero termometro del cambiamento si misura a colpi di Iban. E l’assalto silenzioso ma massiccio ai conti correnti, registrato a fine 2024, parla chiaro: gli italiani (famiglie e imprese) stanno cambiando pelle. O meglio: stanno cambiando banca, conto, abitudini e mentalità. I numeri della Fabi – la Federazione autonoma bancari italiani – non lasciano spazio a interpretazioni: il conto corrente è diventato lo snodo centrale della vita economica. Individuale e collettiva.

In totale, 48.110.106 conti correnti risultano attivi alla fine dello scorso anno. Un incremento di 5,6 milioni rispetto al 2019, pari a un +13,2%. Altro che effetto pandemia o inflazione: qui si parla di tendenza strutturale. Un’Italia sempre più bancarizzata, tracciabile, digitalizzata. E pronta – volente o nolente – a fare i conti con il sistema. Non si tratta di un effetto passeggero né di una moda digitale. È il segno tangibile di un cambiamento strutturale: più carte, più home banking, più operazioni tracciabili. In una parola, più sistema.

Nord Ovest cassaforte d’Italia

Tutte le aree del Paese crescono, ma la leadership resta saldamente nelle mani del Nord Ovest, che tocca 18,29 milioni di conti, segnando un balzo del +19,2% in cinque anni. Il Nord Est segue con 10,42 milioni (+10,9%), poi il Centro con 9,99 milioni (+8,4%). Al Sud, la crescita è del +9,5% (6,30 milioni di conti), mentre le Isole segnano un +11,5% (3,11 milioni). Numeri in crescita ovunque, con uno scarto netto tra le due Italie, ma con segnali inequivocabili di convergenza.

A livello urbano, la classifica è dominata da Milano: 8.171.863 conti, da sola rappresenta il 17% del totale nazionale. Subito dietro Roma, con 4.387.201 (9,1%), seguita da Torino che chiude il podio con 1.809.859 conti (3,8%). Quarta Napoli (1.357.789 – 2,8%).

Le altre capitali del denaro

Il resto della top ten riflette la geografia economica del Paese: Brescia (1.050.476), Bologna (902.801), Firenze (855.054), Bergamo (853.491), Bari (702.148) e Palermo (546.722). Una mappa in cui industrializzazione, dimensione metropolitana e peso amministrativo si sovrappongono. Ma non mancano sorprese: città medie con vocazione manifatturiera o universitaria si fanno largo – Monza e Brianza (648.893), Genova (656.065), Catania (481.187), Salerno (512.891), Padova, Verona, Modena, Parma. E il Sud? Bene Lecce, Caserta, Reggio Calabria, Cosenza, Taranto, Cagliari, Pescara. Numeri ancora distanti dal Settentrione, ma in netta crescita.

Le Regioni, chi sale e chi scende

Sul piano regionale, la Lombardia domina con 13.426.116 conti correnti: +2.673.712 in cinque anni, pari a una crescita del +24,9%. Numeri da primato. Il Lazio segue con 5.173.497 conti (+11,6%), davanti a Veneto (4.041.141; +13%), Emilia-Romagna (3.936.817; +8,2%) e Toscana (3.126.442; +4,9%).

Il Piemonte – con 3.575.813 conti – cresce del +7%, mentre il Sud segna percentuali di sviluppo interessanti: Campania +10,7%, Sicilia +11,3%, Puglia +11,1%. Nelle regioni intermedie si segnalano Friuli-Venezia Giulia (+10,8%), Trentino-Alto Adige (+12,7%), Sardegna (+11,8%) e Calabria (+6,5%). In fondo alla classifica troviamo Valle d’Aosta (101.209 conti; +5,2%), Molise (131.302; +5,5%), Basilicata (251.512; +7,6%), Umbria (577.725; +5,7%).

Le ragioni del boom

Secondo la Fabi, i motivi dell’impennata sono molteplici e intrecciati. La digitalizzazione dei servizi bancari ha reso più facile (e più economico) aprire conti online, spesso multipli, assieme all’aumento dei pagamenti elettronici, sospinto da incentivi di Stato e limiti all’uso del contante. Non ultima la crescita delle partite Iva e delle microimprese, che necessitano di conti dedicati per la gestione fiscale e operativa. Infine, l’integrazione tra conto corrente, risparmio e investimento, che spinge a diversificare strumenti e gestori.

Il conto (corrente) fa l’identità

È l’istantanea di un’Italia che cambia volto, sottotraccia, in modo forse più profondo di quanto non dicano le urne o i talk show. Un’Italia che ha imparato a fare i conti – in tutti i sensi – con un nuovo modo di vivere e lavorare. E dove il conto corrente non è più (solo) un accessorio: è la base, l’identità economica, il primo passo per abitare il presente. Anche laddove – come direbbe qualcuno – “la banca era il bar del paese”. Ma ora anche il bar ha il Pos. E forse pure il conto online.

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